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Rabbia: da Nemica a Bussola Interiore

C’è un momento preciso, lo riconosci subito. Il cuore accelera, il respiro si accorcia, le spalle si irrigidiscono come se qualcuno avesse tirato un filo invisibile. Magari sei in macchina, o in cucina, o al lavoro… e qualcuno dice o fa “quella cosa lì”. Boom. Parte la rabbia.

È calda, improvvisa, quasi rumorosa dentro. E se ti fermi un attimo, la senti proprio: pulsa, spinge, chiede spazio.

Oggi camminiamo insieme dentro una di quelle emozioni che abbiamo imparato a chiamare “negative”. Ma facciamo subito chiarezza: le emozioni negative, in realtà, non esistono. Esistono emozioni utili, segnali. Come le spie sul cruscotto della macchina. Quelle che di solito etichettiamo come “negative”? Rabbia, paura, tristezza, ansia, gelosia, invidia, senso di colpa, vergogna. Non sono errori. Sono messaggi.

La paura ti dice: “Attento, proteggiti”.
La tristezza ti sussurra: “Hai bisogno di fermarti”.
La rabbia invece… la rabbia urla: “Qualcosa non va, reagisci!”.

Qualche giorno fa parlavo con una persona che mi ha detto: “Io conosco gente che ha un talento incredibile… riesce sempre a farmi arrabbiare”. E gli ho risposto sorridendo: “Guarda che quello non è il loro unico talento. Il vero dono è che riescono a controllarti”. Perché è vero. Quando qualcuno riesce a farti perdere il controllo, in quel momento sta guidando lui. Sta scegliendo al posto tuo. E diciamolo chiaramente: non è quello che vogliamo.

Spesso ci dicono: “Devi imparare a gestire le emozioni”. Ma suona un po’ come dire al mare di smettere di fare le onde. Non funziona. Le emozioni non si gestiscono. Si capiscono. Non puoi evitare di provare rabbia. Ma puoi evitare che sia lei a decidere cosa fai dopo. Immagina questo: sei davanti a qualcuno che ti provoca. Dentro senti salire quella fiammata. A quel punto hai due strade. La prima è quella automatica: reagisci subito. Rispondi male, alzi la voce, dici cose che magari nemmeno pensi davvero. È come premere “invio” senza rileggere il messaggio. La seconda strada è diversa. La rabbia arriva comunque, ma tu fai un piccolo filtro. Un micro-secondo in cui ti dici: “Ok, sto provando questo… ma cosa voglio fare davvero?”.

Quello è il momento in cui riprendi il volante.

E qui entra in gioco una cosa fondamentale: i trigger. Quei “tasti” che, quando qualcuno li tocca, fanno partire tutto il sistema. Ognuno ha i suoi valori che vengono calpestati. C’è chi si accende quando si sente ignorato, chi quando viene criticato, chi quando percepisce ingiustizia. E sai qual è la parte più interessante? Le persone che ti fanno arrabbiare di più… spesso stanno semplicemente premendo un tasto che era già lì. Non lo fanno sempre apposta. Ma il risultato non cambia: ti stanno mostrando qualcosa. È un po’ come quelle capre che, quando si spaventano, si irrigidiscono e cadono come statue. Se non hai mai visto un video, cercalo: è impossibile non ridere. Ma in realtà quello è un meccanismo di sopravvivenza, una risposta automatica. Anche noi abbiamo le nostre “cadute da capra”. Solo che invece di irrigidirci, esplodiamo.

La buona notizia? Possiamo imparare a riconoscere quel momento prima della caduta. E piano piano, invece di reagire… iniziamo a rispondere. Non è questione di diventare freddi o distaccati. Anzi. È il contrario. È diventare più consapevoli.

Perché quando inizi a capire cosa ti fa arrabbiare, quando, quanto e perché… stai iniziando a conoscere davvero te stesso. E a quel punto succede qualcosa di curioso: anche le persone che prima vedevi come “nemici”… iniziano a diventare, in un certo senso, maestri. Non perché sia giusto quello che fanno. Ma perché ti stanno indicando un punto dentro di te che chiede attenzione.

Forse è un confine che non hai mai messo.
Forse è una ferita vecchia.
Forse è qualcosa che hai sempre evitato.

E allora, invece di dire solo “questa persona mi fa arrabbiare”, puoi iniziare a chiederti: “Cosa sta toccando dentro di me?”. È lì che cambia tutto. Alla fine, non si tratta di non provare rabbia. Si tratta di non farsi guidare da lei. Perché la rabbia può essere un fuoco che distrugge… oppure una luce che illumina.

Dipende da come la usi.

E il bello è che questa scelta, ogni volta, è tua.

Loris Bonomi

Approfondimento Psicologico

In psicologia, la rabbia è considerata un’emozione primaria, con una funzione precisa: segnalare una minaccia, un’ingiustizia o un confine violato. Non è un problema da eliminare, ma un’informazione da interpretare. Gli approcci più efficaci, come la terapia cognitivo-comportamentale, aiutano a riconoscere i pensieri automatici che alimentano la reazione impulsiva e a creare uno spazio tra stimolo e risposta. È proprio in quello spazio che nasce la libertà di scegliere come agire, invece di reagire in modo automatico

www.camminandoconuncoach.it

  

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