Passa ai contenuti principali



Se Non Scegli Tu la Direzione della Tua Vita, Lo Farà Qualcun Altro: La Storia di Marco e della Cartina Topografica

C’era una cosa che qualche anno fa portavo spesso durante le sessioni di coaching all’aperto: una vecchia cartina topografica. La tiravo fuori mentre camminavamo nei sentieri, magari seduti su un tronco nel bosco o appoggiati a una staccionata con il vento fresco sulla faccia. La carta aveva quell’odore particolare di montagna e zaino vissuto, e ogni linea raccontava una direzione possibile. La usavo come metafora della vita, perché quando guardi una cartina la prima domanda non è “Dove voglio andare?”, ma “Dove mi trovo adesso?”.

Ricordo ancora Marco — lo chiamerò così — un cliente con cui ho lavorato alcuni anni fa. Stavamo camminando lungo un sentiero sterrato, il rumore dei passi sulla ghiaia rompeva il silenzio del bosco, e a un certo punto gli chiesi: “Secondo te… in che punto della tua vita sei?”. Lui rimase zitto per qualche secondo, poi sorrise amaramente e disse: “Il problema è che non so nemmeno se questa strada l’ho scelta io”. Quella frase mi è rimasta dentro, perché a volte succede proprio così. La vita decide per noi. Ma ancora più spesso sono le persone attorno a noi a decidere lentamente la nostra direzione. Senza cattiveria magari, con buone intenzioni, con frasi come “È più sicuro così”, “Non rischiare”, “Accontentati”, “Pensa a sistemarti”. E senza accorgercene iniziamo a vivere dentro una realtà che non sentiamo davvero nostra. È un po’ come indossare i vestiti di qualcun altro: all’inizio ti adatti, poi inizi a sentirti stretto, fuori posto, ma continui comunque.

Marco era arrivato proprio lì. Aveva una vita apparentemente a posto, un lavoro stabile, una routine precisa, tutto organizzato, ma dentro sentiva una stanchezza difficile da spiegare. Non era stanchezza fisica. Era qualcosa di più profondo. Era la fatica di vivere una vita che non gli assomigliava più. E credo che una delle cose più frustranti in assoluto sia proprio questa: ritrovarsi nei panni di una persona che non senti di essere. Molti pensano che il problema sia non sapere cosa fare nella vita, ma spesso il problema è un altro: non ci fermiamo mai abbastanza per capire se la direzione che stiamo seguendo è davvero nostra. Viviamo per automatismi, per abitudine, per paura di deludere qualcuno, per sicurezza. E attenzione: la sicurezza a volte è una gabbia molto elegante. Ci fa sentire protetti, ma allo stesso tempo ci impedisce di scoprire chi potremmo diventare davvero.

Durante quel percorso con Marco abbiamo iniziato proprio da lì: dalla consapevolezza. Non dal cambiamento immediato, non dalle grandi rivoluzioni. Prima abbiamo guardato la “cartina”. Abbiamo osservato insieme i vari ambiti della sua vita: lavoro, relazioni, tempo personale, sogni lasciati nel cassetto, bisogni ignorati da anni. Perché ci sono aree della nostra vita che monitoriamo continuamente e altre che lasciamo completamente in automatico. E quando non osservi una parte della tua vita per troppo tempo, qualcuno o qualcosa inizierà inevitabilmente a guidarla al posto tuo. La consapevolezza serve proprio a questo. Non a giudicarti, non a sentirti sbagliato, ma a capire se quello che stai vivendo ti rappresenta davvero oppure se sei rimasto fermo in un posto solo perché non hai ancora trovato il coraggio di muoverti.

A volte rimaniamo sotto la protezione di qualcosa o qualcuno che decide per sé e non per noi. E questo può succedere in una relazione, nel lavoro, nelle amicizie, perfino nelle scelte quotidiane più semplici. La verità è che scegliere spaventa, perché scegliere significa assumersi il rischio di cambiare strada. Ma c’è una cosa che fa ancora più male: accorgersi un giorno di aver vissuto seguendo una rotta che non era la propria. Marco lentamente ha iniziato a fare piccoli passi diversi. Non perfetti, non immediati, ma autentici. Ed è lì che ho capito quanto fosse importante lavorare anche su questo aspetto nel mio percorso “Camminando con un Coach”. Perché non basta andare avanti. Bisogna capire se stiamo andando nella direzione giusta per noi. E forse la domanda più importante da farti oggi è questa: “In quale parte della mia vita sto vivendo più per adattamento che per scelta?”. Non serve avere subito tutte le risposte. Serve iniziare a guardare la propria cartina con sincerità. Perché solo quando sai dove sei… puoi finalmente scegliere dove andare.

