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Una vetta raggiunta tra emozioni, gratitudine e nuove strade

Il momento che ricordo con più chiarezza di quella giornata non è stato dentro l’aula dell’università.

È arrivato dopo.

Seduto a pranzo di fronte al lago di Como, con la mia famiglia accanto. Il sole rifletteva sull’acqua con quella luce morbida che solo il lago sa creare, le persone parlavano piano intorno a noi e nell’aria c’era quella calma che arriva dopo qualcosa di importante.

Dentro di me sentivo una pace profonda.

Una sensazione di gratitudine e soddisfazione che mi riempiva lentamente, come quando dopo una lunga camminata in montagna finalmente ti siedi su una panchina e guardi il panorama. Non hai più fretta. Respiri. E inizi a realizzare davvero dove sei arrivato.

Poche ore prima avevo discusso la mia tesi di psicologia all’Università di Como, dal titolo:
“Il Coaching Strategico nei contesti organizzativi: approcci teorici e contributi di ricerca.”

E mentre ero lì, con il lago davanti e le persone più importanti della mia vita vicino a me, ho sentito tutta la forza di quel momento.

Perché laurearsi a 53 anni è una soddisfazione enorme.

Non è solo una laurea.
È una storia.

Una storia fatta di cinque anni di studio, di libri letti la sera tardi, di esami preparati tra mille impegni, di momenti in cui l’energia sembrava infinita e altri in cui la stanchezza si faceva sentire.

Studiare a vent’anni è naturale.
Studiare a 53 anni è una scelta.

Una scelta che richiede organizzazione, sacrificio e anche un pizzico di testardaggine.

Ripensandoci oggi mi accorgo di quanto questo percorso mi abbia dato, non solo in termini di conoscenze ma anche di crescita personale. Ogni esame superato era come un piccolo passo in salita. A volte il sentiero era facile, altre volte sembrava più ripido del previsto.

Ma passo dopo passo, pagina dopo pagina, si arriva.

Durante la discussione della tesi ho provato un’emozione intensa, difficile da spiegare. Era come se dentro quell’aula non ci fossi solo io.

C’erano le persone che mi hanno sostenuto.

La mia famiglia, prima di tutto.
Con la loro pazienza, il loro incoraggiamento e la loro fiducia.

Ma ho sentito vicini anche i lettori di questo blog, gli ascoltatori della radio, e tutte le persone che negli anni hanno lavorato con me nei percorsi di coaching.

Anche i miei clienti, in qualche modo, erano lì con me. Perché mentre io studiavo, crescevo, mi formavo… quel percorso inevitabilmente influenzava anche il lavoro che facevamo insieme.

E in quel momento ho capito una cosa molto semplice.

Quando raggiungiamo un obiettivo importante, raramente è solo merito nostro.

Certo, servono impegno, studio e determinazione. Ma dietro ogni traguardo c’è quasi sempre una rete invisibile di persone che credono in noi.

Il sostegno reciproco è una forza enorme.

È come il carburante che permette al motore della vita di continuare a muoversi.

E l’amore — quello vero, fatto di presenza, fiducia e incoraggiamento — è probabilmente l’energia più preziosa che abbiamo.

Devo dire che nei giorni successivi ho voluto prendermi un po’ di tempo. Non ho scritto subito questo articolo. Ho lasciato che le emozioni si posassero, come la neve dopo una tempesta.

Avevo bisogno di recuperare energie e soprattutto di assaporare il momento.

Perché quando si raggiunge una vetta succede una cosa curiosa: da una parte senti una grande soddisfazione, dall’altra inizi già a guardare l’orizzonte.

E in lontananza si intravedono nuove montagne.

Lo ammetto: quell’adrenalina dello studio mi manca già un po’.

La tensione positiva prima di un esame, la curiosità di scoprire nuove idee, la sfida di capire concetti complessi e trasformarli in qualcosa di utile per le persone.

Ma so anche che quella energia non sparirà.

La vita troverà presto il modo di trasformarla in nuovi progetti, nuovi obiettivi professionali e nuove montagne da scalare.

Solo che questo… non è ancora il momento della pianificazione.

Adesso è ancora il tempo della celebrazione.

Il tempo della gratitudine.

Il tempo di riconoscere il valore di un percorso e delle persone che ne hanno fatto parte.

E quindi questo traguardo non lo sento solo mio.

È anche vostro.

Di chi mi legge, di chi mi ascolta, di chi ha creduto nel mio lavoro e ha deciso di fare un pezzo di strada insieme a me.

Grazie davvero per la fiducia.

Perché se è vero che ogni cammino richiede impegno personale, è altrettanto vero che nessuno arriva lontano completamente da solo.

E a volte, quando ci fermiamo un attimo a guardare il panorama, ci accorgiamo che il viaggio è stato bello soprattutto per le persone che hanno camminato accanto a noi.

Loris Bonomi

Approfondimento Psicologico

La psicologia ci dice che gli esseri umani raggiungono i loro obiettivi con maggiore facilità quando sentono di far parte di una rete di relazioni significative. Il sostegno emotivo, la fiducia e il riconoscimento delle persone intorno a noi aumentano la motivazione e la capacità di affrontare le difficoltà. Non è solo una questione di talento o di forza di volontà: la crescita personale è quasi sempre un processo condiviso. Quando sappiamo che qualcuno crede in noi, il nostro cervello attiva più facilmente energie, perseveranza e resilienza. In fondo, la vita funziona un po’ come una cordata in montagna: ognuno cammina con le proprie gambe, ma la presenza degli altri rende il percorso più sicuro e spesso anche più bello.

www.camminandoconuncoach.it

    

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