Ci sono settimane in cui la scuola smette di essere solo scuola e diventa una specie di prova di vita. Per tanti ragazzi questo e' il periodo degli esami, della Maturita', delle ultime verifiche, delle notti passate a ripassare e di quella domanda che gira nella testa: "E se poi non ce la faccio?".
Lo stress da esami non riguarda solo gli studenti. Riguarda anche i genitori, gli insegnanti, le famiglie. In casa cambia l'aria. C'e' chi ripete fino all'ultimo minuto, chi si chiude in camera, chi diventa irritabile, chi sembra tranquillo ma dentro ha un piccolo temporale. E spesso, piu' si avvicina la prova, piu' cresce la sensazione che tutto dipenda da quel momento.
Ma un esame, anche quando e' importante, non e' il valore di una persona. E' una tappa. E' una fotografia di un momento, non il film intero della vita. Questa e' una distinzione fondamentale, perche' molti ragazzi non hanno paura solo della prova. Hanno paura del giudizio. Hanno paura di deludere. Hanno paura di scoprire di non essere abbastanza.
E qui dobbiamo fermarci un attimo. Perche' studiare e' importante, prepararsi e' importante, impegnarsi e' importante. Ma trasformare un voto in un'etichetta personale e' pericoloso. Un voto puo' dire qualcosa su una prova, su una preparazione, su una giornata. Non puo' dire chi sei, quanto vali, che futuro avrai.
Nel metodo Camminando con un Coach parlo spesso del primo passo. Anche davanti agli esami il primo passo non e' "devo sapere tutto". Il primo passo e' "cosa posso fare adesso?". Posso organizzare meglio il tempo. Posso ripassare un argomento alla volta. Posso dormire invece di distruggermi fino alle tre di notte. Posso chiedere aiuto. Posso fare una pausa senza sentirmi in colpa.
Lo stress, se resta dentro un limite, puo' anche aiutarci. Ci tiene svegli, ci rende attenti, ci fa capire che quella cosa per noi conta. Il problema nasce quando lo stress diventa troppo grande e ci blocca. Quando apriamo il libro e non entra piu' niente. Quando sappiamo le cose ma davanti alla prova ci sembra di aver dimenticato tutto. Quando il pensiero non e' piu' "studio", ma "falliro'".
Allora serve riportare la mente a qualcosa di concreto. Un esercizio semplice puo' essere questo: prendi un foglio e dividilo in due parti. Da una parte scrivi: "Cose che non controllo". Dall'altra: "Cose che posso fare oggi". Non controllo la traccia. Non controllo l'umore della commissione. Non controllo il giudizio degli altri. Pero' posso controllare il mio ripasso, il mio respiro, il modo in cui mi parlo, il tempo che dedico al recupero.
Questo vale anche per i genitori. A volte, con le migliori intenzioni, si aggiunge pressione proprio quando il ragazzo avrebbe bisogno di fiducia. Frasi come "devi dare il massimo", "non puoi sbagliare", "questo e' decisivo" possono sembrare incoraggianti, ma in certi momenti diventano pesanti. A volte serve una frase piu' semplice: "Fai il tuo passo. Io ci sono".
La Maturita', e in generale ogni esame, e' anche un allenamento alla vita. Non perche' dopo sara' tutto facile, ma perche' impariamo a stare davanti a una prova senza identificarci con quella prova. Impariamo che possiamo avere paura e andare avanti lo stesso. Impariamo che l'ansia non va sempre combattuta: a volte va ascoltata, ordinata, accompagnata.
E allora il messaggio di oggi e' semplice: non chiediamoci solo "come andra'?". Chiediamoci anche "come voglio arrivarci?". Voglio arrivarci distrutto, confuso, pieno di pensieri negativi? Oppure voglio arrivarci preparato il possibile, con i miei limiti, con il mio respiro, con la consapevolezza che sto facendo un passo?
Perche' un esame puo' aprire una porta, certo. Ma non deve chiudere la fiducia in noi stessi. La vera prova, spesso, non e' sapere tutto. E' ricordarsi che anche sotto pressione possiamo restare persone, non prestazioni.
Loris Bonomi
Riflessione psicologica finale
Dal punto di vista psicologico, lo stress da esame rientra nelle forme di ansia da prestazione. Non e' solo paura della prova, ma spesso paura della valutazione, del giudizio e delle conseguenze immaginate. La ricerca sull'ansia da test evidenzia che la componente cognitiva, cioe' i pensieri di preoccupazione e autosvalutazione, puo' interferire con attenzione, memoria e recupero delle informazioni.
Un riferimento utile e' il modello della regolazione emotiva di James Gross, secondo cui possiamo intervenire prima che l'emozione diventi una reazione automatica: modificando l'attenzione, il significato che diamo alla situazione e il modo in cui rispondiamo. Tradotto nella vita reale: davanti a un esame non possiamo eliminare tutta l'ansia, ma possiamo imparare a darle una forma piu' gestibile.
Anche gli studi sull'ansia da test indicano che strategie pratiche come respirazione, organizzazione dello studio, pause, sonno adeguato e dialogo interno piu' realistico possono aiutare lo studente a non trasformare la prova in una minaccia totale. L'obiettivo non e' "non avere ansia", ma non lasciare che l'ansia decida al posto nostro.
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