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  Perché il cambiamento dura così poco? Il segreto è non perdere una buona abitudine Sono tornato a casa dalla Via Francigena da un paio di giorni e pensavo che la parte più difficile fosse stata arrivare a Roma. In realtà mi sono accorto che la parte più difficile è tornare alla normalità. Il primo giorno l'ho praticamente passato dormendo. Pensavo di non essere stanco, invece il mio corpo aveva deciso di recuperare tutto insieme. Mi svegliavo, facevo colazione e, senza nemmeno rendermene conto, mi ritrovavo di nuovo a letto. Evidentemente quei quasi seicento chilometri avevano lasciato un segno più profondo di quanto immaginassi. Il giorno successivo era arrivato il momento di ricominciare. Sono andato a trovare mia mamma, ho sistemato la barba, sono passato dal parrucchiere, ho lavato le scarpe che mi avevano accompagnato fino a Roma e ho iniziato a rimettere ordine in tutte quelle piccole cose che avevo lasciato in sospeso prima della partenza. La giornata è trascorsa velocem...
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  Il colore della felicità Sto scrivendo questo articolo sul treno che mi sta riportando a casa. Devo dire che, nonostante qualcuno mi avesse simpaticamente “gufato”, il treno è perfettamente in orario. Fa quasi impressione vedere il paesaggio scorrere a 300 km/h, sapendo che lo stesso tratto, solo poche ore fa, l’ho percorso a circa 6 km/h. È incredibile come il tempo cambi prospettiva quando si cammina. A piedi hai il tempo di osservare, riflettere, ascoltare. Sul treno, invece, tutto corre veloce, quasi come se la vita volesse recuperare il tempo che il cammino aveva rallentato. Ma sono proprio questi ultimi giorni a Roma che mi hanno lasciato dentro alcune riflessioni che voglio portare con me. La prima è avvenuta nell’ostello dove ho dormito l’ultima notte. Prima di ripartire mi hanno accolto con un gesto che non avevo mai vissuto: la lavanda dei piedi. Me li hanno lavati, asciugati, baciati e affidati a una preghiera, augurandomi buon cammino. Non era un gesto simbolico....
  Nulla deve andare perduto Oggi la Via Francigena mi ha regalato una delle riflessioni più profonde da quando sono partito. Arrivando a Sutri sono rimasto affascinato dall’anfiteatro scavato interamente nel tufo. Ho provato a immaginare le persone che, secoli fa, sedevano su quelle gradinate. Mi sono chiesto cosa provassero, cosa sperassero e quali emozioni avessero vissuto in quello stesso luogo che oggi stavo attraversando con il mio zaino sulle spalle. Ma ciò che mi ha colpito più di tutto non è stato l’anfiteatro in sé. È stato capire come quel tufo sia stato riutilizzato nel corso dei secoli. Gli Etruschi hanno scavato la roccia. I Romani l’hanno trasformata. I cristiani hanno dato a quegli stessi luoghi un significato nuovo. Nessuno ha cancellato ciò che era stato fatto prima. Ognuno ha costruito qualcosa partendo dall’eredità ricevuta. Ed è lì che mi sono fermato a riflettere. Forse dovrebbe essere così anche per la nostra vita. Le esperienze non sono tombe da ch...
  Perdersi per ritrovare la propria direzione Oggi la Via Francigena mi ha portato da Viterbo a Capranica. Prima di raccontarvi la tappa voglio spendere due parole su Viterbo. Ieri sera ho avuto il tempo di visitarla con calma ed è stata una piacevolissima scoperta. È una di quelle città che meritano di essere vissute senza fretta. Passeggiando per il centro storico mi sono ripromesso che tornerò, magari per un intero fine settimana. Parlando con Fabiano, un mio collega coach che vive proprio in questa zona e che ho avuto il piacere di rivedere dopo tanti anni, ho scoperto che il 3 settembre si svolge la celebre Macchina di Santa Rosa, una tradizione secolare durante la quale una torre illuminata alta oltre trenta metri e dal peso di oltre cinque tonnellate viene trasportata a spalla da cento facchini attraverso le vie della città. Deve essere uno spettacolo incredibile e credo proprio che prima o poi tornerò per viverlo. Questa mattina, invece, ho rimesso lo zaino sulle spalle e ...
  Perché siamo nati per camminare e poi scegliamo di fermarci? Oggi riparto. La tappa mi porterà da Bolsena a Viterbo. Ieri, invece, mi sono regalato una giornata completamente diversa. Era il mio compleanno e ho deciso di festeggiarlo nel modo più semplice possibile: riposando sulle rive del lago di Bolsena. È stata una giornata che mi ha rigenerato nel corpo, ma soprattutto nel cuore. Voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno dedicato un pensiero. Ho ricevuto telefonate, messaggi e auguri che mi hanno riempito di energia. Non credo di aver avuto bisogno di motivazione per arrivare a Roma, quella non mi è mai mancata, ma il calore delle persone è un’altra cosa. Ti ricorda che, anche se stai camminando da solo, in realtà non sei mai davvero solo. Per questo ho voluto rispondere a ogni singolo messaggio. Mi sembrava il minimo. Se qualcuno dedica un minuto della propria giornata per farti sentire importante, è giusto restituire la stessa energia. Questa mattina, però, è succ...
  Quando smetti di correre, inizi davvero a vedere Oggi non ho camminato. O meglio, ho camminato molto poco. Sono fermo a Bolsena. Era il regalo che volevo farmi per il mio compleanno: una giornata di riposo. Ricaricare le energie, lavare i vestiti, sistemare lo zaino e, soprattutto, lasciare riposare la testa. Ieri sera, però, appena arrivato, prima ancora di raggiungere il convento dove dormivo, ho fatto una cosa che non programmavo da anni. Mi sono buttato nel lago completamente vestito. Non c’era una logica, non c’era un motivo. C’era solo una sensazione. Avevo caldo, avevo davanti un lago bellissimo e il mio corpo mi ha detto: “Vai”. E io sono andato. Mentre ero in acqua mi è tornata in mente un’immagine che non ricordavo più. Da bambino mi capitava spesso di buttarmi in piscina o nel lago senza pensarci troppo. Era il segnale che l’estate era davvero iniziata. Lo facevo con una naturalezza incredibile, senza preoccuparmi dei vestiti bagnati, di come sarei tornato a casa o di...