Pellegrino 3.0
La tappa di oggi, da San Miniato a Gambassi Terme, è stata probabilmente la più strana da quando sono partito. Ieri sera, nell’ostello di San Miniato, ho finalmente trovato quello che mi aspettavo dalla Via Francigena: tanti pellegrini provenienti da parti diverse del mondo, ognuno con la propria storia e il proprio motivo per essere lì. Abbiamo cenato insieme, chiacchierato, condiviso esperienze e, per qualche ora, mi sono sentito parte di una piccola comunità in cammino.
Poi è arrivata la notte. L’ostello era pieno e il caldo era davvero insopportabile. Chi ha già dormito in una camerata sa di cosa parlo. C’è chi russa, chi si alza, chi arriva tardi, chi parte presto. Fa parte dell’esperienza del pellegrino. O almeno… del pellegrino medievale. Io, invece, sono un pellegrino 3.0. Lo dico sempre scherzando, ma fino a un certo punto. Non siamo più nel Medioevo e, dopo ore di cammino con temperature che sfiorano i quaranta gradi, dormire bene non è un lusso. Per me è diventata una necessità.
Così, alle due di notte, quando ho capito che prendere sonno sarebbe stato impossibile, ho preso una decisione che probabilmente farà sorridere qualcuno. Mi sono infilato la lampada frontale, ho rimesso lo zaino sulle spalle e sono partito.
La tappa di oggi è iniziata nel cuore della notte.
Non avevo mai camminato così a lungo nel buio più completo. Fuori dai paesi non c’era praticamente nessuno. Per lunghi tratti mi sono ritrovato a camminare in mezzo alla strada, senza incrociare un’auto, una bicicletta o una persona. Solo io, il rumore dei miei passi e il fascio di luce della frontale che illuminava pochi metri davanti a me. Il resto era buio. Un buio che, dopo qualche minuto, non faceva più paura. Anzi, diventava quasi rassicurante.
Essendo ormai vicini alla notte di San Lorenzo, il mio sguardo era continuamente rivolto verso il cielo. Le stelle sembravano ancora più luminose del solito. Mi sono ritrovato più volte a camminare con la testa all’insù, cercando qualche stella cadente e pensando a quante persone, nei secoli, hanno attraversato questi stessi sentieri guidate soltanto dalla luna e dal cielo.
In alcuni tratti ho perfino spento la lampada frontale. Mi sono fermato qualche istante, ho lasciato che gli occhi si abituassero al buio e ho ascoltato. Il silenzio della campagna toscana, nel cuore della notte, è qualcosa di difficile da descrivere. Nessun rumore di fondo, nessuna fretta, nessuna distrazione. Solo il rumore della natura e quello dei miei passi.
Paradossalmente, quella che era nata come una fuga da una situazione di disagio è diventata una delle esperienze più intense di questo pellegrinaggio. Se fossi riuscito a dormire tranquillamente in ostello, probabilmente non avrei mai vissuto tutto questo. Ancora una volta il cammino mi ha ricordato che, spesso, le esperienze più belle non nascono da quello che avevamo programmato, ma da ciò che, sul momento, ci sembrava un problema.
Sono arrivato a Gambassi Terme in mattinata. Mi sono seduto nella piazza del paese, ho fatto colazione con calma e ho preso un’altra decisione. Per questa notte mi sono regalato una sistemazione un po’ più confortevole. Una doccia garantita, un letto comodo, biancheria pulita e… sì, lo ammetto senza alcuna vergogna… anche l’aria condizionata. Lo so, sono proprio un pellegrino 3.0. E, a dire la verità, me ne vergogno sempre meno.
Anche il paesaggio continua a cambiare. Sono entrato nel cuore del Chianti. Le colline iniziano a disegnare quei panorami che abbiamo visto mille volte nelle fotografie: filari di vigneti, strade bianche, cipressi e casolari immersi nel verde. È la Toscana che tutti immaginiamo. Ed è ancora più bella quando la attraversi a piedi.
Riflessione psicologica
Per anni ho pensato che essere forti significasse adattarsi a tutto e sopportare qualsiasi situazione. Oggi la penso diversamente. La psicologia ci insegna che prenderci cura dei nostri bisogni non è una forma di debolezza, ma una strategia intelligente per preservare le nostre energie. Dormire bene, recuperare le forze, concedersi un momento di comfort quando serve non significa rinunciare all’esperienza del cammino. Significa mettersi nelle condizioni migliori per continuare. Anche questa notte me lo ha insegnato. Da una situazione che avrei definito negativa è nata una delle esperienze più intense di questo viaggio. A volte non possiamo scegliere quello che ci accade, ma possiamo scegliere come viverlo. Ed è proprio lì che inizia il cambiamento.