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Visualizzazione dei post con l'etichetta via francigena
  Che fortuna poter camminare! Ci avete mai pensato a quanto siamo fortunati, oggi, a poter camminare semplicemente per il piacere di farlo? Sembra quasi un controsenso, vero? Eppure, fino a qualche generazione fa, camminare non era un passatempo, un’attività sportiva o un modo per ritrovare se stessi. Era una necessità. I nostri nonni percorrevano chilometri a piedi per andare al lavoro, raggiungere il paese vicino o procurarsi quello che serviva alla famiglia. Mi viene in mente mio nonno, che prendeva la bicicletta e percorreva decine di chilometri per raggiungere la valle vicina a quella in cui abitava, semplicemente per andare a comprare il sale. Pensateci un momento. Oggi il sale lo troviamo al supermercato, a pochi minuti da casa, e quasi non ci facciamo caso. Per lui, invece, procurarselo significava affrontare un vero e proprio viaggio. Mi piace immaginarlo mentre si prepara a partire, con la sua bicicletta e una strada davanti che probabilmente conosceva a memoria. Non so ...
  Quando i social raccontano i nostri sentimenti... ma gli altri leggono un'altra storia Quando sono partito per la Via Francigena avevo deciso di portare con me soltanto lo stretto necessario. Lo zaino era già abbastanza pesante e non avevo intenzione di aggiungere altro. Eppure, giorno dopo giorno, mi sono accorto che c'era qualcosa che cresceva continuamente. Non erano i chilometri, non era la stanchezza e nemmeno il peso dello zaino. Erano le emozioni. Ogni sera, dopo aver camminato sotto il sole per ore, con le gambe stanche e la testa ancora piena degli incontri fatti durante la giornata, prendevo il telefono e cercavo di raccontare quello che stavo vivendo. Non scrivevo per insegnare qualcosa a qualcuno. Scrivevo perché sentivo il bisogno di fermare quei pensieri prima che il sonno li portasse via. Molte persone mi hanno seguito con affetto. C'era chi aspettava il racconto della tappa, chi mi incoraggiava e chi mi scriveva che, leggendo quelle parole, aveva la sens...
  Le persone che ti fanno arrabbiare stanno davvero parlando di loro... o di te? Durante la Via Francigena ho incontrato tantissime persone. Alcune sono rimaste con me solo il tempo di una pausa davanti a una fontanella, altre hanno condiviso qualche chilometro e altre ancora sono entrate nella mia vita lasciando un segno che porterò con me per sempre. È curioso come un cammino riesca a mettere insieme persone provenienti da Paesi diversi, con lingue, abitudini e modi di vivere completamente differenti, eppure tutti accomunati dallo stesso desiderio di arrivare a Roma. Fra tutti gli incontri che ho fatto ce n'è uno che ricordo in modo particolare. Era un pellegrino inglese e ogni volta che iniziava a parlare facevo una fatica incredibile a capire quello che mi stava dicendo. Non era l'inglese il problema, era il suo accento. Talmente stretto che spesso riuscivo ad afferrare solo qualche parola e, quando gli chiedevo di ripetere la frase, invece di rallentare o cercare un mod...
  I 128 gradini che mi hanno insegnato il vero significato del coaching Ricordo ancora perfettamente quel momento. Eravamo sul tratto della Via Francigena tra Pontremoli e Lucca andando verso Gualdo . Era una di quelle giornate in cui le gambe iniziano a chiederti il conto dei chilometri percorsi e lo zaino sembra pesare qualche chilo in più. Camminavo insieme a Cristiano Cravedi e, come spesso succede durante un cammino, parlavamo un po' di tutto: della vita, del lavoro, dei progetti che stavamo costruendo con ASI, ma anche di cose leggere, di quelle che fanno passare la fatica senza quasi accorgersene. A un certo punto il sentiero ci mise davanti a una lunga scalinata. Prima del primo gradino c'era un cartello. Lo lessi ad alta voce e ci mettemmo a ridere entrambi. "Prendila con calma... sono solo 128 gradini." Solo. Mi fece sorridere proprio quella parola. Se qualcuno mi avesse detto semplicemente che c'erano 128 gradini probabilmente avrei alzato gli occ...
