Passa ai contenuti principali

Post

  Prendersi cura di ciò che appartiene a tutti META DESCRIPTION In questi giorni una notizia ha acceso il dibattito: il rispetto dell'ambiente entra sempre più nella riflessione etica della Chiesa. Al di là della fede, però, mi è rimasta in testa una domanda molto più semplice: perché ci viene naturale prenderci cura di casa nostra e molto meno di ciò che appartiene a tutti? Durante la Via Francigena ho percorso quasi seicento chilometri attraversando decine di città, paesi e sentieri. Ho visto luoghi meravigliosi, perfettamente puliti, dove era evidente l'amore con cui le persone si prendevano cura del territorio. Ho attraversato piccoli borghi in cui ogni angolo trasmetteva rispetto e attenzione. Ma ho visto anche l'altra faccia della medaglia. In alcuni tratti, soprattutto nelle periferie e sui sentieri meno frequentati, ho trovato rifiuti abbandonati, sacchi di immondizia, bottiglie e materiali lasciati ai margini del percorso. Più di una volta i pellegrin...
Post recenti
  Il cammino più difficile comincia quando torni a casa Sono passate ormai tre settimane da quando sono tornato dalla Via Francigena e, se devo essere sincero, non ho ancora ritrovato completamente il mio ritmo. Ho ripreso a vedere i clienti, sono tornato alle mie attività quotidiane, gli impegni hanno ricominciato a riempire l'agenda e, all'apparenza, tutto sembra essere tornato come prima. Eppure dentro di me qualcosa continua a camminare. Oggi ho dedicato diverse ore a un lavoro che aspettavo da tempo: inserire nel blog le fotografie che avevo scattato durante il cammino. Ogni immagine che copiavo dal telefono diventava molto più di una semplice fotografia. Era una porta che si riapriva. Bastava rileggere poche righe del diario scritto la sera, dopo una tappa, per ritrovarmi di nuovo su quel sentiero, con gli stessi profumi, gli stessi rumori e le stesse emozioni. Mentre sistemavo tutto, mi sono accorto di una cosa che durante il viaggio non avevo ancora compreso fino in ...
  Quando il corpo parla prima della mente Per molto tempo ho pensato che il corpo fosse soltanto il mezzo con cui raggiungere una meta. Camminare significava arrivare, lavorare significava produrre, allenarsi significava migliorare. Poi è arrivata la Via Francigena e, passo dopo passo, mi sono accorto che il corpo non è soltanto ciò che ci porta da un punto all'altro: è il primo a raccontarci come stiamo davvero. Ci sono giorni in cui le gambe sembrano leggere, il respiro è regolare e tutto scorre con naturalezza. Altri, invece, basta una salita per capire che qualcosa è cambiato. La cosa curiosa è che durante il cammino quei segnali li ascoltiamo subito, mentre nella vita quotidiana facciamo spesso il contrario. Ci diciamo che siamo nervosi, demotivati o senza energie, ma raramente ci fermiamo a chiederci se abbiamo dormito abbastanza, se abbiamo bevuto a sufficienza o se ci siamo concessi anche solo mezz'ora per respirare. Il corpo parla continuamente. Non usa le parole, ma...
  Perché il cambiamento dura così poco? Il segreto è non perdere una buona abitudine Sono tornato a casa dalla Via Francigena da un paio di giorni e pensavo che la parte più difficile fosse stata arrivare a Roma. In realtà mi sono accorto che la parte più difficile è tornare alla normalità. Il primo giorno l'ho praticamente passato dormendo. Pensavo di non essere stanco, invece il mio corpo aveva deciso di recuperare tutto insieme. Mi svegliavo, facevo colazione e, senza nemmeno rendermene conto, mi ritrovavo di nuovo a letto. Evidentemente quei quasi seicento chilometri avevano lasciato un segno più profondo di quanto immaginassi. Il giorno successivo era arrivato il momento di ricominciare. Sono andato a trovare mia mamma, ho sistemato la barba, sono passato dal parrucchiere, ho lavato le scarpe che mi avevano accompagnato fino a Roma e ho iniziato a rimettere ordine in tutte quelle piccole cose che avevo lasciato in sospeso prima della partenza. La giornata è trascorsa velocem...
  Il colore della felicità Sto scrivendo questo articolo sul treno che mi sta riportando a casa. Devo dire che, nonostante qualcuno mi avesse simpaticamente “gufato”, il treno è perfettamente in orario. Fa quasi impressione vedere il paesaggio scorrere a 300 km/h, sapendo che lo stesso tratto, solo poche ore fa, l’ho percorso a circa 6 km/h. È incredibile come il tempo cambi prospettiva quando si cammina. A piedi hai il tempo di osservare, riflettere, ascoltare. Sul treno, invece, tutto corre veloce, quasi come se la vita volesse recuperare il tempo che il cammino aveva rallentato. Ma sono proprio questi ultimi giorni a Roma che mi hanno lasciato dentro alcune riflessioni che voglio portare con me. La prima è avvenuta nell’ostello dove ho dormito l’ultima notte. Prima di ripartire mi hanno accolto con un gesto che non avevo mai vissuto: la lavanda dei piedi. Me li hanno lavati, asciugati, baciati e affidati a una preghiera, augurandomi buon cammino. Non era un gesto simbolico....
                                          Nulla deve andare perduto Oggi la Via Francigena mi ha regalato una delle riflessioni più profonde da quando sono partito. Arrivando a Sutri sono rimasto affascinato dall’anfiteatro scavato interamente nel tufo. Ho provato a immaginare le persone che, secoli fa, sedevano su quelle gradinate. Mi sono chiesto cosa provassero, cosa sperassero e quali emozioni avessero vissuto in quello stesso luogo che oggi stavo attraversando con il mio zaino sulle spalle. Ma ciò che mi ha colpito più di tutto non è stato l’anfiteatro in sé. È stato capire come quel tufo sia stato riutilizzato nel corso dei secoli. Gli Etruschi hanno scavato la roccia. I Romani l’hanno trasformata. I cristiani hanno dato a quegli stessi luoghi un significato nuovo. Nessuno ha cancellato ciò che era stato fatto prima. Ognuno ha costruito qualcosa partendo dall’eredità ri...
  Perdersi per ritrovare la propria direzione Oggi la Via Francigena mi ha portato da Viterbo a Capranica. Prima di raccontarvi la tappa voglio spendere due parole su Viterbo. Ieri sera ho avuto il tempo di visitarla con calma ed è stata una piacevolissima scoperta. È una di quelle città che meritano di essere vissute senza fretta. Passeggiando per il centro storico mi sono ripromesso che tornerò, magari per un intero fine settimana. Parlando con Fabiano, un mio collega coach che vive proprio in questa zona e che ho avuto il piacere di rivedere dopo tanti anni, ho scoperto che il 3 settembre si svolge la celebre Macchina di Santa Rosa, una tradizione secolare durante la quale una torre illuminata alta oltre trenta metri e dal peso di oltre cinque tonnellate viene trasportata a spalla da cento facchini attraverso le vie della città. Deve essere uno spettacolo incredibile e credo proprio che prima o poi tornerò per viverlo. Questa mattina, invece, ho rimesso lo zaino sulle spalle e ...