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A UNA SETTIMANA DALLA VIA DEGLI DEI Manca una settimana. Tra pochi giorni metterò di nuovo uno zaino sulle spalle e partirò. Questa volta, però, sarà diverso. Non sarò solo e soprattutto non sarà un Cammino nato soltanto per me. Il 26 ottobre partiremo da Bologna e davanti a noi avremo sei giorni di strada, fino a Firenze. Mentre scrivo queste parole mi accorgo che provo quella strana combinazione di emozioni che precede le partenze importanti: entusiasmo, curiosità, qualche domanda e quella piacevole sensazione di non sapere esattamente che cosa succederà tra il punto dal quale partiremo e quello nel quale arriveremo. In realtà questo Cammino è cominciato molto prima del 26 ottobre. È cominciato probabilmente sulla Via Francigena, quando per giorni la mia vita è stata scandita da gesti estremamente semplici. Alzarsi, preparare lo zaino, mettersi le scarpe e camminare. Chilometro dopo chilometro avevo cominciato a riscoprire una sensazione particolare. Quando il corpo è impegnato ad an...
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  Il mentore arriva una volta sola. La domanda è: sapremo riconoscerlo? Ci sono persone che attraversano la nostra vita lasciando un bel ricordo e altre che, senza quasi accorgercene, la cambiano per sempre. Non sempre sono gli amici più stretti, non sempre sono i parenti o le persone che vediamo tutti i giorni. A volte arrivano quasi in punta di piedi, ci insegnano qualcosa, ci accompagnano per un tratto di strada e poi continuano il loro cammino. Eppure, anche quando non sono più fisicamente accanto a noi, continuiamo a sentire la loro voce ogni volta che dobbiamo prendere una decisione importante. Credo che queste persone abbiano un nome preciso: mentori. Negli anni ne ho incontrati diversi. Ognuno mi ha lasciato qualcosa che porto ancora con me. Il mio maestro di pianoforte mi ha insegnato che la disciplina non è il contrario della libertà, ma la strada per raggiungerla. Gli Alpini di Carisolo mi hanno fatto capire il valore del camminare insieme, della fatica condivisa e dello...
Se il cervello rivivesse davvero i tuoi ricordi più belli... avrebbe abbastanza materiale? In questi giorni, mentre scorrevo distrattamente i social, mi sono imbattuto in una frase che mi ha fatto fermare il dito sullo schermo. Diceva: "Dopo la morte, il cervello umano vive per sette minuti riproducendo i tuoi ricordi più belli." La prima reazione è stata quella che consiglio sempre anche alle persone che seguo: verificare la fonte. Bastano pochi minuti per scoprire che, almeno allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non esistono prove che dimostrino una cosa del genere. Alcuni studi hanno osservato brevi attività cerebrali nei momenti immediatamente successivi all'arresto cardiaco, ma nessuno può affermare che il nostro cervello proietti un film dei momenti più belli della nostra esistenza. Eppure quella frase ha continuato a girarmi nella testa per tutta la giornata. Non perché la ritenessi vera, ma perché, come spesso accade con le provocazioni intelligenti,...
  Quando i social raccontano i nostri sentimenti... ma gli altri leggono un'altra storia Quando sono partito per la Via Francigena avevo deciso di portare con me soltanto lo stretto necessario. Lo zaino era già abbastanza pesante e non avevo intenzione di aggiungere altro. Eppure, giorno dopo giorno, mi sono accorto che c'era qualcosa che cresceva continuamente. Non erano i chilometri, non era la stanchezza e nemmeno il peso dello zaino. Erano le emozioni. Ogni sera, dopo aver camminato sotto il sole per ore, con le gambe stanche e la testa ancora piena degli incontri fatti durante la giornata, prendevo il telefono e cercavo di raccontare quello che stavo vivendo. Non scrivevo per insegnare qualcosa a qualcuno. Scrivevo perché sentivo il bisogno di fermare quei pensieri prima che il sonno li portasse via. Molte persone mi hanno seguito con affetto. C'era chi aspettava il racconto della tappa, chi mi incoraggiava e chi mi scriveva che, leggendo quelle parole, aveva la sens...
  Le persone che ti fanno arrabbiare stanno davvero parlando di loro... o di te? Durante la Via Francigena ho incontrato tantissime persone. Alcune sono rimaste con me solo il tempo di una pausa davanti a una fontanella, altre hanno condiviso qualche chilometro e altre ancora sono entrate nella mia vita lasciando un segno che porterò con me per sempre. È curioso come un cammino riesca a mettere insieme persone provenienti da Paesi diversi, con lingue, abitudini e modi di vivere completamente differenti, eppure tutti accomunati dallo stesso desiderio di arrivare a Roma. Fra tutti gli incontri che ho fatto ce n'è uno che ricordo in modo particolare. Era un pellegrino inglese e ogni volta che iniziava a parlare facevo una fatica incredibile a capire quello che mi stava dicendo. Non era l'inglese il problema, era il suo accento. Talmente stretto che spesso riuscivo ad afferrare solo qualche parola e, quando gli chiedevo di ripetere la frase, invece di rallentare o cercare un mod...
  I 128 gradini che mi hanno insegnato il vero significato del coaching Ricordo ancora perfettamente quel momento. Eravamo sul tratto della Via Francigena tra Pontremoli e Lucca andando verso Gualdo . Era una di quelle giornate in cui le gambe iniziano a chiederti il conto dei chilometri percorsi e lo zaino sembra pesare qualche chilo in più. Camminavo insieme a Cristiano Cravedi e, come spesso succede durante un cammino, parlavamo un po' di tutto: della vita, del lavoro, dei progetti che stavamo costruendo con ASI, ma anche di cose leggere, di quelle che fanno passare la fatica senza quasi accorgersene. A un certo punto il sentiero ci mise davanti a una lunga scalinata. Prima del primo gradino c'era un cartello. Lo lessi ad alta voce e ci mettemmo a ridere entrambi. "Prendila con calma... sono solo 128 gradini." Solo. Mi fece sorridere proprio quella parola. Se qualcuno mi avesse detto semplicemente che c'erano 128 gradini probabilmente avrei alzato gli occ...