Perché il cambiamento dura così poco? Il segreto è non perdere una buona abitudine
Sono tornato a casa dalla Via Francigena da un paio di giorni e pensavo che la parte più difficile fosse stata arrivare a Roma. In realtà mi sono accorto che la parte più difficile è tornare alla normalità. Il primo giorno l'ho praticamente passato dormendo. Pensavo di non essere stanco, invece il mio corpo aveva deciso di recuperare tutto insieme. Mi svegliavo, facevo colazione e, senza nemmeno rendermene conto, mi ritrovavo di nuovo a letto. Evidentemente quei quasi seicento chilometri avevano lasciato un segno più profondo di quanto immaginassi.
Il giorno successivo era arrivato il momento di ricominciare. Sono andato a trovare mia mamma, ho sistemato la barba, sono passato dal parrucchiere, ho lavato le scarpe che mi avevano accompagnato fino a Roma e ho iniziato a rimettere ordine in tutte quelle piccole cose che avevo lasciato in sospeso prima della partenza. La giornata è trascorsa velocemente e, quando finalmente è arrivata la sera, mi sono ritrovato con una situazione che non vivevo da quasi un mese: non avevo più niente da fare.
Mi sono seduto qualche minuto sul divano pensando a come trascorrere quel tempo libero. Avrei potuto guardare un film, accendere la televisione oppure semplicemente rilassarmi. Invece mi sono alzato, ho rimesso le scarpe e sono uscito a camminare. È stato tutto naturale, quasi automatico. Non perché avessi bisogno di allenarmi e nemmeno perché cercassi quel benessere fisico di cui spesso si parla quando si affronta l'argomento dell'attività motoria. Quello che stavo cercando era qualcosa di completamente diverso. Avevo voglia di ritrovare quel momento della giornata in cui, per quasi un mese, ero rimasto semplicemente da solo con me stesso, senza fretta, senza orari e senza dover dimostrare niente a nessuno.
Mentre camminavo mi sono accorto che, molto probabilmente, questo è anche il motivo per cui tanti buoni propositi durano così poco. Torniamo dalle vacanze convinti di voler cambiare tante cose contemporaneamente. Ci promettiamo che mangeremo meglio, che faremo più attività fisica, che useremo meno il telefono, che leggeremo di più e che troveremo finalmente del tempo per noi stessi. Sono tutti propositi bellissimi, ma forse hanno un unico difetto: sono troppi.
Durante la Via Francigena non mi sono mai alzato pensando ai quasi seicento chilometri che mi separavano da Roma. Se l'avessi fatto probabilmente mi sarei scoraggiato già il primo giorno. Pensavo soltanto alla tappa che mi aspettava, alla salita successiva, alla prossima fontana dove riempire la borraccia, al paese in cui mi sarei fermato a mangiare qualcosa. Un passo dopo l'altro sono arrivato a destinazione quasi senza rendermene conto e, ripensandoci oggi, credo che il cambiamento funzioni esattamente allo stesso modo.
Forse non abbiamo bisogno di cambiare tutta la nostra vita. Forse abbiamo semplicemente bisogno di non perdere quella piccola abitudine che ci ha fatto stare bene. Per me, in questo momento, quella buona abitudine ha il rumore delle scarpe che tornano a toccare l'asfalto, ha il profumo dell'aria della sera e ha quel silenzio che riesce a mettere ordine nei pensieri molto più di qualsiasi altra cosa. Tra qualche giorno riprenderà la radio, ricominceranno gli incontri con i miei pazienti, tornerà il lavoro in azienda e la vita riprenderà il suo ritmo normale. Va bene così. C'è però una promessa che mi sono fatto tornando a casa e che vorrei mantenere il più a lungo possibile: continuare a ritagliarmi ogni giorno quel piccolo appuntamento con me stesso che il cammino mi ha insegnato a non considerare più un lusso, ma una necessità.
Perché, in fondo, il vero cambiamento non è arrivare fino a Roma. Il vero cambiamento è avere voglia di rimettersi le scarpe anche quando Roma ormai è soltanto un bellissimo ricordo.
Approfondimento psicologico
La psicologa americana Wendy Wood, docente alla University of Southern California, ha dimostrato che gran parte dei comportamenti quotidiani è guidata dalle abitudini e non dalla motivazione. Per questo motivo i cambiamenti più duraturi non nascono da grandi rivoluzioni, ma da piccoli gesti ripetuti con continuità. Quando un comportamento diventa abituale richiede meno sforzo mentale e ha molte più probabilità di accompagnarci nel tempo.
Bibliografia
- Wendy Wood, Good Habits, Bad Habits.
- BJ Fogg, Tiny Habits.