Dare
tutto e non ricevere nulla: quando una relazione non è il tuo terreno
C’è un’immagine che mi è rimasta dentro mentre
preparavo la puntata di questa sera a Dottor Coach su Rete Radio Azzurra, una
di quelle immagini semplici che però quando le senti davvero ti fanno fermare,
come quando senti l’odore della terra bagnata dopo la pioggia e per un attimo
ti perdi lì
Immagina una pianta, la annaffi ogni giorno, le
dai luce, la guardi, quasi ci parli, le dedichi tempo e attenzione, eppure non
cresce, resta ferma, immobile, come se tutto quello che fai non bastasse mai, e
poi accanto ce n’è un’altra, a cui dedichi meno, quasi ti dimentichi di lei,
eppure cresce, forte, viva, piena, e allora ti chiedi com’è possibile, ti
chiedi dove stai sbagliando, ma la risposta è molto più semplice di quanto
pensi, perché non era il tuo impegno il problema, era il terreno
E se ci pensi un attimo, questa immagine parla
anche di te, parla di quello che succede nelle relazioni, perché quante volte
ti sei trovato a dare, dare, dare, tempo, energie, pensieri, attenzioni, e
dall’altra parte hai ricevuto silenzio oppure piccole briciole che sembravano
qualcosa ma non lo erano davvero, e lì scatta qualcosa dentro, quasi
automatico, inizi a pensare che devi fare di più, che devi capire meglio, che
devi aspettare ancora un po’, che forse se dimostri di più le cose cambieranno,
ma la verità è un’altra, ed è una verità che all’inizio fa male ma poi libera,
non tutte le persone sono fatte per crescere con te, non perché siano sbagliate
ma perché non sono giuste per te
E qui entra uno degli errori più comuni, uno di
quelli che vedo ogni giorno, quello di confondere la perseveranza con l’amore,
perché ci hanno insegnato che se tieni davvero a qualcuno devi lottare, devi
restare, devi insistere, ma nessuno ci ha insegnato a fermarci e chiederci se
anche l’altro sta facendo la stessa cosa, perché se sei l’unico a portare
avanti la relazione, se sei l’unico a cercare, a sistemare, a tenere insieme
tutto, allora non è amore, è fatica emotiva, è come portare una valigia pesante
da solo, all’inizio resisti, stringi i denti, vai avanti, ma poi le spalle
iniziano a cedere e ti ritrovi svuotato
E allora arriva una verità che spaventa ma che
allo stesso tempo libera, l’amore unilaterale non è amore, è tensione, è come
tenere in piedi una tenda da solo, finché hai forza regge ma prima o poi ti
crolla addosso, e a quel punto capisci che non puoi continuare così, che devi
cambiare qualcosa
Ed è proprio qui che entra il cuore della puntata
di questa sera, lasciare spazio, che non significa diventare freddi o
distaccati ma significa smettere di fare tutto tu, fare un passo indietro e
osservare cosa succede davvero quando non riempi più ogni silenzio, perché in
quel momento succede qualcosa di molto chiaro, chi è interessato si avvicina e
chi non lo è sparisce, e lo so che questa parte fa paura, perché dentro arriva
subito quella voce che ti dice e se poi resta il vuoto, e se poi non c’è nessuno,
ma prova a pensarla così, è come una stanza piena di cose vecchie, finché non
la svuoti non puoi metterci niente di nuovo
E quel vuoto che tanto spaventa in realtà è
spazio, spazio per respirare, spazio per tornare a te, spazio per sentire cosa
ti fa stare davvero bene, perché quando smetti di inseguire succede qualcosa
che pochi si aspettano, torni a respirare, torni a fare cose che ti piacciono,
torni a sentirti stabile, non sei più lì ad aspettare un messaggio per decidere
come stai, non sei più appeso alle risposte degli altri, e questa sensazione ha
un nome molto semplice, si chiama libertà
E poi succede anche qualcosa di ancora più
interessante, perché quando non hai più bisogno di essere scelto inizi ad
attirare chi ti sceglie davvero, perché non emani più bisogno ma presenza, e la
presenza si sente, arriva senza sforzo
Però c’è un punto importante che non possiamo
ignorare, perché queste dinamiche non nascono oggi, nascono molto tempo fa,
quando eri piccolo, quando hai imparato senza accorgertene che per ricevere
amore dovevi fare qualcosa in più, magari essere bravo, magari aspettare,
magari capire gli altri prima di te stesso, e lì dentro si è formata una frase
silenziosa che ancora oggi guida tante scelte, se mi impegno abbastanza verrò
scelto
In psicologia questo ha un nome, si chiama
attaccamento, ed è il modo in cui abbiamo imparato a vivere le relazioni, c’è
chi ha imparato a stare con serenità, senza bisogno di rincorrere, e c’è chi
invece sente sempre quel bisogno di conferme che lo porta a inseguire o al
contrario a scappare quando le cose diventano profonde, e poi ci sono anche
situazioni più confuse, dove vuoi qualcuno vicino ma allo stesso tempo lo
respingi, come se dentro ci fosse una lotta continua
Ma la cosa più importante è questa, non è colpa
tua se hai imparato così, ma oggi è responsabilità tua scegliere se continuare
o cambiare, perché oggi puoi fermarti, osservarti e iniziare a stare dove vieni
scelto senza fatica
E allora questa sera a Dottor Coach torniamo su
questo tema, perché non è teoria ma è vita vera, è quello che senti quando
aspetti un messaggio, quando giustifichi un’assenza, quando continui a dare
anche se dentro senti che stai perdendo qualcosa, e forse oggi è il momento
giusto per iniziare a vedere tutto questo con più chiarezza, perché quando
inizi a vedere davvero non puoi più far finta di niente
E allora ti lascio con questo pensiero, non devi
convincere nessuno a restare, non devi rincorrere per essere visto, chi ti
vuole nella sua vita trova il modo e chi non lo trova ha già dato una risposta,
e forse è proprio da lì che inizia qualcosa di nuovo, qualcosa di più leggero,
qualcosa di finalmente tuo.
Loris Bonomi
Approfondimento Psicologico
La teoria dell’attaccamento, sviluppata da John Bowlby, spiega come le prime
relazioni vissute nell’infanzia influenzino profondamente il modo di vivere i
legami in età adulta. Studi successivi, come quelli di Mary Ainsworth (1978),
hanno individuato diversi stili di attaccamento: sicuro, ansioso, evitante e
disorganizzato. Le persone con attaccamento sicuro tendono a vivere relazioni
più stabili e soddisfacenti, mentre gli stili insicuri possono portare a
dinamiche di dipendenza, evitamento o instabilità emotiva. Studi più recenti,
come quelli di Mikulincer e Shaver (2007), evidenziano però che questi modelli
non sono permanenti: attraverso consapevolezza e nuove esperienze relazionali è
possibile modificarli e costruire relazioni più sane ed equilibrate.
