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Coaching in Cammino sul Lago di Garda: quando ho capito che non serve parlare la stessa lingua per capirsi davvero

C’era un’aria leggera quel giorno sul Lago di Garda.
Di quelle che ti accarezzano il viso mentre cammini e ti fanno rallentare senza nemmeno accorgertene. Il rumore delle scarpe sul sentiero, il profumo degli alberi bagnati dal mattino e quel silenzio che, a volte, riesce a dire più di mille parole.

Proprio in uno di quei momenti ho ricevuto un messaggio particolare tramite il mio sito.

Una persona americana, che il prossimo weekend sarà in vacanza sul Lago di Garda, mi ha chiesto se fosse possibile fare un percorso di crescita personale camminando insieme tra i sentieri di Salò.

L’idea mi ha colpito subito.

Perché dentro quella richiesta c’era qualcosa di bellissimo:
unire il viaggio fuori… con quello dentro sé stessi.

Scoprire un territorio nuovo, respirare aria diversa, osservare panorami nuovi… ma allo stesso tempo provare a ritrovare chiarezza, equilibrio e magari anche un po’ di pace mentale.

La prima cosa che ho pensato però è stata molto semplice e molto umana:
“Ma sarò davvero in grado di parlare fluentemente inglese per affrontare un percorso così?”

Ed è stato quasi divertente accorgermi di una cosa.

Stavo pensando a una persona che vive oltre oceano, cercando di immaginare la sua mentalità, il suo modo di vedere la vita, le sue emozioni…

Poi però mi sono fermato.

E mi sono detto:
“In realtà spesso non conosciamo nemmeno davvero il nostro vicino di casa.”

Non sappiamo quali esperienze abbiano costruito il suo carattere.
Non sappiamo cosa abbia vissuto prima di diventare la persona che è oggi.
Non sappiamo quali paure si porti dentro, quali ferite nasconda o cosa lo faccia sentire finalmente al sicuro.

E allora come possiamo pensare che tutti abbiano il nostro stesso modo di vivere le cose?

Uno dei bias più comuni, infatti, è proprio questo:
credere che gli altri ragionino come noi.

Se noi ci comporteremmo in un certo modo, allora pensiamo che anche l’altro dovrebbe fare lo stesso.
Se noi ascolteremmo, comprenderemmo o daremmo presenza… allora ci aspettiamo automaticamente di ricevere lo stesso indietro.

Ed è lì che spesso nascono le delusioni.

Soprattutto nelle relazioni più vicine.

Con un partner.
Con un amico.
Con una persona della famiglia.

Più qualcuno è vicino a noi e più iniziamo inconsciamente ad aspettarci che parli la nostra stessa lingua emotiva.

Ma la verità è che ogni persona è il risultato di esperienze completamente diverse.

Ed è proprio mentre riflettevo su questo, camminando tra i sentieri vista lago, che ho capito qualcosa di importante anche per “Camminando con un Coach”.

I temi che tratto ogni giorno non hanno nazionalità.

La paura.
I cambiamenti.
Il bisogno di rallentare.
La voglia di sentirsi capiti.
La ricerca di equilibrio.
La necessità di ritrovare chiarezza quando la mente è troppo piena.

Sono esperienze umane universali.

E forse il bello del coaching in cammino è proprio questo:
non serve parlare una lingua perfetta per comprendere davvero una persona.

A volte bastano un sentiero, il rumore del vento tra gli alberi, una domanda fatta nel momento giusto… e qualcuno disposto a camminarti accanto senza giudicarti.

Perché spesso le persone non hanno bisogno dell’ennesima stanza chiusa, dell’ennesima scrivania o dell’ennesimo schermo acceso davanti agli occhi.

A volte hanno solo bisogno di respirare profondamente.
Di muoversi.
Di sentire il corpo camminare mentre anche i pensieri iniziano lentamente a sbloccarsi.

Camminando succede qualcosa di strano e bellissimo.

Le parole arrivano più spontanee.
Le difese si abbassano.
Le emozioni smettono di sentirsi intrappolate.

È un po’ come quando un lago torna calmo dopo il vento:
all’improvviso riesci di nuovo a vedere il riflesso nitido dell’acqua.

Forse è lì che ho capito davvero che questo progetto può andare oltre i confini geografici.

Perché certe conversazioni iniziano in una lingua…
ma arrivano dritte all’essere umano.

Visto che presto questo cliente verrà a trovarmi per conoscere da vicino la mia modalità di “Camminando con un Coach”, ho deciso di allegare anche la versione in inglese di questo articolo.

Un piccolo passo, forse.
Ma anche un modo per iniziare ad aprire questo progetto a qualcosa di più grande e internazionale.

Perché alla fine i sentieri possono cambiare, le città possono essere diverse e anche le lingue possono suonare lontane… ma certe emozioni restano universali.

La voglia di stare meglio.
Il bisogno di sentirsi ascoltati.
La necessità di rallentare e ritrovare chiarezza.

