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Estate senza scuola: aiutare i ragazzi a trovare un nuovo equilibrio

La scuola e' finita e arrivano le vacanze. Dopo i primi giorni di entusiasmo, per molti ragazzi compare una domanda: e adesso che cosa faccio? Quando scompare una routine, insieme alla liberta' puo' arrivare anche un piccolo vuoto. Non e' ingratitudine. Orari, compagni e impegni davano una forma alla giornata. Oggi parliamo di come costruire un'estate libera senza lasciarla diventare completamente senza direzione, con pochi punti fermi e molto spazio per respirare. Provate a riconoscere una situazione simile nella vostra giornata, senza giudicarvi. Il primo cambiamento non consiste nel reagire perfettamente, ma nell'accorgersi prima del momento in cui possiamo scegliere una direzione diversa.

Durante l'anno la sveglia suona e gli incontri sono gia' organizzati. In estate bisogna scegliere. Questa liberta' puo' essere bellissima, ma anche faticosa. Avere tutto il tempo disponibile non significa sapere automaticamente come usarlo. Evitiamo due estremi: programmare ogni minuto oppure lasciare che giorno e notte si confondano. Serve una struttura morbida, non una caserma: qualche riferimento semplice che aiuti il ragazzo a orientarsi senza sentirsi nuovamente a scuola. Questo passaggio merita qualche secondo di silenzio. Quando osserviamo con onesta' il nostro livello di energia, smettiamo di pretendere l'impossibile e possiamo usare meglio le risorse che sono ancora disponibili.

Andare a letto tardi ogni tanto fa parte dell'estate. Ma quando la notte diventa giorno per settimane, cambiano energia, umore e voglia di uscire. Una routine flessibile protegge la liberta', non la rovina. Si puo' scegliere un orario ragionevole di risveglio senza trasformare la vacanza in un obbligo. Il punto non e' obbedire all'orologio: e' non perdere completamente il ritmo che sostiene il corpo, le relazioni e il desiderio di fare qualcosa. Pensate all'ultima volta in cui vi e' successo. Rileggere l'episodio a mente calma non serve a trovare un colpevole, ma a scoprire quale segnale avremmo potuto ascoltare qualche minuto prima.

Quando non sappiamo che cosa fare, prendiamo il telefono. Un video ne chiama un altro e due ore spariscono. Non serve demonizzare la tecnologia. Il problema non e' usare lo smartphone, ma quando diventa l'unica risposta alla noia. La noia puo' essere uno spazio creativo, se le diamo qualche minuto prima di riempirla. Da li' possono nascere una passeggiata, una telefonata, una ricetta, una musica o un'idea che non avrebbe trovato posto nello scorrimento continuo. La prossima occasione puo' diventare un piccolo esperimento. Non cercate un risultato perfetto: provate una risposta appena piu' utile del solito e osservate quale effetto produce su di voi e sugli altri.

Molti genitori chiedono se devono spingere i figli a uscire. Un invito puo' aiutare, una pressione continua puo' chiudere. Accompagnare significa proporre possibilita' senza trasformare ogni scelta in un esame. Possiamo chiedere: che cosa ti piacerebbe provare questa settimana? Non tutta l'estate, soltanto questa settimana. Una domanda piccola rende piu' facile immaginare una risposta concreta e lascia al ragazzo una parte di responsabilita' nella scelta. Possiamo concederci una frase semplice: oggi sto facendo quello che posso con le energie che ho. Da questa accettazione realistica nasce spesso una scelta piu' lucida e meno carica di pressione.

Qualcuno parte, qualcuno lavora, qualcuno resta a casa. Un ragazzo puo' sentirsi escluso guardando le fotografie degli altri. I social mostrano momenti selezionati, non l'intera estate delle persone. Dietro una foto sorridente possono esserci ore normali, dubbi e giornate vuote. Ricordarlo non risolve la solitudine, ma riduce il confronto con una vacanza perfetta che spesso esiste soltanto nello schermo. La vita reale contiene anche pause e programmi saltati. Stabilire prima questa possibilita' rende la pausa piu' facile da rispettare. Non e' una porta chiusa, ma uno spazio temporaneo nel quale ciascuno puo' recuperare calma, parole e disponibilita' all'ascolto.

