I 128 gradini che mi hanno insegnato il vero significato del coaching
Ricordo ancora perfettamente quel momento. Eravamo sul tratto della Via Francigena tra Pontremoli e Lucca andando verso Gualdo . Era una di quelle giornate in cui le gambe iniziano a chiederti il conto dei chilometri percorsi e lo zaino sembra pesare qualche chilo in più. Camminavo insieme a Cristiano Cravedi e, come spesso succede durante un cammino, parlavamo un po' di tutto: della vita, del lavoro, dei progetti che stavamo costruendo con ASI, ma anche di cose leggere, di quelle che fanno passare la fatica senza quasi accorgersene.
A un certo punto il sentiero ci mise davanti a una lunga scalinata. Prima del primo gradino c'era un cartello. Lo lessi ad alta voce e ci mettemmo a ridere entrambi.
"Prendila con calma... sono solo 128 gradini."
Solo.
Mi fece sorridere proprio quella parola. Se qualcuno mi avesse detto semplicemente che c'erano 128 gradini probabilmente avrei alzato gli occhi cercando di vedere la fine della salita. Invece quel cartello sembrava quasi prenderci bonariamente in giro, come a dire: non pensarci troppo, inizia a salire. E così abbiamo fatto. Non abbiamo contato quanto mancava. Abbiamo iniziato a scherzare. Ogni tanto uno accelerava il passo e l'altro lo seguiva. Poi, qualche gradino dopo, i ruoli si invertivano. Quando uno rallentava era l'altro a trascinare. Non c'era bisogno di dirsi niente. Succedeva e basta.
Tra una battuta e una risata quei centoventotto gradini sono passati molto più in fretta di quanto avrei immaginato. Ripensandoci oggi mi accorgo che quella scalinata racconta molto bene anche il rapporto che si è creato tra noi e il lavoro che stiamo costruendo insieme grazie ad ASI.
Molte persone immaginano il coaching come qualcuno che indica la strada agli altri. Io, invece, quel giorno ho capito una cosa diversa. Il coaching è camminare accanto. A volte sei tu che fai il passo davanti e incoraggi chi è con te. Altre volte sei tu quello che ha bisogno di rallentare e trovi qualcuno che, senza giudicarti, continua semplicemente a camminarti accanto. I ruoli cambiano continuamente e forse è proprio questo il bello di ogni vera squadra.
Quante volte nella vita rinunciamo ancora prima di iniziare perché continuiamo a guardare la cima della montagna? Guardiamo tutti i gradini insieme e ci convinciamo che sia impossibile arrivare in fondo. Eppure nessuno sale centoventotto gradini in un solo passo. Si sale un gradino. Poi un altro.E poi ancora uno. Fino a quando ti volti indietro e ti accorgi che la salita che sembrava infinita ormai è sotto i tuoi piedi. Credo che valga per un progetto, per un cambiamento personale, per un'azienda e perfino per un'amicizia. Le cose importanti non si costruiscono con uno slancio improvviso. Si costruiscono camminando insieme. E c'è un'altra cosa che mi porto a casa da quella giornata.
Chi ha condiviso con te la fatica saprà sempre dare valore al tuo impegno. Non avrai bisogno di spiegargli quanto è stato difficile, perché lui quei gradini li ha saliti insieme a te. Forse è questo il motivo per cui alcune persone entrano nella nostra vita come semplici colleghi e, quasi senza accorgercene, ne escono come amici.
Quando penso alla Via Francigena mi vengono in mente panorami meravigliosi, sentieri infiniti e città che porterò sempre nel cuore. Ma ogni volta che penso a Cristiano il primo ricordo è sempre quello.
Un cartello.
Una risata.
E centoventotto gradini che, senza saperlo, stavano già raccontando il nostro futuro.
Loris Bonomi
la diretta alla trasmissione la trovi quì:
https://www.facebook.com/groups/reteradioazzurra?locale=it_IT
Approfondimento psicologico
Albert Bandura ha dimostrato che la nostra fiducia nelle capacità personali, quella che chiamiamo autoefficacia, cresce soprattutto quando affrontiamo una sfida un passo alla volta e quando possiamo contare sul sostegno di persone significative. Un obiettivo enorme può bloccarci, mentre un piccolo passo ci mette in movimento. E spesso la presenza di qualcuno che condivide la strada rende quella salita non solo più facile, ma anche molto più significativa.
Bibliografia
- Albert Bandura – Self-Efficacy: The Exercise of Control.
- James Clear – Atomic Habits.