E forse è proprio questo il bello del camminare insieme:
scoprire che, anche partendo da mondi diversi, possiamo comunque capirci profondamente.

Loris Bonomi

Riflessione Psicologica

La psicologia ci insegna che uno dei meccanismi mentali più comuni è quello della “proiezione”: tendiamo a pensare che gli altri vedano il mondo come lo vediamo noi. Questo accade perché il nostro cervello usa la nostra esperienza personale come punto di riferimento per interpretare le persone e le situazioni. Il problema nasce quando trasformiamo queste aspettative in certezze. È lì che arrivano incomprensioni, delusioni e conflitti. Imparare a fare domande, ascoltare davvero e accettare che ogni persona abbia una storia diversa è uno dei primi passi verso relazioni più sane e autentiche. Ed è anche uno dei motivi per cui il coaching in cammino può aiutare così tanto: muovere il corpo spesso aiuta anche la mente ad aprirsi, lasciando spazio a nuove prospettive e a una comunicazione più vera.

👉 Vieni a camminare con noi: https://www.camminandoconuncoach.it


Walking Coaching on Lake Garda: when I realized you don’t need to speak the same language to truly understand each other

There was a light breeze that day on the shores of Garda.
One of those soft breezes that gently touches your face while you walk and makes you slow down without even noticing it. The sound of footsteps on the path, the scent of trees still fresh from the morning air, and that silence that sometimes says more than a thousand words.

Right in one of those moments, I received a special message through my website.

An American traveler, who will spend the next weekend on Lake Garda, asked me if it was possible to experience a personal growth session while walking together through the beautiful paths of Salò.

The idea touched me immediately.

Because inside that request there was something beautiful:
combining an external journey… with an inner one.

Discovering a new place, breathing different air, looking at new landscapes… while also trying to reconnect with clarity, balance and maybe even a little inner peace.

But my first thought was very simple and very human:
“Will I really be able to speak English fluently enough for something like this?”

And then I realized something almost funny.

I was thinking about a person living overseas, imagining their mindset, their emotions, their way of seeing life…

Then I stopped for a second.

And I told myself:
“The truth is, sometimes we don’t even truly know our own neighbor.”

We don’t know which experiences shaped their personality.
We don’t know what they have been through before becoming who they are today.
We don’t know which fears they carry inside or what finally makes them feel safe.

So how can we expect everyone to experience life the same way we do?

One of the most common biases is exactly this:
believing that other people think and feel the same way we do.

If we would react in a certain way, we expect others to do the same.
If we would listen, understand or show presence, we automatically expect the same in return.

And that is often where disappointment begins.

Especially in our closest relationships.

With a partner.
With a friend.
With family.

The closer someone is to us, the more we unconsciously expect them to speak our same emotional language.

But the truth is that every person is the result of completely different experiences.

And it was exactly while reflecting on this, walking along the lake paths, that I understood something important about “Walking with a Coach”.

The topics I work with every day have no nationality.

Fear.
Change.
The need to slow down.
The desire to feel understood.
The search for balance.
The need to find clarity when the mind feels too full.

These are universal human experiences.

And maybe this is the true beauty of walking coaching:
you do not need perfect language to truly understand another person.

Sometimes all it takes is a path, the sound of the wind through the trees, one meaningful question… and someone willing to walk beside you without judgment.

Because often people do not need another office, another desk or another screen in front of their eyes.

Sometimes they simply need to breathe deeply.
To move.
To feel their body walking while their thoughts slowly begin to untangle.

Something strange and beautiful happens while walking.

Words come more naturally.
Defenses slowly fall.
Emotions stop feeling trapped.

It is a little like when a lake becomes calm again after the wind:
suddenly you can clearly see your reflection in the water.

Maybe that was the moment I truly understood that this project can go beyond geographical boundaries.

Because some conversations begin in one language…
but arrive directly to the human soul.

Since this client will soon come to meet me and experience my “Walking with a Coach” method firsthand, I decided to include the English version of this article as well.

Maybe it is just a small step.
But it is also a way to begin opening this project to something bigger and more international.

Because in the end, paths may change, cities may be different and languages may sound far away… but certain emotions remain universal.

The desire to feel better.
The need to feel heard.
The need to slow down and find clarity again.

And maybe that is the true beauty of walking together:
discovering that even if we come from different worlds, we can still deeply understand each other.

Loris Bonomi

Final Psychological Reflection

Psychology teaches us that one of the most common mental mechanisms is “projection”: we tend to believe that others see the world exactly as we do. This happens because our brain uses our personal experience as a reference point to interpret people and situations. The problem begins when we turn these expectations into certainties. That is where misunderstandings, disappointments and conflicts often arise. Learning to ask questions, truly listen and accept that every person has a different story is one of the first steps toward healthier and more authentic relationships. This is also one of the reasons why walking coaching can be so powerful: moving the body often helps the mind open up as well, creating space for new perspectives and more genuine communication.

👉 Vieni a camminare con noi: https://www.camminandoconuncoach.it

  

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