Il Viaggio dell’Eroe a Catania: quando il
Coaching diventa esperienza vera (tra emozioni, scuola e crescita personale)
Ieri sera ho archiviato i foglietti, quelli pieni
di testimonianze, pensieri e piccoli pezzi di verità che i ragazzi hanno
lasciato durante questa esperienza formativa. Li ho presi in mano uno alla
volta e, mentre li rileggevo, è successo qualcosa di strano ma bellissimo: è
come se fossi tornato lì. Stesse sensazioni, stessi sguardi, stessa energia
nell’aria. Un po’ come quando senti una canzone e in un attimo ti ritrovi
dentro a un ricordo preciso. Ho rivissuto le risate, quelle spontanee, ma anche
i silenzi, quelli pieni, quelli che dicono più di tante parole. E mi sono
ritrovato a pensare a quanto sia importante la comunicazione, ma non quella
perfetta, costruita, da manuale. Quella vera. Quella che arriva anche senza
parlare troppo. E soprattutto ho sentito forte quanto faccia la differenza
avere accanto persone che ti ispirano, che ti vedono davvero e che, in qualche
modo, ti aiutano a crescere anche senza accorgertene.
A Catania, all’Istituto G.B. Vaccarini, sulla
carta erano due giorni di formazione. Ma la verità è che è stato un viaggio. Di
quelli che non fai con uno zaino sulle spalle, ma con quello che ti porti
dentro. All’inizio c’era quella distanza naturale, quella specie di “studio la
situazione” che abbiamo tutti quando entriamo in qualcosa di nuovo. È come
quando entri in acqua piano piano: prima senti freddo, poi inizi ad abituarti.
Abbiamo iniziato con attività semplici, giochi, esercizi, momenti di confronto,
ma sotto la superficie stava già succedendo altro. Qualcuno iniziava a fidarsi,
qualcuno trovava il coraggio di esporsi un po’ di più, qualcuno lasciava cadere
una maschera.
Poi sono arrivati quei momenti che non puoi
programmare. Quelli in cui ti fermi e senti davvero cosa sta succedendo.
Durante le camminate di Camminando con un Coach lo dico spesso: le
emozioni non vanno bloccate, vanno attraversate. E in quei due giorni le
abbiamo attraversate davvero. Si vedevano negli occhi dei ragazzi, si sentivano
nel modo in cui parlavano, ma anche in come stavano in silenzio. E si
percepivano negli insegnanti, nella loro presenza, nella fiducia che hanno
scelto di dare. E sì, anche in noi. Perché quando lavori con le persone non
puoi restare fuori: o entri davvero oppure stai solo facendo scena. E lì
nessuno stava facendo scena.
Ci sono gruppi che partecipano e gruppi che si
mettono in gioco. La mia terza B è stata così: non perfetta, ma vera. E quando
c’è verità succede qualcosa che non puoi spiegare con le parole. È come
accendere un fuoco in una stanza: non devi convincere nessuno che c’è calore,
lo sentono tutti. Questa esperienza non è nata da una sola persona, ma da un
intreccio di energie, di persone che hanno creduto, che hanno aperto le porte,
che si sono messe in discussione. Un grazie sincero ad Agnese Giannoni, all’ASI
Settore Cultura e Coaching e agli insegnanti che hanno scelto di esserci
davvero.
E poi è arrivata la musica, e lì è cambiato il
ritmo di tutto. Filippo Novani ha preso le emozioni dei ragazzi e le ha
trasformate in qualcosa di concreto, in parole, in suono, in identità. È stato
come vedere qualcosa di invisibile diventare reale. Insieme ai colleghi abbiamo
portato ognuno il proprio modo di stare in aula, diverso ma autentico, perché
non esiste un modo giusto, esiste un modo vero. È come un’orchestra: non serve
suonare tutti la stessa nota, serve esserci davvero con la propria.
A un certo punto è stata citata una frase da
Marco D’alò: “Mi piacciono i piani ben riusciti.” E sì, questo lo è stato. Non
perché fosse perfetto, ma perché era vero. Catania ci ha accolti con un calore
che non ha bisogno di spiegazioni e ci ha dato qualcosa di prezioso: la
possibilità di lavorare con i giovani. E quando lavori con i giovani non stai
solo insegnando, stai seminando. E mentre ieri sera mettevo via quei foglietti
e ripercorrevo mentalmente la incredibile visualizzazione che Gabriele Bani ha
preparato per questo progetto, ho pensato proprio a questo: i semi non fanno
rumore, ma lavorano lo stesso. E prima o poi qualcosa cresce. Se anche tu senti
che è il momento di fare un piccolo passo dentro di te, non serve fare qualcosa
di enorme, parti da una cosa semplice: ascolta davvero quello che provi, perché
è da lì che inizia ogni cambiamento.
Loris Bonomi
Approfondimento Psicologico
Esperienze come questa attivano quello che in
psicologia si chiama apprendimento emotivo. Significa che non impariamo davvero
solo quando capiamo qualcosa con la testa, ma quando lo sentiamo. Quando una
persona si sente vista e ascoltata, il suo sistema emotivo si rilassa e si
apre, rendendo più facile il cambiamento. Per questo le esperienze pratiche,
vissute in prima persona, hanno un impatto così forte: è un po’ come imparare
ad andare in bici, puoi leggere tutto quello che vuoi, ma finché non sali e inizi
a pedalare, non sarà mai la stessa cosa.
