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  Quando smetti di correre, inizi davvero a vedere Oggi non ho camminato. O meglio, ho camminato molto poco. Sono fermo a Bolsena. Era il regalo che volevo farmi per il mio compleanno: una giornata di riposo. Ricaricare le energie, lavare i vestiti, sistemare lo zaino e, soprattutto, lasciare riposare la testa. Ieri sera, però, appena arrivato, prima ancora di raggiungere il convento dove dormivo, ho fatto una cosa che non programmavo da anni. Mi sono buttato nel lago completamente vestito. Non c’era una logica, non c’era un motivo. C’era solo una sensazione. Avevo caldo, avevo davanti un lago bellissimo e il mio corpo mi ha detto: “Vai”. E io sono andato. Mentre ero in acqua mi è tornata in mente un’immagine che non ricordavo più. Da bambino mi capitava spesso di buttarmi in piscina o nel lago senza pensarci troppo. Era il segnale che l’estate era davvero iniziata. Lo facevo con una naturalezza incredibile, senza preoccuparmi dei vestiti bagnati, di come sarei tornato a casa o di...
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  Gli amici che camminano con te, anche quando sono lontani Oggi la tappa mi porta da Radicofani ad Acquapendente. Probabilmente, se quando arriverò sarà ancora presto, continuerò fino a Bolsena. Sarebbe la terza volta che unisco due tappe in un’unica giornata. Il motivo è semplice. Domani è il 16 agosto, il mio compleanno, e vorrei concedermi un regalo. Non un oggetto, ma una giornata di riposo. Nella mia tabella di marcia avrei dovuto arrivare proprio a Bolsena e l’idea di passare qualche ora in riva al lago, sotto un ombrellone, facendo un bagno e lasciando riposare il corpo e la mente, mi sembra il modo più bello per festeggiare. Anche questo, in fondo, è cammino. Capire quando è il momento di spingere e quando, invece, è il momento di fermarsi. In questi giorni, però, sto vivendo qualcosa che va ben oltre i chilometri percorsi. Ogni giorno ricevo telefonate e messaggi. Non sono i classici messaggi di chi vuole sapere dove sono arrivato o quanti chilometri ho fatto. Sono mess...
  Il profumo delle città Oggi è stata una giornata particolare. Ho unito due tappe della Via Francigena e ho percorso oltre 52 chilometri per arrivare direttamente a Siena. Domani voglio concedermi il lusso di viverla con calma, senza guardare continuamente l’orologio o pensare ai chilometri che mi aspettano. È una scelta che nasce da una riflessione che mi accompagna ormai da qualche giorno: programmare è importante, ma lasciare spazio all’imprevisto lo è ancora di più. Arrivando a Siena mi sono accorto di una cosa che avevo già vissuto tanti anni fa sul Cammino di Santiago e che oggi è tornata prepotentemente a farsi sentire. Il profumo delle città. Può sembrare una sciocchezza, ma dopo giornate intere trascorse tra boschi, sentieri, campi e vigneti, il primo impatto quando entri in un centro abitato non è quello che vedono gli occhi, ma quello che sente il naso. La natura ha profumi meravigliosi. Il profumo della terra, dell’erba, dei boschi, dei fiori, delle vigne e dell’acqua...
  Il gommino che aveva già scelto il suo proprietario Oggi la tappa mi ha portato a San Gimignano. Credo sia la decima della mia Via Francigena, anche se, a dire la verità, dopo un po’ smetti di contare le tappe e inizi a contare le emozioni. È stata una giornata particolare perché ieri sera avevo dormito in un agriturismo poco oltre Gambassi Terme. Questo significa che avevo già percorso circa quattro chilometri della tappa di oggi e così, invece dei classici venti o trenta chilometri, questa mattina me ne aspettavano appena una decina. Una passeggiata, almeno per gli standard che sto vivendo in questi giorni. Ed era proprio quello che desideravo, perché San Gimignano è una città che merita di essere vissuta lentamente. Sarebbe stato un peccato arrivarci stanco nel tardo pomeriggio e ripartire il mattino seguente senza averle dedicato il tempo che merita. Poco dopo le dieci ero già alle porte della città. Prima di entrarci mi sono fermato a parlare con un signore di ottantacinq...
  Pellegrino 3.0 La tappa di oggi, da San Miniato a Gambassi Terme, è stata probabilmente la più strana da quando sono partito. Ieri sera, nell’ostello di San Miniato, ho finalmente trovato quello che mi aspettavo dalla Via Francigena: tanti pellegrini provenienti da parti diverse del mondo, ognuno con la propria storia e il proprio motivo per essere lì. Abbiamo cenato insieme, chiacchierato, condiviso esperienze e, per qualche ora, mi sono sentito parte di una piccola comunità in cammino. Poi è arrivata la notte. L’ostello era pieno e il caldo era davvero insopportabile. Chi ha già dormito in una camerata sa di cosa parlo. C’è chi russa, chi si alza, chi arriva tardi, chi parte presto. Fa parte dell’esperienza del pellegrino. O almeno… del pellegrino medievale. Io, invece, sono un pellegrino 3.0. Lo dico sempre scherzando, ma fino a un certo punto. Non siamo più nel Medioevo e, dopo ore di cammino con temperature che sfiorano i quaranta gradi, dormire bene non è un lusso. Per me...
  32 chilometri… sì, tua sorella! Oggi la sesta tappa della Via Francigena mi ha portato da Pietrasanta a Lucca. O almeno così diceva la guida. Per tutta la giornata Cristiano Crave continuava a ripetermi una frase: “32 chilometri… sì, tua sorella!”. In effetti, tra il percorso reale e qualche deviazione, alla fine il contachilometri segnava più di 42 chilometri. Una bella differenza, ma se devo essere sincero oggi i chilometri sono stati l’ultima cosa a cui ho pensato. Dopo diversi giorni di cammino in completa solitudine, questa tappa l’ho condivisa con un amico. Cristiano Cravedi Grazie, Presidente Nazionale di ASI Coaching e mental coach, abita a Viareggio e ha deciso di dedicarmi un’intera giornata percorrendo con me questa parte della Via Francigena. Abbiamo parlato di coaching, dei progetti di ASI, delle esperienze vissute in questi anni, delle persone incontrate lungo il nostro percorso professionale e anche di quei pensieri che, a volte, rimangono in fondo allo zaino e c...
  Il silenzio che non mi aspettavo La quinta tappa della Via Francigena mi ha portato da Pontremoli ad Aulla. Sono quasi 30 chilometri, fortunatamente percorsi quasi interamente nel bosco. Con il caldo di questi giorni è stata una vera benedizione. Devo però fare una piccola segnalazione a chi si occupa della manutenzione del percorso: in diversi punti ho trovato alberi caduti che ostruivano il sentiero. Nulla di insuperabile, ma un po’ di attenzione in più renderebbe il cammino ancora più piacevole. Quello che però mi ha colpito oggi non è stato il percorso. Sono stato io. Più passano i giorni e più mi accorgo che sto cambiando. All’inizio pensavo che mi sarebbe dispiaciuto trovare pochi pellegrini, invece sta succedendo il contrario. Da quando sono partito ho incontrato soltanto due persone con cui ho davvero condiviso un pezzo di strada: Alexander, un ragazzo belga, e un pellegrino italiano. Per il resto, il cammino è stato quasi sempre un dialogo tra me e la natura. Gli stes...