Quando il corpo parla prima della mente Per molto tempo ho pensato che il corpo fosse soltanto il mezzo con cui raggiungere una meta. Camminare significava arrivare, lavorare significava produrre, allenarsi significava migliorare. Poi è arrivata la Via Francigena e, passo dopo passo, mi sono accorto che il corpo non è soltanto ciò che ci porta da un punto all'altro: è il primo a raccontarci come stiamo davvero. Ci sono giorni in cui le gambe sembrano leggere, il respiro è regolare e tutto scorre con naturalezza. Altri, invece, basta una salita per capire che qualcosa è cambiato. La cosa curiosa è che durante il cammino quei segnali li ascoltiamo subito, mentre nella vita quotidiana facciamo spesso il contrario. Ci diciamo che siamo nervosi, demotivati o senza energie, ma raramente ci fermiamo a chiederci se abbiamo dormito abbastanza, se abbiamo bevuto a sufficienza o se ci siamo concessi anche solo mezz'ora per respirare. Il corpo parla continuamente. Non usa le parole, ma...
Perché il cambiamento dura così poco? Il segreto è non perdere una buona abitudine Sono tornato a casa dalla Via Francigena da un paio di giorni e pensavo che la parte più difficile fosse stata arrivare a Roma. In realtà mi sono accorto che la parte più difficile è tornare alla normalità. Il primo giorno l'ho praticamente passato dormendo. Pensavo di non essere stanco, invece il mio corpo aveva deciso di recuperare tutto insieme. Mi svegliavo, facevo colazione e, senza nemmeno rendermene conto, mi ritrovavo di nuovo a letto. Evidentemente quei quasi seicento chilometri avevano lasciato un segno più profondo di quanto immaginassi. Il giorno successivo era arrivato il momento di ricominciare. Sono andato a trovare mia mamma, ho sistemato la barba, sono passato dal parrucchiere, ho lavato le scarpe che mi avevano accompagnato fino a Roma e ho iniziato a rimettere ordine in tutte quelle piccole cose che avevo lasciato in sospeso prima della partenza. La giornata è trascorsa velocem...