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Se Non Scegli Tu la Direzione della Tua Vita, Lo Farà Qualcun Altro: La Storia di Marco e della Cartina Topografica C’era una cosa che qualche anno fa portavo spesso durante le sessioni di coaching all’aperto: una vecchia cartina topografica. La tiravo fuori mentre camminavamo nei sentieri, magari seduti su un tronco nel bosco o appoggiati a una staccionata con il vento fresco sulla faccia. La carta aveva quell’odore particolare di montagna e zaino vissuto, e ogni linea raccontava una direzione possibile. La usavo come metafora della vita, perché quando guardi una cartina la prima domanda non è “Dove voglio andare?”, ma “Dove mi trovo adesso?”. Ricordo ancora Marco — lo chiamerò così — un cliente con cui ho lavorato alcuni anni fa. Stavamo camminando lungo un sentiero sterrato, il rumore dei passi sulla ghiaia rompeva il silenzio del bosco, e a un certo punto gli chiesi: “Secondo te… in che punto della tua vita sei?”. Lui rimase zitto per qualche secondo, poi sorrise amaramente e d...
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  Luca Paoli: lo scrittore che ha trasformato le ferite in crescita personale Ci sono incontri che sembrano semplici coincidenze e altri che, fin dai primi minuti, ti fanno capire che davanti hai una persona con cui parleresti per ore. Con Luca Paoli è andata così. Forse perché entrambi siamo imprenditori e certe esperienze finiscono per costruire caratteri simili. Oppure perché, in fondo, ci portiamo dentro ferite che ci hanno obbligato a crescere prima del previsto. Quelle ferite che non si vedono, ma che ti insegnano a osservare meglio le persone, a sviluppare strategie per andare avanti e a capire che da soli, a volte, non basta. Sia io che Luca abbiamo trovato nella psicologia e nel coaching strumenti importanti per imparare a comunicare meglio. Prima con noi stessi. Poi con il mondo intorno. Perché spesso il dialogo più difficile non è quello con gli altri, ma quello che abbiamo ogni giorno dentro la nostra testa. Ed è proprio qui che Luca mi ha colpito davvero. Dur...
  Ho Ritrovato la Mia Vecchia Agenda: Mi Ha Ricordato Perché i Piccoli Passi Cambiano la Vita Un paio di settimane fa stavo sistemando alcuni cassetti quando ho ritrovato una piccola agenda che utilizzavo anni fa. Era consumata negli angoli, piena di appunti veloci, parole sottolineate, frecce, date cerchiate in rosso. Appena l’ho aperta, mi sono sentito come quando ritrovi una vecchia fotografia e per un attimo vieni riportato indietro nel tempo. All’inizio quella agenda era nata come una semplice to do list. La usavo per ricordarmi le cose da fare, le scadenze, gli appuntamenti, le telefonate. Poi col tempo avevo trasferito tutto su un foglio Excel nel computer, più ordinato, più veloce da consultare ogni mattina. Ma quell’agendina aveva iniziato a fare qualcosa di diverso. Senza quasi accorgermene, era diventata un misuratore della mia crescita personale. Tra quelle pagine non c’erano soltanto impegni. C’erano le mie fatiche, i miei tentativi, i giorni no e i piccoli passi ava...
  Camminare per Decidere: perché i passi aiutano a trovare la strada dentro di noi Ci sono momenti nella vita in cui stare fermi fa più rumore del movimento. Momenti in cui il soffitto di casa sembra abbassarsi, i pensieri girano in tondo come mosche contro un vetro e ogni decisione pare troppo pesante. E allora succede una cosa antica quanto l’uomo: si esce a camminare. Il rumore delle scarpe sulla ghiaia, l’odore del bosco umido dopo la pioggia, il fiato che cambia ritmo durante una salita, il vento fresco che accarezza il viso… è come se il corpo, passo dopo passo, iniziasse lentamente a fare spazio anche nella mente. Forse è proprio da lì che nasce “Camminando con un Coach”. Non da una teoria studiata sui libri, ma dalla vita vera. Dalle Dolomiti, dagli scarponi consumati e dagli incontri che arrivano quando hai bisogno di ritrovarti. Anni fa attraversavo un periodo in cui mi sembrava che il mondo ce l’avesse con me. Ero arrabbiato, stanco, confuso. Dentro avevo rumore. F...
  Quando Senti di Conoscere Già una Persona: questa sera a “Il Bicchiere Sempre Mezzo Pieno” con la scrittrice Rosanna Mutinelli L’odore del caffè caldo al mattino, le parole raccontate lentamente, quelle conversazioni che iniziano quasi per caso e finiscono per lasciarti addosso una strana sensazione di familiarità. Hai presente quando incontri qualcuno che non conosci davvero, eppure senti che in qualche modo ha già camminato accanto a te? Come se fosse stato da sempre nel tuo cerchio di amicizie, seduto a quel tavolo insieme agli altri, anche senza esserci mai stato davvero. Ormai da più di due anni va in onda la rubrica Il Bicchiere Sempre Mezzo Pieno all’interno di Dottor Coach , un percorso fatto di crescita personale, emozioni, storie vere e confronti sinceri. In questo tempo, insieme a Luciana Smellini, abbiamo parlato di tanti libri durante i nostri appuntamenti del lunedì. Pagina dopo pagina abbiamo costruito una sintonia fatta non solo di letture, ma anche di vision...
  Cinema Amatoriale e Crescita Personale C’è un momento, subito dopo una trasmissione, in cui lo studio si svuota ma l’energia resta nell’aria. Le luci si abbassano, il microfono è ancora tiepido, e nella testa iniziano a girare idee come foglie nel vento. È successo così dopo aver ospitato lo scrittore Fabrizio Duina. Una chiacchierata che non finiva quando si spegnevano i microfoni, ma continuava dentro, come una musica di sottofondo. Ed è proprio lì che è partita la scintilla: “E se portassimo dentro lo studio due registi? Due persone che il cinema non lo aspettano… lo costruiscono?”. Così ci siamo messi in moto per invitare gli amici di Fabri : Giacomo Guerra e Gabriele Marcandelli , due nomi che a Brescia non stanno solo facendo cinema… stanno creando un loro modo di farlo. La verità? Mi incuriosiva una cosa semplice ma potente: cosa spinge qualcuno a scegliere una strada così complicata, in un mondo dominato da colossi multimiliardari? È un po’ come decidere di aprire ...
  Mettiamo il meglio in vetrina… ma l’amore vero nasce dietro il bancone Ieri ero in macchina, la radio accesa, l’aria tiepida che entrava dal finestrino e quel momento sospeso tra un impegno e l’altro. Parte una canzone di Giorgia, “Tu mi porti su” , e senza accorgermene mi fermo… ma non con la macchina, proprio con la testa. Mi perdo. E quando arriva quella frase — “stendere la merce più invitante sul bancone” — è come se qualcuno avesse acceso una luce dentro di me. Perché io quella scena l’ho vissuta davvero. Anni fa avevo negozi di abbigliamento. E la vetrina… la vetrina era tutto. Sistemavo ogni capo con attenzione, sceglievo i colori, le luci, gli abbinamenti. Mettevo davanti solo il meglio: la nuova collezione, i pezzi più belli, quelli che facevano dire “wow” a chi passava. Era una piccola magia: attirare, incuriosire, far innamorare. Ma il magazzino? Quello restava dietro. I fondi di magazzino non li mettevo certo in vetrina. Quelli uscivano nei saldi, quasi in p...