Loris Bonomi

Approfondimento Psicologico

Dal punto di vista psicologico, molte persone vivono in modalità automatica senza rendersene conto. Questo accade perché il cervello tende a cercare sicurezza, stabilità e approvazione sociale. Per questo spesso continuiamo situazioni che non ci fanno stare bene: sono conosciute, prevedibili e ci fanno sentire protetti. Il problema nasce quando questa protezione ci allontana dalla nostra identità autentica. La consapevolezza è il primo passo fondamentale perché permette di osservare i propri schemi, capire cosa stiamo scegliendo davvero e distinguere ciò che desideriamo da ciò che abbiamo semplicemente ereditato dagli altri. In psicologia questo processo è legato alla crescita personale e all’autodeterminazione: la capacità di guidare la propria vita in modo più libero, coerente e intenzionale.

  👉 Vieni a camminare con noi: https://www.camminandoconuncoach.it

 

Post popolari in questo blog

Una vetta raggiunta tra emozioni, gratitudine e nuove strade Il momento che ricordo con più chiarezza di quella giornata non è stato dentro l’aula dell’università. È arrivato dopo. Seduto a pranzo di fronte al lago di Como , con la mia famiglia accanto. Il sole rifletteva sull’acqua con quella luce morbida che solo il lago sa creare, le persone parlavano piano intorno a noi e nell’aria c’era quella calma che arriva dopo qualcosa di importante. Dentro di me sentivo una pace profonda . Una sensazione di gratitudine e soddisfazione che mi riempiva lentamente, come quando dopo una lunga camminata in montagna finalmente ti siedi su una panchina e guardi il panorama. Non hai più fretta. Respiri. E inizi a realizzare davvero dove sei arrivato. Poche ore prima avevo discusso la mia tesi di psicologia all’ Università di Como , dal titolo: “Il Coaching Strategico nei contesti organizzativi: approcci teorici e contributi di ricerca.” E mentre ero lì, con il lago davanti e le persone più importan...
    Se Ti Fa Male, Non È la Tua Scarpa: Storie di Relazioni che Stringono e Scelte che Liberano C’era vento quel giorno. Di quelli leggeri, che ti spettinano un po’ ma ti fanno anche respirare meglio. Il cielo era velato di nuvole leggere, e il sentiero davanti a noi sembrava una promessa di calma. Camminavo al fianco di Elisa, che avanzava con passo incerto. Portava scarpe bianche, pulite, ma si vedeva che ogni passo le dava fastidio. A un certo punto si è fermata, ha abbassato lo sguardo e ha detto: “Mi fanno male, ma sono troppo belle per non metterle”. Sembrava parlare delle scarpe, ma in realtà stava raccontando la sua storia con Marco. Una relazione cominciata come un sogno. All’inizio Marco la faceva ridere, le mandava messaggi dolci, la faceva sentire importante. Ma col tempo, quella dolcezza si era trasformata in giudizio. “Sei troppo emotiva.” “Così non cresci mai.” “Con me migliorerai.” Elisa aveva cominciato a sentirsi piccola, sbagliata, fuori misura. E pe...
  Camminando… e Scattando: quando la fotografia incontra la crescita personale Succede spesso, durante le passeggiate con Camminando con un Coach , che qualcuno si fermi, tiri fuori il cellulare o la macchina fotografica, e dica: “Aspetta… questo scorcio è meraviglioso!” E in quel momento scatta qualcosa, non solo nella macchina, ma anche dentro. Un battito, un'emozione, uno stupore che ci ricorda che la bellezza è tutta lì, davanti ai nostri occhi… e a volte ci vuole solo il tempo di un passo più lento per vederla. Spesso sono io a fare delle foto, per raccontare i territori dove camminiamo, le avventure che viviamo, o semplicemente per fermare quei momenti che sanno di respiro e connessione. Altre volte, sono le persone che camminano con me a regalarmi degli scatti. Piccole opere d’arte nate quasi per caso, durante una camminata in silenzio o dopo una risata condivisa. E capita anche che qualcuno arrivi con una reflex al collo, pronto a cogliere la luce tra gli alberi o...