Quando il corpo parla prima della mente
Per molto tempo ho pensato che il corpo
fosse soltanto il mezzo con cui raggiungere una meta. Camminare significava
arrivare, lavorare significava produrre, allenarsi significava migliorare. Poi
è arrivata la Via Francigena e, passo dopo passo, mi sono accorto che il corpo
non è soltanto ciò che ci porta da un punto all'altro: è il primo a raccontarci
come stiamo davvero. Ci sono giorni in cui le gambe sembrano leggere, il
respiro è regolare e tutto scorre con naturalezza. Altri, invece, basta una
salita per capire che qualcosa è cambiato. La cosa curiosa è che durante il
cammino quei segnali li ascoltiamo subito, mentre nella vita quotidiana
facciamo spesso il contrario. Ci diciamo che siamo nervosi, demotivati o senza
energie, ma raramente ci fermiamo a chiederci se abbiamo dormito abbastanza, se
abbiamo bevuto a sufficienza o se ci siamo concessi anche solo mezz'ora per
respirare. Il corpo parla continuamente. Non usa le parole, ma la stanchezza,
il respiro, le tensioni e perfino il modo in cui camminiamo. Credo che una
delle cose più belle che il cammino mi abbia insegnato sia proprio questa:
rallentare non significa perdere tempo, significa accorgersi di ciò che ci sta
succedendo. Da quando sono tornato cerco di non dimenticare questa lezione.
Ogni volta che sento la mente correre troppo, provo prima ad ascoltare il
corpo. A volte basta una passeggiata, un bicchiere d'acqua o una notte di sonno
fatta bene per rimettere ordine anche nei pensieri. Forse il nostro benessere
inizia proprio da lì: smettere di combattere il corpo e ricominciare ad
ascoltarlo.
Approfondimento psicologico
Le ricerche in psicologia della salute
mostrano che sonno, attività fisica e corretta idratazione influenzano
direttamente attenzione, umore e capacità di gestire lo stress. Corpo e mente
lavorano come un unico sistema: prendersi cura dell'uno significa aiutare anche
l'altra.
Bibliografia
American Psychological Association – Stress
and Health.
Bessel van der Kolk – Il corpo accusa il colpo.
