Quando il traguardo si sposta Ieri è stata la terza tappa della mia Via Francigena. Una tappa che pensavo mi avrebbe portato fino a Berceto e che invece mi ha insegnato una lezione ancora prima di arrivare. Dopo oltre 30 chilometri e una salita che sembrava non finire mai, ho visto finalmente il paese. Dentro di me ero già arrivato. Il cuore aveva già festeggiato, la mente era già sotto la doccia e lo zaino sembrava quasi più leggero. Poi ho controllato meglio la prenotazione e ho scoperto che il mio ostello non era in paese, ma quattro chilometri più avanti, ancora in salita. Vi assicuro che quei quattro chilometri non sono stati i più difficili per le gambe, ma per la testa. Quando crediamo di aver raggiunto un obiettivo e scopriamo che manca ancora un pezzo di strada, la delusione pesa più della fatica. Per qualche minuto mi sono davvero demoralizzato, ma ormai c’era una sola cosa da fare: continuare a camminare. Alla fine sono arrivato e, appena ho messo piede dentro l’ostel...
Via Francigena: il cammino della gratitudine La prima tappa della Via Francigena mi ha portato fino a Noceto. Qui ho avuto la fortuna di conoscere una signora che mi ha accolto con grande gentilezza e mi ha consegnato le chiavi della struttura dove avrei dormito. Mentre parlavamo mi ha raccontato che quell’edificio a Costamezzana, un tempo, era la scuola elementare del paese. Oggi è chiusa perché non ci sono più bambini. Nemmeno unendo quelli dei paesi vicini si riesce a tenere aperte le classi. Quando una scuola chiude non scompare soltanto un luogo dove si studia, ma inizia lentamente a spegnersi un’intera comunità. I servizi diminuiscono, i negozi abbassano le serrande e il paese, un pezzo alla volta, si svuota. È una storia che purtroppo ho già sentito molte volte. Camminando attraverso l’Italia incontro spesso luoghi meravigliosi, ricchi di storia e di natura, ma completamente abbandonati. Mi colpisce sempre questo contrasto. Da una parte ci sono piccoli angoli di paradiso...