Che fortuna poter camminare!
Ci avete mai pensato a quanto siamo fortunati, oggi, a poter camminare semplicemente per il piacere di farlo? Sembra quasi un controsenso, vero? Eppure, fino a qualche generazione fa, camminare non era un passatempo, un’attività sportiva o un modo per ritrovare se stessi. Era una necessità. I nostri nonni percorrevano chilometri a piedi per andare al lavoro, raggiungere il paese vicino o procurarsi quello che serviva alla famiglia. Mi viene in mente mio nonno, che prendeva la bicicletta e percorreva decine di chilometri per raggiungere la valle vicina a quella in cui abitava, semplicemente per andare a comprare il sale. Pensateci un momento. Oggi il sale lo troviamo al supermercato, a pochi minuti da casa, e quasi non ci facciamo caso. Per lui, invece, procurarselo significava affrontare un vero e proprio viaggio.
Mi piace immaginarlo mentre si prepara a partire, con la sua bicicletta e una strada davanti che probabilmente conosceva a memoria. Non so quali pensieri lo accompagnassero durante quei chilometri, se si fermasse a riposare o se incontrasse qualcuno con cui scambiare quattro parole. So soltanto che quella strada, per lui, non rappresentava una scelta di benessere o un’occasione per riflettere sulla propria vita. Era semplicemente qualcosa che doveva fare. E forse è proprio questo che oggi mi colpisce di più.
Quando penso alle nostre camminate, infatti, mi viene da sorridere. Compriamo scarpe tecniche, prepariamo zaini, organizziamo escursioni e arriviamo persino a prendere una settimana di ferie per fare qualcosa che, per i nostri nonni, faceva parte della vita quotidiana. Naturalmente non voglio dire che una volta si stesse meglio. Anzi! Spesso quelle fatiche erano necessarie e non c’erano alternative. Ma proprio qui nasce la mia riflessione: quello che un tempo era una necessità, oggi è diventato un privilegio. E come accade con tanti privilegi della nostra vita, rischiamo di accorgercene soltanto quando ci fermiamo a pensarci.
Tra pochi giorni partirò per una nuova avventura: la Via degli Dei, da Bologna a Firenze. Dopo i circa settecento chilometri percorsi quest’estate lungo la Via Francigena, rimetterò lo zaino sulle spalle. Mi aspettano sentieri, salite, paesaggi da scoprire e, soprattutto, persone con cui condividere il cammino. E mentre preparo le mie cose, continuo a pensare a una parola: fortuna. Mi rendo conto di quanto sia fortunato a potermi concedere queste esperienze. Non è soltanto una questione di salute o di gambe allenate. È anche una questione di tempo, di possibilità e, soprattutto, di persone.
Penso a mio fratello Diego, che durante la mia assenza si farà carico anche delle mie responsabilità lavorative, permettendomi di partire con la tranquillità di sapere che la nostra azienda è in ottime mani. Penso ai ragazzi che lavorano con noi, che negli anni hanno acquisito autonomia, competenza e senso di responsabilità e che continueranno a portare avanti il lavoro con la professionalità di sempre. Sapere di poter contare su di loro è una grande soddisfazione. E non è qualcosa che considero scontato. Penso anche ai miei clienti, che comprendono questa mia passione e accettano di aspettare qualche giorno il mio ritorno. A tutti loro va il mio grazie. Perché, a pensarci bene, dietro la possibilità di realizzare qualcosa che amiamo ci sono spesso altre persone che, con il loro lavoro, la loro disponibilità e la loro fiducia, ci permettono di farlo.
Questa riflessione mi accompagna anche nel mio modo di intendere il lavoro. Per anni siamo stati abituati a pensare che una persona importante all’interno di un’organizzazione fosse quella senza la quale tutto si sarebbe fermato. Ma siamo proprio sicuri che sia così? O forse una delle soddisfazioni più grandi consiste nel vedere che le persone con cui lavoriamo sono diventate capaci di assumersi responsabilità, prendere decisioni e affrontare le difficoltà con le proprie risorse? Non significa che il nostro contributo non serva più. Significa che abbiamo costruito qualcosa che funziona anche grazie alla fiducia reciproca. E quella fiducia, quando è autentica, diventa una forma di libertà per tutti.
Un ringraziamento particolare lo voglio dedicare anche ad ASI Coaching e a Cristiano Cravedi, responsabile nazionale del settore Coaching di ASI. Con Cristiano ho già condiviso un tratto della Via Francigena. Una giornata fatta di chilometri, fatica, risate e tante riflessioni. Ci sono incontri che nascono quasi per caso e che poi diventano qualcosa di più: amicizie, collaborazioni, occasioni per crescere insieme. Ritrovarlo lungo la Via degli Dei sarà un vero piacere.
E naturalmente voglio ringraziare le persone che hanno scelto di partecipare a questa nuova avventura. Alcune le conosco già, altre avrò il piacere di incontrarle per la prima volta. A tutte loro va la mia gratitudine per la fiducia che mi stanno dando. Un pensiero lo voglio dedicare anche a chi avrebbe voluto esserci, ma questa volta non ha potuto. Abbiamo organizzato questa esperienza in tempi piuttosto brevi e, per alcuni, non c’è stato il tempo necessario per prepararsi fisicamente o per organizzare gli impegni lavorativi e chiedere i giorni di ferie. Mi dispiace non poter condividere questo cammino anche con loro, ma sono certo che ci saranno altre occasioni per ritrovarci lungo un sentiero.
