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 Il colore della felicità

Sto scrivendo questo articolo sul treno che mi sta riportando a casa.

Devo dire che, nonostante qualcuno mi avesse simpaticamente “gufato”, il treno è perfettamente in orario. Fa quasi impressione vedere il paesaggio scorrere a 300 km/h, sapendo che lo stesso tratto, solo poche ore fa, l’ho percorso a circa 6 km/h. È incredibile come il tempo cambi prospettiva quando si cammina. A piedi hai il tempo di osservare, riflettere, ascoltare. Sul treno, invece, tutto corre veloce, quasi come se la vita volesse recuperare il tempo che il cammino aveva rallentato.

Ma sono proprio questi ultimi giorni a Roma che mi hanno lasciato dentro alcune riflessioni che voglio portare con me.

La prima è avvenuta nell’ostello dove ho dormito l’ultima notte. Prima di ripartire mi hanno accolto con un gesto che non avevo mai vissuto: la lavanda dei piedi. Me li hanno lavati, asciugati, baciati e affidati a una preghiera, augurandomi buon cammino.

Non era un gesto simbolico.

Era un gesto d’amore.

In quel momento ho pensato a quanta forza ci sia nell’umiltà. Viviamo in una società che ci insegna a essere sempre i primi, i migliori, quelli che devono dimostrare qualcosa. Invece c’è chi dedica il proprio tempo a prendersi cura dei piedi stanchi di uno sconosciuto. E in quel gesto ho visto una forma di grandezza che raramente incontriamo.

La seconda riflessione è nata visitando la Basilica di San Pietro, le tombe dei Papi e, grazie a Francesco, un pellegrino conosciuto lungo la Via Francigena, anche la Basilica di San Giovanni in Laterano, dove ho potuto rendere omaggio alla tomba di Papa Francesco.

Ripensavo a quanto, durante il suo pontificato, abbia parlato di povertà, semplicità e umiltà.

Parole che spesso ascoltiamo, applaudiamo… e poi dimentichiamo.

Ma il terzo episodio è stato quello che mi ha colpito più di tutti.

Ho conosciuto una suora filippina. Con noi c’era anche una pellegrina olandese. Stavamo riempiendo le borracce a una delle tantissime fontanelle di Roma, dove sgorga un’acqua freschissima e buonissima. La pellegrina olandese utilizzava una vecchia bottiglia di Pepsi per trasportare l’acqua.

A un certo punto la suora le ha chiesto dove avesse comprato quella Pepsi e se fosse dissetante dopo una giornata di cammino.

Io e la pellegrina ci siamo guardati stupiti.

Dentro quella bottiglia c’era soltanto acqua.

Poi abbiamo capito.

Lei non sapeva che la Pepsi fosse una bibita marrone.

Non aveva mai visto una Pepsi.

Non sapeva nemmeno che fosse simile alla Coca-Cola.

E, probabilmente, non sapeva neppure che la Coca-Cola fosse marrone.

In un primo momento mi è sembrato incredibile.

Poi mi sono fermato a riflettere.

Noi viviamo in un mondo in cui discutiamo se sia meglio Coca-Cola o Pepsi, quale smartphone comprare, quale marca indossare, quale automobile guidare.

In altre parti del mondo ci sono persone che non hanno mai avuto nemmeno la possibilità di porsi queste domande.

Eppure…

Sorridono.

Vivono.

Condividono.

Pregano.

Sono felici.

Forse siamo noi ad aver complicato troppo la felicità.

Forse la ricchezza ci ha regalato infinite possibilità, ma ci ha anche regalato infiniti confronti.

Più abbiamo, più desideriamo.

Più desideriamo, meno ci basta quello che abbiamo.

Quella suora, senza volerlo, mi ha dato una lezione enorme.

Mi ha ricordato che la felicità non dipende da ciò che conosciamo o possediamo, ma dal significato che riusciamo a dare a ciò che viviamo.

Riflessione psicologica

La psicologia positiva distingue da tempo il benessere materiale dal benessere soggettivo. Numerose ricerche mostrano che, una volta soddisfatti i bisogni fondamentali, l’aumento del reddito o dei beni di consumo incide sempre meno sulla felicità. Diventano invece determinanti le relazioni, il senso di appartenenza, la gratitudine e lo scopo della propria vita. È il cosiddetto paradosso della ricchezza: possiamo avere molto e sentirci comunque poveri, oppure possedere poco e vivere una vita piena di significato.

Forse è proprio questo l’ultimo regalo che la Via Francigena ha voluto lasciarmi.

La felicità non ha il colore della Coca-Cola.

Ha il colore delle persone che incontri lungo il cammino.

E quello, per fortuna, non si compra in nessun supermercato.


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