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Camminare per Decidere: perché i passi aiutano a trovare la strada dentro di noi

Ci sono momenti nella vita in cui stare fermi fa più rumore del movimento. Momenti in cui il soffitto di casa sembra abbassarsi, i pensieri girano in tondo come mosche contro un vetro e ogni decisione pare troppo pesante. E allora succede una cosa antica quanto l’uomo: si esce a camminare.

Il rumore delle scarpe sulla ghiaia, l’odore del bosco umido dopo la pioggia, il fiato che cambia ritmo durante una salita, il vento fresco che accarezza il viso… è come se il corpo, passo dopo passo, iniziasse lentamente a fare spazio anche nella mente.

Forse è proprio da lì che nasce “Camminando con un Coach”. Non da una teoria studiata sui libri, ma dalla vita vera. Dalle Dolomiti, dagli scarponi consumati e dagli incontri che arrivano quando hai bisogno di ritrovarti. Anni fa attraversavo un periodo in cui mi sembrava che il mondo ce l’avesse con me. Ero arrabbiato, stanco, confuso. Dentro avevo rumore. Fu allora che incontrai gli alpini di Carisolo, guidati da Dino Pedretti e dai suoi amici. Uomini semplici, forti, abituati alla montagna e al silenzio. Con loro ho camminato tra sentieri, rocce e rifugi, ma soprattutto dentro me stesso.

Ricordo ancora certe mattine fredde, quando il sole sbucava lentamente dietro le cime e noi partivamo senza bisogno di parlare troppo. In montagna impari una cosa importante: il passo giusto non è quello veloce, ma quello costante. E forse vale anche per la vita.

Molte delle decisioni più importanti della mia esistenza non le ho prese seduto davanti a una scrivania. Le ho prese camminando.

Ed è incredibile accorgersi di quanto questa cosa oggi stia diventando sempre più comune. Persone che partono per il Cammino di Santiago dopo una separazione. Uomini e donne che scelgono di fare trekking dopo un lutto, un burnout, una crisi personale. Altri ancora che iniziano semplicemente a camminare ogni sera per schiarirsi le idee. A volte il cammino è fisico, altre volte è spirituale, altre ancora è semplicemente un bisogno di respirare lontano dal rumore del mondo.

Per questo oggi sento che la strada che ho scelto è quella giusta. Perché camminare non è solo una metafora della vita. È qualcosa di concreto. È un gesto fisico che rompe la routine e porta la mente in uno stato diverso. Quando ci muoviamo nella natura succede qualcosa: il cervello rallenta, il corpo si alleggerisce, le tensioni iniziano a sciogliersi. I problemi non spariscono magicamente, ma smettono di sembrare muri invalicabili.

Molti parlano delle endorfine, quelle sostanze che il corpo produce durante il movimento e che ci fanno stare meglio. Forse è quello. Oppure forse è il fatto che mentre cammini lasci andare qualcosa. Scarichi peso. Ti ossigeni davvero, ma non solo nei polmoni: anche nei pensieri.

Quando accompagno i miei clienti nei percorsi di coaching all’aperto me ne accorgo continuamente. La natura aiuta il cambiamento. Non soltanto perché io utilizzo metafore, sentieri, salite o ostacoli per fare esercizi interiori. Ma perché il contesto stesso lavora insieme a noi. Una salita diventa il simbolo di una fatica personale. Un ponte rappresenta un passaggio da attraversare. Un bivio costringe a scegliere. E mentre il corpo si muove, anche le emozioni iniziano lentamente a sbloccarsi.

Ci sono persone che durante una camminata riescono a dire cose che in una stanza non riuscirebbero mai a raccontare. Forse perché camminare toglie la pressione dello sguardo diretto. Non sei lì fermo davanti a qualcuno che ti osserva. Sei accanto. State andando nella stessa direzione. E questo cambia tutto.

Ripensandoci, anche mio padre faceva così. Quando doveva prendere una decisione importante usciva a camminare. All’epoca non ci facevo troppo caso, oggi invece mi domando se certe cose si tramandino davvero. Magari non nel DNA, ma attraverso esempi silenziosi. O forse Jung aveva ragione quando parlava di quell’intelligenza collettiva profonda che accomuna tutti gli esseri umani. Perché in fondo il cammino appartiene a tutti. È uno dei gesti più antichi che abbiamo.

Camminare significa andare verso qualcosa, ma anche lasciare qualcosa alle spalle.

E forse oggi, in un mondo che ci vuole sempre veloci, iperconnessi e pieni di notifiche, tornare a usare i piedi è un piccolo atto rivoluzionario. Perché mentre cammini non puoi accelerare la vita. Puoi solo ascoltarla.

Io continuo a credere che certi sentieri abbiano il potere di guarire. Non perché cancellino il dolore, ma perché ti aiutano a guardarlo da un’altra prospettiva. E a volte basta questo per ripartire.

Se senti di essere fermo in un momento della tua vita, forse non hai bisogno subito di una risposta. Forse hai bisogno di un sentiero.

Loris Bonomi

Approfondimento Psicologico

Dal punto di vista psicologico, il movimento ha un effetto molto potente sulla mente. Camminare stimola aree del cervello collegate alla creatività, alla regolazione delle emozioni e alla capacità di prendere decisioni. Non è un caso che molte persone trovino chiarezza durante una passeggiata. Quando il corpo entra in movimento, il sistema nervoso tende a ridurre lo stato di tensione e allerta, permettendo ai pensieri di fluire in modo più ordinato. Inoltre la natura aiuta a diminuire stress e sovraccarico mentale, favorendo una sensazione di calma e presenza. Anche per questo oggi sempre più approcci psicologici e di coaching utilizzano il cammino come strumento di consapevolezza, crescita personale e cambiamento interiore.

 👉 Vieni a camminare con noi: https://www.camminandoconuncoach.it

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