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Quando Dai Troppo agli Altri e Perdi Chi Ami Davvero

C’è un odore che Mara non dimentica mai, quello del sugo della domenica che riempie la casa dei suoi genitori, denso, caldo, avvolgente, con le voci che si sovrappongono e le risate che sembrano coprire tutto, un ambiente pieno, vivo, quasi perfetto se lo guardi da fuori, eppure dentro quella scena così familiare c’era qualcosa che piano piano si stava spegnendo, perché mentre tutto era rumoroso e pieno, suo marito era seduto in silenzio con lo sguardo basso e sua figlia scorreva distrattamente lo schermo del tablet con quell’aria assente di chi è presente solo con il corpo ma non con il cuore, e Mara invece sorrideva, sempre, disponibile, attenta, pronta a dire “sì, restiamo ancora un po’, tanto non abbiamo fretta”, ma quella frase nascondeva una verità che nessuno diceva ad alta voce, perché qualcuno quella fretta ce l’aveva, solo che non veniva ascoltata.

Quando Mara è arrivata da me non parlava della sua famiglia, non parlava di quel disagio sottile che si respirava nelle sue giornate, parlava di stanchezza, di sentirsi sempre di corsa, di non avere mai tempo per sé, e a un certo punto mi ha detto una frase che mi è rimasta impressa “io do tanto agli altri ma non mi sento mai davvero appagata” ed è proprio lì che abbiamo iniziato a guardare meglio, perché Mara era una di quelle persone che ci sono sempre, per tutti, per la famiglia di origine, per le amiche, per chiunque avesse bisogno, era quella che organizza, che ascolta, che aiuta, che non si tira mai indietro, quella su cui puoi contare sempre, ma mentre costruiva questo ruolo così forte e così apprezzato stava perdendo qualcosa di molto più importante senza accorgersene.

Aveva creato una specie di equilibrio invisibile, un gioco sottile in cui doveva dimostrare continuamente di essere indispensabile, una figlia perfetta, un’amica presente, una persona su cui gli altri potevano contare, e ogni volta che qualcuno le diceva “meno male che ci sei tu” era come ricevere una piccola conferma, un riconoscimento che la faceva sentire vista, ma quel bisogno di essere riconosciuta la portava a dare sempre di più, senza accorgersi che quel tempo, quell’energia, quella presenza li stava togliendo proprio a chi non glieli chiedeva, perché suo marito e sua figlia non la rincorrevano, non la chiamavano continuamente, non pretendevano, semplicemente aspettavano.

E qui c’è un passaggio importante, perché spesso pensiamo che l’amore si dimostri dando tanto, facendo tanto, sacrificandosi, ma non ci accorgiamo che a volte stiamo solo rincorrendo qualcosa, non una persona ma una sensazione, quella di essere necessari, di essere importanti, di essere scelti, e mentre rincorriamo questa sensazione succede una cosa sottile ma potente, ci allontaniamo da noi stessi e da ciò che conta davvero

Le giornate di Mara erano piene, dense, organizzate intorno agli altri, pranzi lunghi, telefonate infinite, attenzioni continue, e nel frattempo la sua vera famiglia diventava uno sfondo, qualcosa di stabile, di sicuro, talmente sicuro da essere dato per scontato, e questo è il punto in cui molte relazioni iniziano a consumarsi senza fare rumore, perché non sempre le relazioni finiscono con litigi o rotture, a volte si spengono lentamente nel silenzio, nell’abitudine, nella distanza che cresce mentre nessuno la nomina.

Ricordo ancora quando le ho fatto una domanda semplice “Mara ma tu dove ti senti davvero a casa” e lei è rimasta in silenzio, un silenzio pieno, di quelli che ti fanno guardare dentro, e poi ha risposto piano “a casa mia, con mio marito e mia figlia” e allora le ho detto “allora perché passi così tanto tempo altrove a rincorrere qualcosa che non ti riempie davvero” ed è stato in quel momento che qualcosa si è mosso dentro di lei, perché ha iniziato a vedere non più le giustificazioni, non più le abitudini, ma la realtà.

Ha capito che stava rincorrendo approvazione, che stava cercando fuori una conferma che dentro non sentiva abbastanza, e questa è una cosa che succede spesso, la mente costruisce mille spiegazioni, ti dice che lo fai per gli altri, che è giusto così, che è normale, ma il corpo lo sa, lo sente quando qualcosa non torna, quando dai troppo da una parte e troppo poco dall’altra, quando corri da solo in una relazione e dall’altra parte nessuno si muove davvero.

E allora ha iniziato a fermarsi, poco alla volta, senza strappi ma con consapevolezza, ha iniziato a dire qualche no, a tornare prima a casa, a scegliere dove mettere la sua energia, e all’inizio è stato difficile perché il senso di colpa era forte, come se stesse togliendo qualcosa agli altri, ma in realtà stava restituendo qualcosa a sé stessa, stava tornando a essere presente dove prima era solo fisicamente ma non emotivamente.

Con il tempo Mara ha iniziato a sentire un cambiamento, le sue giornate erano meno piene ma più vere, le conversazioni con il marito più profonde, gli sguardi con sua figlia più presenti, e quella sensazione di appagamento che cercava fuori ha iniziato a nascere dentro, perché ha smesso di inseguire e ha iniziato a scegliere, e questa è una delle trasformazioni più importanti che possiamo fare, passare dal bisogno di essere scelti alla capacità di scegliere.

Perché alla fine la verità è semplice anche se spesso facciamo fatica ad accettarla, chi vuole esserci c’è, non serve inseguire, non serve convincere, non serve dimostrare continuamente il proprio valore, e quando smetti di correre dietro a tutto e a tutti inizi a vedere davvero chi cammina verso di te, e forse la domanda più importante da portarti via da questa storia è questa, dove stai investendo il tuo tempo e cosa stai trascurando senza accorgertene, perché a volte non perdiamo le persone importanti, le diamo semplicemente per scontate mentre siamo impegnati a rincorrere qualcosa che non ci riempirà mai davvero.

Loris Bonomi

Approfondimento psicologico:

Dal punto di vista psicologico, il comportamento di Mara è collegato a quello che viene definito bisogno di approvazione e schema di iper-responsabilità emotiva, un modello che porta la persona a sentirsi valida solo quando è utile agli altri, questo porta nel tempo a relazioni sbilanciate in cui si dà molto più di quanto si riceve e si trascurano i propri bisogni emotivi più autentici, diversi studi in ambito psicologico, come quelli di Young sugli schemi maladattivi precoci e le ricerche di Deci e Ryan sulla Self-Determination Theory, mostrano come il bisogno eccessivo di approvazione esterna sia legato a una minore percezione di benessere e a una dipendenza dalle conferme altrui, mentre lo sviluppo di autonomia emotiva e confini sani favorisce relazioni più equilibrate e soddisfacenti, lavorare su questi aspetti significa imparare a riconoscere il proprio valore indipendentemente da ciò che si fa per gli altri e costruire legami basati sulla reciprocità e sulla presenza autentica piuttosto che sul sacrificio continuo.

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