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 Il silenzio che non mi aspettavo

La quinta tappa della Via Francigena mi ha portato da Pontremoli ad Aulla. Sono quasi 30 chilometri, fortunatamente percorsi quasi interamente nel bosco. Con il caldo di questi giorni è stata una vera benedizione. Devo però fare una piccola segnalazione a chi si occupa della manutenzione del percorso: in diversi punti ho trovato alberi caduti che ostruivano il sentiero. Nulla di insuperabile, ma un po’ di attenzione in più renderebbe il cammino ancora più piacevole.

Quello che però mi ha colpito oggi non è stato il percorso. Sono stato io.

Più passano i giorni e più mi accorgo che sto cambiando. All’inizio pensavo che mi sarebbe dispiaciuto trovare pochi pellegrini, invece sta succedendo il contrario. Da quando sono partito ho incontrato soltanto due persone con cui ho davvero condiviso un pezzo di strada: Alexander, un ragazzo belga, e un pellegrino italiano. Per il resto, il cammino è stato quasi sempre un dialogo tra me e la natura. Gli stessi albergatori mi raccontano che quest’anno, probabilmente anche per il grande caldo, ci sono meno pellegrini del solito.

E sapete una cosa? Credo sia stata una fortuna.

Non perché non mi piaccia stare con le persone. Chi mi conosce sa benissimo che è esattamente il contrario. Ma questo silenzio mi sta costringendo ad ascoltare una voce che, nella vita di tutti i giorni, faccio molta fatica a sentire: la mia.

Oggi ho camminato per quasi sette ore senza parlare praticamente con nessuno. E quelle poche volte che ho incrociato qualcuno mi sono scoperto quasi schivo, riservato. Una cosa che non mi appartiene. Mi sono perfino accorto di avere meno voglia di prendere il telefono, fare video o raccontare quello che stavo vivendo. All’inizio ho pensato fosse stanchezza. Adesso credo sia qualcosa di diverso. Forse sto semplicemente entrando davvero nello spirito del pellegrinaggio.

Mi accorgo che passo molto più tempo ad osservare quello che mi circonda, ad ascoltare il rumore dell’acqua, il vento tra gli alberi, i profumi del bosco. È come se i sensi si fossero risvegliati e iniziassero a cogliere particolari che normalmente mi sfuggirebbero.

E sì… mi accorgo anche delle piscine.

Ogni volta che passavo vicino a una casa e ne vedevo una, con quasi quaranta gradi, pensavo: “Adesso scavalco il cancello e mi butto dentro!”. Tranquilli, sto scherzando… ma solo fino a un certo punto.

Perché, a forza di desiderarlo, qualcosa è successo davvero. Poco prima di arrivare ad Aulla ho trovato un fiume completamente deserto. Lo zaino è finito a terra nel giro di pochi secondi e io subito in acqua. Credo sia stato uno dei bagni più belli della mia vita.

Anche la notte precedente è stata speciale. A Pontremoli ho dormito nel Castello del Piagnaro. Mi hanno consegnato le chiavi e, praticamente, ero l’unico ospite del castello. Sono uscito a cena e poi sono rientrato aprendo quel grande portone come se fossi il proprietario. Prima di andare a dormire sono salito sulla torre a guardare tutti i miei… possedimenti.

Ovviamente scherzo.

Per una notte mi sono sentito il re di Pontremoli e vi assicuro che è stata un’esperienza bellissima. Se passate di qui ve la consiglio davvero. Ha un costo davvero contenuto e, ogni tanto, fare il re per una notte ha il suo perché.

Questa sera, invece, sono ad Aulla, ospite dell’ostello dei preti. Diciamo che sono passato… dalle stelle alle stalle.

Ma va bene così.

In fondo è anche questo il bello della Via Francigena.

Ogni giorno è diverso dal precedente e, forse, è proprio questa imprevedibilità a renderla così affascinante.

Riflessione psicologica

Uno degli aspetti più curiosi di questo cammino è che mi sta facendo riscoprire il valore del silenzio. Viviamo in una società che ci porta a riempire ogni momento: una telefonata, un messaggio, un podcast, un video. Restare soli con i propri pensieri sembra quasi una perdita di tempo. Eppure la psicologia ci racconta il contrario. Numerosi studi sulla mindfulness e sull’attenzione consapevole dimostrano che concedersi momenti di silenzio riduce il rumore mentale, migliora la consapevolezza di sé e favorisce la regolazione delle emozioni. Forse è proprio quello che sta succedendo anche a me. Questo pellegrinaggio non mi sta dando tutte le risposte che cercavo, ma mi sta aiutando ad ascoltare meglio le domande. E credo che ogni vero cambiamento inizi proprio da lì.


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