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  Quando i social raccontano i nostri sentimenti... ma gli altri leggono un'altra storia Quando sono partito per la Via Francigena avevo deciso di portare con me soltanto lo stretto necessario. Lo zaino era già abbastanza pesante e non avevo intenzione di aggiungere altro. Eppure, giorno dopo giorno, mi sono accorto che c'era qualcosa che cresceva continuamente. Non erano i chilometri, non era la stanchezza e nemmeno il peso dello zaino. Erano le emozioni. Ogni sera, dopo aver camminato sotto il sole per ore, con le gambe stanche e la testa ancora piena degli incontri fatti durante la giornata, prendevo il telefono e cercavo di raccontare quello che stavo vivendo. Non scrivevo per insegnare qualcosa a qualcuno. Scrivevo perché sentivo il bisogno di fermare quei pensieri prima che il sonno li portasse via. Molte persone mi hanno seguito con affetto. C'era chi aspettava il racconto della tappa, chi mi incoraggiava e chi mi scriveva che, leggendo quelle parole, aveva la sens...
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  Le persone che ti fanno arrabbiare stanno davvero parlando di loro... o di te? Durante la Via Francigena ho incontrato tantissime persone. Alcune sono rimaste con me solo il tempo di una pausa davanti a una fontanella, altre hanno condiviso qualche chilometro e altre ancora sono entrate nella mia vita lasciando un segno che porterò con me per sempre. È curioso come un cammino riesca a mettere insieme persone provenienti da Paesi diversi, con lingue, abitudini e modi di vivere completamente differenti, eppure tutti accomunati dallo stesso desiderio di arrivare a Roma. Fra tutti gli incontri che ho fatto ce n'è uno che ricordo in modo particolare. Era un pellegrino inglese e ogni volta che iniziava a parlare facevo una fatica incredibile a capire quello che mi stava dicendo. Non era l'inglese il problema, era il suo accento. Talmente stretto che spesso riuscivo ad afferrare solo qualche parola e, quando gli chiedevo di ripetere la frase, invece di rallentare o cercare un mod...
  I 128 gradini che mi hanno insegnato il vero significato del coaching Ricordo ancora perfettamente quel momento. Eravamo sul tratto della Via Francigena tra Pontremoli e Lucca andando verso Gualdo . Era una di quelle giornate in cui le gambe iniziano a chiederti il conto dei chilometri percorsi e lo zaino sembra pesare qualche chilo in più. Camminavo insieme a Cristiano Cravedi e, come spesso succede durante un cammino, parlavamo un po' di tutto: della vita, del lavoro, dei progetti che stavamo costruendo con ASI, ma anche di cose leggere, di quelle che fanno passare la fatica senza quasi accorgersene. A un certo punto il sentiero ci mise davanti a una lunga scalinata. Prima del primo gradino c'era un cartello. Lo lessi ad alta voce e ci mettemmo a ridere entrambi. "Prendila con calma... sono solo 128 gradini." Solo. Mi fece sorridere proprio quella parola. Se qualcuno mi avesse detto semplicemente che c'erano 128 gradini probabilmente avrei alzato gli occ...
Cuori spettinati: quando un incontro ci cambia la vita, anche se poi finisce Qualche anno fa stavo attraversando uno di quei periodi della vita in cui senti che qualcosa dentro di te si sta muovendo. Non sai ancora bene dove ti porterà, ma avverti che la strada sulla quale hai camminato fino a ieri comincia a starti stretta. Nel mio percorso di crescita personale incontrai tre fantastiche amiche.  Ancora oggi, ripensandoci, mi tornano alla mente immagini molto concrete: i viaggi insieme, il rumore dei nostri passi durante le camminate, l’aria sul viso, le conversazioni che sembravano non finire mai. Condividevamo sogni, obiettivi, progetti e storie personali. E soprattutto parlavamo. Parlavamo della vita, dei valori, dell’esistenza, delle nostre paure, di quello che eravamo e di quello che avremmo voluto diventare. Avete presente quelle amicizie che nella vostra testa mettete su uno scaffale un po’ più alto delle altre? Quelle che considerate quasi delle “amicizie evolute”?  E...
  Prendersi cura di ciò che appartiene a tutti META DESCRIPTION In questi giorni una notizia ha acceso il dibattito: il rispetto dell'ambiente entra sempre più nella riflessione etica della Chiesa. Al di là della fede, però, mi è rimasta in testa una domanda molto più semplice: perché ci viene naturale prenderci cura di casa nostra e molto meno di ciò che appartiene a tutti? Durante la Via Francigena ho percorso quasi seicento chilometri attraversando decine di città, paesi e sentieri. Ho visto luoghi meravigliosi, perfettamente puliti, dove era evidente l'amore con cui le persone si prendevano cura del territorio. Ho attraversato piccoli borghi in cui ogni angolo trasmetteva rispetto e attenzione. Ma ho visto anche l'altra faccia della medaglia. In alcuni tratti, soprattutto nelle periferie e sui sentieri meno frequentati, ho trovato rifiuti abbandonati, sacchi di immondizia, bottiglie e materiali lasciati ai margini del percorso. Più di una volta i pellegrin...
  Il cammino più difficile comincia quando torni a casa Sono passate ormai tre settimane da quando sono tornato dalla Via Francigena e, se devo essere sincero, non ho ancora ritrovato completamente il mio ritmo. Ho ripreso a vedere i clienti, sono tornato alle mie attività quotidiane, gli impegni hanno ricominciato a riempire l'agenda e, all'apparenza, tutto sembra essere tornato come prima. Eppure dentro di me qualcosa continua a camminare. Oggi ho dedicato diverse ore a un lavoro che aspettavo da tempo: inserire nel blog le fotografie che avevo scattato durante il cammino. Ogni immagine che copiavo dal telefono diventava molto più di una semplice fotografia. Era una porta che si riapriva. Bastava rileggere poche righe del diario scritto la sera, dopo una tappa, per ritrovarmi di nuovo su quel sentiero, con gli stessi profumi, gli stessi rumori e le stesse emozioni. Mentre sistemavo tutto, mi sono accorto di una cosa che durante il viaggio non avevo ancora compreso fino in ...
  Quando il corpo parla prima della mente Per molto tempo ho pensato che il corpo fosse soltanto il mezzo con cui raggiungere una meta. Camminare significava arrivare, lavorare significava produrre, allenarsi significava migliorare. Poi è arrivata la Via Francigena e, passo dopo passo, mi sono accorto che il corpo non è soltanto ciò che ci porta da un punto all'altro: è il primo a raccontarci come stiamo davvero. Ci sono giorni in cui le gambe sembrano leggere, il respiro è regolare e tutto scorre con naturalezza. Altri, invece, basta una salita per capire che qualcosa è cambiato. La cosa curiosa è che durante il cammino quei segnali li ascoltiamo subito, mentre nella vita quotidiana facciamo spesso il contrario. Ci diciamo che siamo nervosi, demotivati o senza energie, ma raramente ci fermiamo a chiederci se abbiamo dormito abbastanza, se abbiamo bevuto a sufficienza o se ci siamo concessi anche solo mezz'ora per respirare. Il corpo parla continuamente. Non usa le parole, ma...