32 chilometri… sì, tua sorella!
Oggi la sesta tappa della Via Francigena mi ha portato da Pietrasanta a Lucca. O almeno così diceva la guida. Per tutta la giornata Cristiano Crave continuava a ripetermi una frase: “32 chilometri… sì, tua sorella!”. In effetti, tra il percorso reale e qualche deviazione, alla fine il contachilometri segnava più di 42 chilometri. Una bella differenza, ma se devo essere sincero oggi i chilometri sono stati l’ultima cosa a cui ho pensato.
Dopo diversi giorni di cammino in completa solitudine, questa tappa l’ho condivisa con un amico. Cristiano Cravedi Grazie, Presidente Nazionale di ASI Coaching e mental coach, abita a Viareggio e ha deciso di dedicarmi un’intera giornata percorrendo con me questa parte della Via Francigena. Abbiamo parlato di coaching, dei progetti di ASI, delle esperienze vissute in questi anni, delle persone incontrate lungo il nostro percorso professionale e anche di quei pensieri che, a volte, rimangono in fondo allo zaino e che da soli facciamo fatica a tirare fuori.
È strano come possa cambiare la percezione della fatica. I chilometri erano molti più del previsto eppure sono volati. Non perché il percorso fosse più facile, ma perché condividere il cammino con la persona giusta cambia completamente il peso dei passi.
A un certo punto Cristiano mi ha detto: “Lascia qui una parte del tuo zaino, ci penso io”. Sembrava un gesto pratico, e lo è stato davvero. Da domani porterò meno peso sulle spalle. Ma mentre riprendevo a camminare mi sono accorto che quello non era l’unico zaino che si era alleggerito.
Durante tutta la giornata abbiamo parlato anche di cose più profonde, di quelle che normalmente rimangono chiuse dentro perché il tempo manca o perché non trovi la persona giusta con cui affrontarle. Alla fine della tappa avevo qualche chilo in meno nello zaino, ma soprattutto molti pensieri in meno nella testa.
Ed è proprio questo che mi ha fatto riflettere. Quante volte affrontiamo la vita cercando di dimostrare agli altri che siamo forti, che possiamo fare tutto da soli, che chiedere aiuto sia un segno di debolezza. In realtà è vero esattamente il contrario. Le persone più forti che ho conosciuto sono quelle che, quando ne sentono il bisogno, hanno il coraggio di affidare una parte del loro peso a qualcuno di cui si fidano.
Forse è anche per questo che Cristiano è arrivato proprio adesso. Se mi avesse alleggerito lo zaino tra quindici giorni sarebbe stato sicuramente utile, ma molto meno efficace. Farlo nelle prime tappe significa affrontare tutto il resto del cammino con più energia, meno fatica e più lucidità. Vale per uno zaino, ma vale ancora di più per i pensieri. Più aspettiamo a liberarci di ciò che ci pesa, più quel peso condizionerà ogni passo successivo.
Domani ripartirò da solo. Ma lo farò molto più leggero di come ero arrivato questa mattina.
Riflessione psicologica
La psicologia ci insegna che il supporto sociale è uno dei principali fattori di protezione contro lo stress e favorisce la resilienza. Sapere di poter contare su qualcuno non elimina le difficoltà, ma modifica profondamente il modo in cui le affrontiamo. È lo stesso principio che ritroviamo nel coaching: il coach non cammina al posto tuo, non prende decisioni al posto tuo e non risolve i tuoi problemi. Ti cammina accanto il tempo necessario perché tu possa ritrovare chiarezza, fiducia e direzione. Oggi ho capito che alleggerire il proprio zaino non significa essere meno capaci, ma essere abbastanza intelligenti da capire che alcuni pesi è meglio condividerli subito, prima che diventino così pesanti da impedirci di continuare il nostro cammino.