Quando i social raccontano i nostri sentimenti... ma gli altri leggono un'altra storia Quando sono partito per la Via Francigena avevo deciso di portare con me soltanto lo stretto necessario. Lo zaino era già abbastanza pesante e non avevo intenzione di aggiungere altro. Eppure, giorno dopo giorno, mi sono accorto che c'era qualcosa che cresceva continuamente. Non erano i chilometri, non era la stanchezza e nemmeno il peso dello zaino. Erano le emozioni. Ogni sera, dopo aver camminato sotto il sole per ore, con le gambe stanche e la testa ancora piena degli incontri fatti durante la giornata, prendevo il telefono e cercavo di raccontare quello che stavo vivendo. Non scrivevo per insegnare qualcosa a qualcuno. Scrivevo perché sentivo il bisogno di fermare quei pensieri prima che il sonno li portasse via. Molte persone mi hanno seguito con affetto. C'era chi aspettava il racconto della tappa, chi mi incoraggiava e chi mi scriveva che, leggendo quelle parole, aveva la sens...
Le persone che ti fanno arrabbiare stanno davvero parlando di loro... o di te? Durante la Via Francigena ho incontrato tantissime persone. Alcune sono rimaste con me solo il tempo di una pausa davanti a una fontanella, altre hanno condiviso qualche chilometro e altre ancora sono entrate nella mia vita lasciando un segno che porterò con me per sempre. È curioso come un cammino riesca a mettere insieme persone provenienti da Paesi diversi, con lingue, abitudini e modi di vivere completamente differenti, eppure tutti accomunati dallo stesso desiderio di arrivare a Roma. Fra tutti gli incontri che ho fatto ce n'è uno che ricordo in modo particolare. Era un pellegrino inglese e ogni volta che iniziava a parlare facevo una fatica incredibile a capire quello che mi stava dicendo. Non era l'inglese il problema, era il suo accento. Talmente stretto che spesso riuscivo ad afferrare solo qualche parola e, quando gli chiedevo di ripetere la frase, invece di rallentare o cercare un mod...