In fondo, è proprio questo uno degli aspetti che amo di più del camminare insieme. Si parte con uno zaino sulle spalle, magari con qualche aspettativa, qualche preoccupazione e un po’ di curiosità. Poi, chilometro dopo chilometro, iniziano le conversazioni, le confidenze, le risate. A volte arriva la fatica, altre volte il silenzio. E senza quasi accorgercene, persone che fino a poco prima erano sconosciute iniziano a condividere qualcosa di importante. Perché lungo un cammino i ruoli che ricopriamo nella vita quotidiana perdono un po’ della loro importanza. Non conta quale lavoro fai, quale posizione occupi o quanti impegni hai lasciato a casa. In quel momento siamo persone che percorrono la stessa strada, ciascuna con la propria storia, i propri pensieri e il proprio passo.
Ed è proprio questa semplicità che continua ad affascinarmi. Nel mondo di tutti i giorni siamo abituati a correre, a programmare, a rispondere alle richieste degli altri, a misurare il tempo attraverso ciò che riusciamo a fare. Sul cammino, invece, il tempo assume un significato diverso. Un'ora non è soltanto un'ora da riempire di impegni, ma può diventare una conversazione, un paesaggio da osservare, una pausa condivisa o un momento in cui restare soli con i propri pensieri. Non è detto che tutto questo ci cambi la vita. Ma può aiutarci a guardarla con occhi diversi.
Ripenso spesso a quanto sia facile abituarsi alle cose belle. Ci abituiamo alla salute quando stiamo bene, alle persone che ci aiutano quando sono sempre presenti, alla libertà di scegliere quando nessuno ce la impedisce. E finiamo per concentrare la nostra attenzione soprattutto su quello che ci manca, sugli impegni che ci aspettano e sui problemi da risolvere. Anch'io, naturalmente, faccio così. Poi arriva il momento di preparare uno zaino e, quasi senza volerlo, mi ritrovo a pensare a tutte le condizioni che rendono possibile quella partenza.
Forse è proprio questa la cosa che vorrei portare con me lungo la Via degli Dei: la consapevolezza che ogni esperienza è fatta anche di ciò che non vediamo. Dietro una giornata trascorsa su un sentiero ci sono persone che lavorano, responsabilità condivise, impegni riorganizzati, famiglie che aspettano, scelte e piccoli sacrifici. E allora la gratitudine non è soltanto una bella parola da pronunciare quando qualcuno ci fa un favore. È la capacità di riconoscere che non siamo completamente indipendenti, che una parte della nostra libertà nasce anche dalle relazioni che abbiamo costruito.
E torno ancora con il pensiero a mio nonno e alla sua bicicletta. Lui si metteva in viaggio perché doveva. Io, tanti anni dopo, preparo lo zaino perché posso scegliere di farlo. La differenza è enorme, e non riguarda soltanto il modo in cui ci spostiamo. Riguarda le opportunità che abbiamo, le condizioni in cui viviamo e la possibilità di dedicare tempo a qualcosa che ci appassiona. Non so cosa avrebbe pensato mio nonno vedendomi partire con scarpe da trekking, bastoncini e uno zaino preparato con tanta attenzione. Forse avrebbe sorriso, forse mi avrebbe chiesto perché mai dovessi fare tutta quella strada a piedi quando esistono mezzi più comodi. Mi piace pensare che sarebbe stata una bella conversazione.
Tra qualche giorno partirò, dunque, con il desiderio di vivere questa nuova esperienza, conoscere meglio le persone che cammineranno con me e condividere ciò che il sentiero saprà offrirci. Ma soprattutto partirò con una consapevolezza che vorrei conservare anche al ritorno: non dare per scontato ciò che rende bella e possibile la nostra vita.
Perché la vera fortuna non è soltanto poter camminare. È avere ancora qualcosa che ci entusiasma, persone con cui condividerlo e qualcuno da ringraziare quando torniamo a casa.
Loris Bonomi
Approfondimento psicologico
La gratitudine, dal punto di vista psicologico, non consiste nel convincersi che tutto vada bene o nell'ignorare le difficoltà della vita. Significa riconoscere anche gli aspetti positivi della propria esperienza e il contributo che altre persone possono avere al nostro benessere. Gli studi di Robert Emmons e Michael McCullough hanno mostrato che dedicare attenzione consapevole agli elementi per cui siamo grati può favorire il benessere soggettivo, pur con risultati che variano da persona a persona.
Un altro aspetto interessante riguarda le relazioni. Albert Bandura, attraverso il concetto di autoefficacia, ha spiegato quanto sia importante percepirsi capaci di affrontare situazioni e raggiungere obiettivi. Nel lavoro, favorire autonomia e responsabilità significa anche offrire alle persone occasioni concrete per sperimentare le proprie competenze. La fiducia, quindi, non è soltanto qualcosa che riceviamo: è anche qualcosa che possiamo contribuire a costruire negli altri.
Bibliografia
Emmons, R. A., & McCullough, M. E. (2003). Counting blessings versus burdens: An experimental investigation of gratitude and subjective well-being in daily life. Journal of Personality and Social Psychology, 84(2), 377–389.
Bandura, A. (1997). Self-Efficacy: The Exercise of Control. W. H. Freeman.
Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268.
Bratman, G. N., Hamilton, J. P., Hahn, K. S., Daily, G. C., & Gross, J. J. (2015). Nature experience reduces rumination and subgenual prefrontal cortex activation. Proceedings of the National Academy of Sciences, 112(28), 8567–8572.