  Prendersi cura di ciò che appartiene a tutti META DESCRIPTION In questi giorni una notizia ha acceso il dibattito: il rispetto dell'ambiente entra sempre più nella riflessione etica della Chiesa. Al di là della fede, però, mi è rimasta in testa una domanda molto più semplice: perché ci viene naturale prenderci cura di casa nostra e molto meno di ciò che appartiene a tutti? Durante la Via Francigena ho percorso quasi seicento chilometri attraversando decine di città, paesi e sentieri. Ho visto luoghi meravigliosi, perfettamente puliti, dove era evidente l'amore con cui le persone si prendevano cura del territorio. Ho attraversato piccoli borghi in cui ogni angolo trasmetteva rispetto e attenzione. Ma ho visto anche l'altra faccia della medaglia. In alcuni tratti, soprattutto nelle periferie e sui sentieri meno frequentati, ho trovato rifiuti abbandonati, sacchi di immondizia, bottiglie e materiali lasciati ai margini del percorso. Più di una volta i pellegrin...
  Il cammino più difficile comincia quando torni a casa Sono passate ormai tre settimane da quando sono tornato dalla Via Francigena e, se devo essere sincero, non ho ancora ritrovato completamente il mio ritmo. Ho ripreso a vedere i clienti, sono tornato alle mie attività quotidiane, gli impegni hanno ricominciato a riempire l'agenda e, all'apparenza, tutto sembra essere tornato come prima. Eppure dentro di me qualcosa continua a camminare. Oggi ho dedicato diverse ore a un lavoro che aspettavo da tempo: inserire nel blog le fotografie che avevo scattato durante il cammino. Ogni immagine che copiavo dal telefono diventava molto più di una semplice fotografia. Era una porta che si riapriva. Bastava rileggere poche righe del diario scritto la sera, dopo una tappa, per ritrovarmi di nuovo su quel sentiero, con gli stessi profumi, gli stessi rumori e le stesse emozioni. Mentre sistemavo tutto, mi sono accorto di una cosa che durante il viaggio non avevo ancora compreso fino in ...
  Il colore della felicità Sto scrivendo questo articolo sul treno che mi sta riportando a casa. Devo dire che, nonostante qualcuno mi avesse simpaticamente “gufato”, il treno è perfettamente in orario. Fa quasi impressione vedere il paesaggio scorrere a 300 km/h, sapendo che lo stesso tratto, solo poche ore fa, l’ho percorso a circa 6 km/h. È incredibile come il tempo cambi prospettiva quando si cammina. A piedi hai il tempo di osservare, riflettere, ascoltare. Sul treno, invece, tutto corre veloce, quasi come se la vita volesse recuperare il tempo che il cammino aveva rallentato. Ma sono proprio questi ultimi giorni a Roma che mi hanno lasciato dentro alcune riflessioni che voglio portare con me. La prima è avvenuta nell’ostello dove ho dormito l’ultima notte. Prima di ripartire mi hanno accolto con un gesto che non avevo mai vissuto: la lavanda dei piedi. Me li hanno lavati, asciugati, baciati e affidati a una preghiera, augurandomi buon cammino. Non era un gesto simbolico....
                                          Nulla deve andare perduto Oggi la Via Francigena mi ha regalato una delle riflessioni più profonde da quando sono partito. Arrivando a Sutri sono rimasto affascinato dall’anfiteatro scavato interamente nel tufo. Ho provato a immaginare le persone che, secoli fa, sedevano su quelle gradinate. Mi sono chiesto cosa provassero, cosa sperassero e quali emozioni avessero vissuto in quello stesso luogo che oggi stavo attraversando con il mio zaino sulle spalle. Ma ciò che mi ha colpito più di tutto non è stato l’anfiteatro in sé. È stato capire come quel tufo sia stato riutilizzato nel corso dei secoli. Gli Etruschi hanno scavato la roccia. I Romani l’hanno trasformata. I cristiani hanno dato a quegli stessi luoghi un significato nuovo. Nessuno ha cancellato ciò che era stato fatto prima. Ognuno ha costruito qualcosa partendo dall’eredità ri...