“Sono fatto così” e “Non sono
pronto”: le due bugie che ti tengono fermo (e ti allontanano dalla crescita
personale)
Ci sono frasi che sembrano leggere, quasi
innocenti. Le diciamo senza accorgercene, come quando respiri: automatico.
Eppure, se ti fermi davvero ad ascoltarle, capisci che non sono solo parole.
Sono rifugi. Sono nascondigli.
Oggi voglio parlarti di due frasi che, se sono
sincero, ho usato anche io tante volte nella mia vita: “sono fatto così” e “non
sono pronto”. Per anni mi sono sembrate normali, quasi giuste. In realtà erano
il modo più elegante che avevo trovato per non crescere e per restare nella
famosa zona di comfort.
Partiamo dalla prima: “sono fatto così”. Detta
così sembra una presa di posizione, quasi un’affermazione di identità. Ma a
guardarci bene, è più una chiusura che un’affermazione. È come mettere un punto
dove invece servirebbe una virgola.
Col tempo ho iniziato a vederla per quello che è:
una frase profondamente limitante e, in un certo senso, anche egoistica. Perché
quando dici “sono fatto così”, stai implicitamente dicendo che non hai
intenzione di cambiare. E fin qui può sembrare una scelta personale. Ma sotto
sotto succede qualcosa di più sottile: ti metti su un gradino più alto.
È come se dicessi: “io sto bene così”. E se
qualcuno prova a farti notare qualcosa, a darti un punto di vista diverso,
nella tua testa parte subito un confronto. Se io sono giusto così, allora chi
non la pensa come me… sta sbagliando. Magari non lo dici ad alta voce, ma lo
senti dentro.
E così si crea una distanza. Tu da una parte, gli
altri dall’altra.
La cosa più interessante è che nella nostra mente
tendiamo quasi sempre a considerarci nel “giusto”. È automatico. Finché però
non succede qualcosa che ti fa aprire gli occhi davvero. Quando inizi a
osservare gli altri con più attenzione, con più umiltà, scopri una cosa che
spiazza: gli altri non sono peggio. Gli altri sono pieni di risorse, di
intelligenza, di modi diversi – e spesso bellissimi – di vedere la vita.
Ed è lì che quella frase inizia a scricchiolare.
“ Sono fatto così” diventa improvvisamente
stretta, come un vestito che non ti rappresenta più. Ti accorgi che non è
identità, è una gabbia. Una gabbia comoda, certo, ma pur sempre una gabbia.
Poi c’è l’altra frase: “non sono pronto”.
Questa è ancora più subdola. Perché suona bene.
Sembra una frase responsabile, quasi saggia. Come se stessi aspettando il
momento giusto, il momento perfetto.
Ma se vai un po’ più a fondo, scopri cosa c’è
davvero dentro: paura.
Paura del giudizio, paura di non essere
abbastanza, paura di metterti davvero in gioco. È come se dicessi a te stesso:
“rimango qui, perché là fuori è troppo”.
E nella tua testa iniziano a girare pensieri
familiari: gli altri sono meglio di me, chissà cosa penseranno, e se sbaglio, e
se faccio una figuraccia. Così resti fermo. In attesa.
È come stare sul bordo di una piscina. Sai che
prima o poi dovrai entrare, ma continui a rimandare. Metti un piede dentro, poi
lo togli. Aspetti che l’acqua sia perfetta. Solo che l’acqua non sarà mai
perfetta.
La verità è semplice, anche se un po’ scomoda: non
sarai mai pronto prima di iniziare.
Diventi pronto mentre fai le cose. Mentre sbagli,
mentre ti senti impacciato, mentre attraversi quelle sensazioni che tanto
volevi evitare. È lì che nasce la vera sicurezza.
Quando metti insieme queste due frasi, il
risultato è potente… ma nel senso sbagliato. Da una parte non cambi perché “sei
fatto così”, dall’altra non inizi perché “non sei pronto”. E così resti fermo.
Nella tua zona di comfort.
Che poi, a dirla tutta, così comoda non è. È solo
conosciuta. È prevedibile. E proprio per questo ci resti.
La crescita invece sta appena fuori. Non lontano,
non irraggiungibile. Appena oltre quel piccolo disagio che cerchi sempre di
evitare.
Oggi posso dire con una certa tranquillità che
queste due frasi non fanno più parte del mio modo di parlare. Non perché sia
diventato perfetto, ma perché ho capito cosa nascondevano davvero.
E allora ti lascio con una domanda semplice: quale
delle due stai usando ancora, magari senza accorgertene?
Perché a volte basta cambiare una frase… per
iniziare a cambiare direzione.
Loris Bonomi
Approfondimento
Psicologico
Dal punto di vista psicologico, frasi come “sono
fatto così” e “non sono pronto” rappresentano dei veri e propri meccanismi di
difesa. Servono a proteggerci da emozioni scomode come paura, insicurezza e
senso di inadeguatezza. “Sono fatto così” è legato a una mentalità fissa, cioè
la convinzione che le proprie capacità e caratteristiche siano immutabili.
Questo porta a evitare il cambiamento e riduce la possibilità di crescita. “Non
sono pronto”, invece, è spesso collegato alla paura del giudizio e del fallimento:
si rimane fermi per evitare di mettersi in gioco. La psicologia suggerisce che
sviluppare una mentalità di crescita e iniziare ad agire, anche con piccoli
passi, permette di costruire fiducia reale attraverso l’esperienza diretta.
