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 Il gommino che aveva già scelto il suo proprietario

Oggi la tappa mi ha portato a San Gimignano. Credo sia la decima della mia Via Francigena, anche se, a dire la verità, dopo un po’ smetti di contare le tappe e inizi a contare le emozioni.

È stata una giornata particolare perché ieri sera avevo dormito in un agriturismo poco oltre Gambassi Terme. Questo significa che avevo già percorso circa quattro chilometri della tappa di oggi e così, invece dei classici venti o trenta chilometri, questa mattina me ne aspettavano appena una decina. Una passeggiata, almeno per gli standard che sto vivendo in questi giorni. Ed era proprio quello che desideravo, perché San Gimignano è una città che merita di essere vissuta lentamente. Sarebbe stato un peccato arrivarci stanco nel tardo pomeriggio e ripartire il mattino seguente senza averle dedicato il tempo che merita.

Poco dopo le dieci ero già alle porte della città. Prima di entrarci mi sono fermato a parlare con un signore di ottantacinque anni che vive poco fuori San Gimignano. Mi raccontava della sua terra con un entusiasmo contagioso. Da un argomento siamo passati a un altro e, quasi senza accorgercene, stavamo parlando di Dante, di Boccaccio e della grande tradizione letteraria toscana. Era una di quelle conversazioni che sembrano non dover finire mai. Anzi, a dire il vero, lui non aveva nessuna intenzione di lasciarmi andare. Credo fosse già pronto a raccontarmi anche Petrarca.

Poi, all’orizzonte, ho visto arrivare un pellegrino. Lo avevo già conosciuto qualche giorno prima in ostello e così ho colto l’occasione per salutarlo e riprendere il cammino insieme a lui. Dopo pochi passi, però, ho notato una cosa curiosa. Camminava con le racchette, ma una era senza il gommino.

Mi è venuto spontaneo sorridere.

Qualche giorno fa era successa la stessa cosa a me. Avevo perso un gommino e, poco dopo, ne avevo trovato uno lungo il cammino. L’avevo usato per qualche tappa, finché non l’avevo perso di nuovo.

Così gli ho raccontato questa storia.

Lui mi ha guardato e mi ha detto esattamente il punto in cui aveva perso il suo.

Era proprio quel gommino.

Per qualche chilometro avevo camminato con il gommino della sua racchetta.

A quel punto mi sono fermato a riflettere. Quante probabilità ci sono, lungo un cammino come la Via Francigena, di trovare il gommino di una persona e poi incontrare proprio quella persona, conoscerla e raccontarle questa storia?

Lui ha sorriso e mi ha detto una frase che mi è rimasta dentro.

“Si vede che ci conoscevamo già prima di incontrarci.”

Una frase semplice, forse detta quasi per scherzo, ma che ha continuato a girarmi nella testa per tutta la giornata.

Quando siamo arrivati a San Gimignano ci siamo salutati. Lui ha un passo molto più veloce del mio e deve arrivare a Roma entro una data precisa. Io l’ho visto allontanarsi e, per un attimo, ho provato una sensazione difficile da spiegare. Come se quel saluto fosse arrivato troppo presto. Come se quella persona avesse ancora qualcosa da raccontarmi. Come se quell’incontro non fosse stato del tutto casuale.

Forse è solo la suggestione di una città come San Gimignano, con le sue torri che sembrano sfidare il tempo, le sue strade di pietra e la storia che si respira in ogni angolo. Oppure è il cammino che, giorno dopo giorno, ti insegna a guardare gli incontri con occhi diversi.

Non lo so.

So soltanto che questa Via Francigena mi sta insegnando a non avere sempre bisogno di trovare una spiegazione a tutto. Alcune cose forse vanno semplicemente vissute, custodite e lasciate sedimentare dentro di noi. Magari un giorno ne capiremo il significato, oppure no. Ma questo non le renderà meno preziose.

Riflessione psicologica

La nostra mente è naturalmente portata a cercare connessioni e significati. In psicologia questo fenomeno viene chiamato pattern seeking: la tendenza a collegare eventi apparentemente casuali per costruire una narrazione che dia senso alla nostra esperienza. È proprio grazie a questa capacità che riusciamo a trasformare un semplice episodio in un ricordo capace di accompagnarci per tutta la vita. Forse quel gommino era soltanto un piccolo pezzo di gomma perso lungo un sentiero. Oppure era un promemoria che il cammino è fatto di incontri, di coincidenze e di persone che arrivano nel momento giusto. Non so quale sia la risposta e, per la prima volta, mi accorgo che non sentirne il bisogno è già una risposta.


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