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Sfida o Sfiga? La Terapia al Contrario e l’Arte di Cambiare Prospettiva 


La scorsa settimana mi sono regalato una serata diversa: un teatro pieno, luci soffuse e sul palco lo psicologo Luca Mazzucchelli con il suo spettacolo La terapia al contrario. Fin dalle prime parole, ho sentito che non sarebbe stata la solita conferenza di psicologia: era un viaggio dentro le esperienze di vita, quelle che ti mettono alla prova e ti costringono a guardarti allo specchio. Mazzucchelli ha raccontato la storia di due imprenditori coinvolti nello stesso incidente d’auto. Due uomini, due vite intrecciate per un attimo, due destini completamente diversi. Il primo, dopo lo schianto, ha deciso di rallentare, chiudere, proteggersi. L’altro ha scelto di rilanciare, di rischiare di nuovo, convinto che essere sopravvissuto fosse un segnale per ricominciare. Stesso evento, due letture opposte. È lì che ho capito cosa intende per “terapia al contrario”: non aspettare che qualcuno dall’esterno ti spieghi come reagire, ma imparare a osservare come tu interpreti ciò che ti succede.
A teatro ascoltavo, ma dentro di me sorridevo. Perché quante volte, davanti a un imprevisto, qualcuno mi ha detto: “Vedila come una sfida!” E quante volte, tra me e me, ho risposto: “Sì, certo, capiterà a te e poi vediamo dove la metti la sfida!” Però stavolta quelle parole mi hanno toccato in modo diverso. Forse perché la vita, come il teatro, funziona per specchi: ti rimanda ciò che hai bisogno di vedere.
Da allora mi chiedo: quando mi capita qualcosa di difficile, la vivo come sfortuna o come occasione per cambiare prospettiva? Non sempre riesco a rispondere “sfida”, ma ho scoperto che la libertà vera non sta nel controllare gli eventi, bensì nel decidere come guardarli. E se vuoi sentire la storia completa di quei due imprenditori e scoprire come lo psicologo Mazzucchelli la trasforma in lezione di vita, ti aspetto questa sera alle 18:30 su Rete Radio Azzurra con Dottor Coach. 
Perché, a pensarci bene, forse la terapia al contrario non serve a guarire… ma a svegliare quella parte di noi che sa già come fare.

Loris Bonomi

Riflessione psicologica
Uno studio del 2017 pubblicato sul Journal of Positive Psychology ha dimostrato che la capacità di reinterpretare gli eventi negativi in modo costruttivo – chiamata “reappraisal cognitivo” – è uno dei fattori più fortemente associati al benessere emotivo e alla resilienza. In pratica, non è ciò che accade a determinare il nostro equilibrio interiore, ma il significato che gli diamo. Questo concetto, alla base della terapia cognitivo-comportamentale, insegna che possiamo “allenare” la mente a trovare un senso anche nelle esperienze difficili, trasformando la sofferenza in apprendimento e la paura in movimento. La psicologia non promette di eliminare le sfighe, ma ci aiuta a leggere tra le righe: a riconoscere che ogni evento può diventare un punto di svolta se cambiamo la prospettiva con cui lo osserviamo.

Dottoressa Iani: www.camminandoconuncoach.it


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