Pellegrino 3.0 La tappa di oggi, da San Miniato a Gambassi Terme, è stata probabilmente la più strana da quando sono partito. Ieri sera, nell’ostello di San Miniato, ho finalmente trovato quello che mi aspettavo dalla Via Francigena: tanti pellegrini provenienti da parti diverse del mondo, ognuno con la propria storia e il proprio motivo per essere lì. Abbiamo cenato insieme, chiacchierato, condiviso esperienze e, per qualche ora, mi sono sentito parte di una piccola comunità in cammino. Poi è arrivata la notte. L’ostello era pieno e il caldo era davvero insopportabile. Chi ha già dormito in una camerata sa di cosa parlo. C’è chi russa, chi si alza, chi arriva tardi, chi parte presto. Fa parte dell’esperienza del pellegrino. O almeno… del pellegrino medievale. Io, invece, sono un pellegrino 3.0. Lo dico sempre scherzando, ma fino a un certo punto. Non siamo più nel Medioevo e, dopo ore di cammino con temperature che sfiorano i quaranta gradi, dormire bene non è un lusso. Per me...
32 chilometri… sì, tua sorella! Oggi la sesta tappa della Via Francigena mi ha portato da Pietrasanta a Lucca. O almeno così diceva la guida. Per tutta la giornata Cristiano Crave continuava a ripetermi una frase: “32 chilometri… sì, tua sorella!”. In effetti, tra il percorso reale e qualche deviazione, alla fine il contachilometri segnava più di 42 chilometri. Una bella differenza, ma se devo essere sincero oggi i chilometri sono stati l’ultima cosa a cui ho pensato. Dopo diversi giorni di cammino in completa solitudine, questa tappa l’ho condivisa con un amico. Cristiano Cravedi Grazie, Presidente Nazionale di ASI Coaching e mental coach, abita a Viareggio e ha deciso di dedicarmi un’intera giornata percorrendo con me questa parte della Via Francigena. Abbiamo parlato di coaching, dei progetti di ASI, delle esperienze vissute in questi anni, delle persone incontrate lungo il nostro percorso professionale e anche di quei pensieri che, a volte, rimangono in fondo allo zaino e c...