Il colore della felicità Sto scrivendo questo articolo sul treno che mi sta riportando a casa. Devo dire che, nonostante qualcuno mi avesse simpaticamente “gufato”, il treno è perfettamente in orario. Fa quasi impressione vedere il paesaggio scorrere a 300 km/h, sapendo che lo stesso tratto, solo poche ore fa, l’ho percorso a circa 6 km/h. È incredibile come il tempo cambi prospettiva quando si cammina. A piedi hai il tempo di osservare, riflettere, ascoltare. Sul treno, invece, tutto corre veloce, quasi come se la vita volesse recuperare il tempo che il cammino aveva rallentato. Ma sono proprio questi ultimi giorni a Roma che mi hanno lasciato dentro alcune riflessioni che voglio portare con me. La prima è avvenuta nell’ostello dove ho dormito l’ultima notte. Prima di ripartire mi hanno accolto con un gesto che non avevo mai vissuto: la lavanda dei piedi. Me li hanno lavati, asciugati, baciati e affidati a una preghiera, augurandomi buon cammino. Non era un gesto simbolico....
Nulla deve andare perduto Oggi la Via Francigena mi ha regalato una delle riflessioni più profonde da quando sono partito. Arrivando a Sutri sono rimasto affascinato dall’anfiteatro scavato interamente nel tufo. Ho provato a immaginare le persone che, secoli fa, sedevano su quelle gradinate. Mi sono chiesto cosa provassero, cosa sperassero e quali emozioni avessero vissuto in quello stesso luogo che oggi stavo attraversando con il mio zaino sulle spalle. Ma ciò che mi ha colpito più di tutto non è stato l’anfiteatro in sé. È stato capire come quel tufo sia stato riutilizzato nel corso dei secoli. Gli Etruschi hanno scavato la roccia. I Romani l’hanno trasformata. I cristiani hanno dato a quegli stessi luoghi un significato nuovo. Nessuno ha cancellato ciò che era stato fatto prima. Ognuno ha costruito qualcosa partendo dall’eredità ricevuta. Ed è lì che mi sono fermato a riflettere. Forse dovrebbe essere così anche per la nostra vita. Le esperienze non sono tombe da ch...