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  32 chilometri… sì, tua sorella! Oggi la sesta tappa della Via Francigena mi ha portato da Pietrasanta a Lucca. O almeno così diceva la guida. Per tutta la giornata Cristiano Crave continuava a ripetermi una frase: “32 chilometri… sì, tua sorella!”. In effetti, tra il percorso reale e qualche deviazione, alla fine il contachilometri segnava più di 42 chilometri. Una bella differenza, ma se devo essere sincero oggi i chilometri sono stati l’ultima cosa a cui ho pensato. Dopo diversi giorni di cammino in completa solitudine, questa tappa l’ho condivisa con un amico. Cristiano Cravedi Grazie, Presidente Nazionale di ASI Coaching e mental coach, abita a Viareggio e ha deciso di dedicarmi un’intera giornata percorrendo con me questa parte della Via Francigena. Abbiamo parlato di coaching, dei progetti di ASI, delle esperienze vissute in questi anni, delle persone incontrate lungo il nostro percorso professionale e anche di quei pensieri che, a volte, rimangono in fondo allo zaino e c...
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  Il silenzio che non mi aspettavo La quinta tappa della Via Francigena mi ha portato da Pontremoli ad Aulla. Sono quasi 30 chilometri, fortunatamente percorsi quasi interamente nel bosco. Con il caldo di questi giorni è stata una vera benedizione. Devo però fare una piccola segnalazione a chi si occupa della manutenzione del percorso: in diversi punti ho trovato alberi caduti che ostruivano il sentiero. Nulla di insuperabile, ma un po’ di attenzione in più renderebbe il cammino ancora più piacevole. Quello che però mi ha colpito oggi non è stato il percorso. Sono stato io. Più passano i giorni e più mi accorgo che sto cambiando. All’inizio pensavo che mi sarebbe dispiaciuto trovare pochi pellegrini, invece sta succedendo il contrario. Da quando sono partito ho incontrato soltanto due persone con cui ho davvero condiviso un pezzo di strada: Alexander, un ragazzo belga, e un pellegrino italiano. Per il resto, il cammino è stato quasi sempre un dialogo tra me e la natura. Gli stes...
  Quando il traguardo si sposta Ieri è stata la terza tappa della mia Via Francigena. Una tappa che pensavo mi avrebbe portato fino a Berceto e che invece mi ha insegnato una lezione ancora prima di arrivare. Dopo oltre 30 chilometri e una salita che sembrava non finire mai, ho visto finalmente il paese. Dentro di me ero già arrivato. Il cuore aveva già festeggiato, la mente era già sotto la doccia e lo zaino sembrava quasi più leggero. Poi ho controllato meglio la prenotazione e ho scoperto che il mio ostello non era in paese, ma quattro chilometri più avanti, ancora in salita. Vi assicuro che quei quattro chilometri non sono stati i più difficili per le gambe, ma per la testa. Quando crediamo di aver raggiunto un obiettivo e scopriamo che manca ancora un pezzo di strada, la delusione pesa più della fatica. Per qualche minuto mi sono davvero demoralizzato, ma ormai c’era una sola cosa da fare: continuare a camminare. Alla fine sono arrivato e, appena ho messo piede dentro l’ostel...
  Via Francigena: il cammino della gratitudine La prima tappa della Via Francigena mi ha portato fino a Noceto. Qui ho avuto la fortuna di conoscere una signora che mi ha accolto con grande gentilezza e mi ha consegnato le chiavi della struttura dove avrei dormito. Mentre parlavamo mi ha raccontato che quell’edificio a Costamezzana, un tempo, era la scuola elementare del paese. Oggi è chiusa perché non ci sono più bambini. Nemmeno unendo quelli dei paesi vicini si riesce a tenere aperte le classi. Quando una scuola chiude non scompare soltanto un luogo dove si studia, ma inizia lentamente a spegnersi un’intera comunità. I servizi diminuiscono, i negozi abbassano le serrande e il paese, un pezzo alla volta, si svuota. È una storia che purtroppo ho già sentito molte volte. Camminando attraverso l’Italia incontro spesso luoghi meravigliosi, ricchi di storia e di natura, ma completamente abbandonati. Mi colpisce sempre questo contrasto. Da una parte ci sono piccoli angoli di paradiso...
  Il primo timbro Ci sono viaggi che iniziano quando metti lo zaino sulle spalle.E poi ci sono quelli che iniziano molto prima.Iniziano quando prendi una decisione.Quando inizi a preparare lo zaino.Quando,senza accorgertene,cominci già a lasciare andare la tua quotidianità.Questa mattina,alle 8:11,sono salito sul treno alla stazione di Ghedi,diretto a Fiorenzuola d’Arda.Tra poche ore metterò il primo timbro sulla credenziale della Via Francigena.Per molti sarà solo un timbro.Per me è il momento in cui un progetto pensato,immaginato e preparato per mesi diventa finalmente reale.Eppure ho capito che il viaggio non è iniziato quando il treno ha lasciato la stazione.È iniziato qualche minuto prima,quando ho salutato mio fratello.In quell’abbraccio ho sentito che,d’ora in poi,ci sarebbero stati solo io,il mio zaino e la strada.Non è una sensazione di solitudine.È qualcosa di diverso.È la consapevolezza che ogni passo dipenderà da me.Che non ci sarà nessuno a scegliere il ritmo al posto...
  Le qualita' che dimentichiamo di avere: riscoprire i propri punti di forza Capita di sedersi davanti a un foglio e scrivere subito quello che non funziona: sono disordinato, mi manca costanza, dovrei essere piu' sicuro. I difetti arrivano velocemente. Quando invece chiediamo quali siano le nostre qualita', compare un silenzio. Siamo spesso allenati a vedere cio' che manca e poco abituati a riconoscere cio' che gia' ci sostiene. Una qualita' non deve essere spettacolare. Puo' essere la pazienza con cui ascoltiamo, la curiosita' che ci fa fare domande, l'affidabilita' con cui manteniamo una promessa. Sono strumenti quotidiani, spesso diventati cosi' familiari da non notarli piu'. Eppure sono proprio quelli che usiamo quando la strada si complica. Riconoscere un punto di forza non significa vantarsi. Significa conoscere meglio la propria cassetta degli attrezzi. Se so di essere creativo, posso usare quella creativita' per tro...
  Il lavoro estivo come primo passo verso autonomia e futuro La sveglia suona presto, la divisa e' ancora nuova e davanti c'e' un lavoro che forse durera' soltanto qualche mese. Un impiego estivo puo' sembrare una parentesi, ma per molti giovani e' il primo vero incontro con responsabilita', colleghi, clienti e denaro guadagnato. Secondo Assolavoro, per l'estate 2026 sono state indicate oltre 50.000 opportunita' tramite agenzia in diversi settori. Il primo lavoro raramente coincide con il lavoro dei sogni. Eppure puo' insegnare molto. Arrivare puntuali, chiedere quando non si sa, affrontare un cliente difficile e collaborare con persone diverse sono competenze che restano anche quando il contratto finisce. La domanda utile non e' soltanto che lavoro sto facendo, ma che cosa sto imparando mentre lo faccio. Nel coaching parliamo spesso di obiettivi, ma prima dell'obiettivo viene l'esperienza. Un ragazzo puo' scoprire che ama...