Un lavoro estivo, uno sport o un'attivita' di volontariato possono offrire un riferimento. Non devono diventare un altro voto. L'obiettivo e' sentirsi parte di qualcosa e sperimentare una piccola responsabilita'. Anche aiutare in casa, cucinare una cena o organizzare un'uscita allena autonomia. Crescere non avviene soltanto sui banchi: avviene quando scopriamo di poter contribuire, prendere un impegno e vedere che la nostra presenza fa una differenza. Alla fine della giornata chiediamoci quante battaglie abbiamo evitato senza perdere nulla di importante. Potremmo scoprire che conservare energia e' talvolta una vittoria piu' concreta dell'avere l'ultima parola.

Per alcuni ragazzi la scuola interrompe relazioni che li proteggevano. Se compaiono isolamento marcato, sonno completamente rovesciato o una sofferenza che dura, non liquidiamo tutto come pigrizia. Ascoltare prima di correggere permette di capire che cosa sta realmente accadendo. Un adulto disponibile non deve avere subito la soluzione. Puo' iniziare dicendo: ti vedo diverso, vuoi raccontarmi come stai? La porta aperta viene prima del consiglio. Un gesto piccolo puo' cambiare il clima della giornata. La gentilezza pratica non risolve ogni problema, ma comunica che abbiamo visto l'altra persona e che la sua fatica non ci e' indifferente.

Una buona estate non deve essere straordinaria ogni giorno. Ci saranno giornate lente, pioggia, amici non disponibili e programmi saltati. Imparare a vivere anche il tempo normale e' una competenza psicologica importante. Possiamo smettere di chiedere ti stai divertendo? e provare con che cosa ti ha fatto stare bene oggi? La seconda domanda cerca un dettaglio vero e non pretende una risposta entusiasta. In questo modo rende visibili anche le piccole cose. Scriviamo quindi gli impegni davvero necessari e quelli che possono aspettare. Vedere le priorita' su un foglio aiuta a togliere pressione dalla mente e a scegliere un ritmo piu' sostenibile.

Proponiamo tre ancore: un risveglio abbastanza stabile, un momento di movimento e un contatto reale con qualcuno. Non sono regole rigide. Tre piccoli punti fermi possono dare forma alla giornata senza toglierle leggerezza. Ogni famiglia puo' adattarli. Per qualcuno il movimento sara' una nuotata, per altri una passeggiata col cane. Conta la continuita', non la prestazione. Le ancore servono a non andare alla deriva, non a restare fermi. Il piccolo passo deve essere tanto semplice da poter essere fatto oggi. Se richiede condizioni perfette, rischia di restare un'intenzione; se entra nella giornata reale, puo' diventare un'abitudine.

Possiamo allora preparare una piccola mappa con tre parole: riposo, relazioni e scoperta. Sotto ciascuna scriviamo una cosa possibile questa settimana. Non serve organizzare cento esperienze. Un'estate equilibrata ha bisogno di qualche punto fermo e della liberta' di cambiare strada quando nasce una nuova occasione.


Loris Bonomi

Riflessione psicologica finale

La perdita della routine scolastica puo' modificare comportamenti quotidiani e contatti sociali. Una struttura estiva flessibile puo' sostenere il benessere senza trasformare la vacanza in un nuovo programma di prestazioni. L'ascolto resta essenziale: un cambiamento persistente del sonno, l'isolamento o una sofferenza evidente meritano attenzione e non semplici giudizi sulla pigrizia.

Fonte: Brazendale K. et al. (2017), IJBNPA, 14, 100; Ospedale Pediatrico Bambino Gesu', 9 giugno 2026.

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