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Cuori spettinati: quando un incontro ci cambia la vita, anche se poi finisce

Qualche anno fa stavo attraversando uno di quei periodi della vita in cui senti che qualcosa dentro di te si sta muovendo. Non sai ancora bene dove ti porterà, ma avverti che la strada sulla quale hai camminato fino a ieri comincia a starti stretta. Nel mio percorso di crescita personale incontrai tre fantastiche amiche. 

Ancora oggi, ripensandoci, mi tornano alla mente immagini molto concrete: i viaggi insieme, il rumore dei nostri passi durante le camminate, l’aria sul viso, le conversazioni che sembravano non finire mai. Condividevamo sogni, obiettivi, progetti e storie personali. E soprattutto parlavamo. Parlavamo della vita, dei valori, dell’esistenza, delle nostre paure, di quello che eravamo e di quello che avremmo voluto diventare. Avete presente quelle amicizie che nella vostra testa mettete su uno scaffale un po’ più alto delle altre? Quelle che considerate quasi delle “amicizie evolute”? 

Ecco, per me era così. Pensavo che il nostro rapporto avesse raggiunto una profondità tale da poter affrontare qualsiasi cosa. E invece la vita, che ogni tanto possiede un curioso senso dell’umorismo, mi ha insegnato qualcosa. Noi, che eravamo capaci di discutere dei grandi temi dell’esistenza, siamo riusciti a perdere tutto davanti a dinamiche molto più terrene, quelle che oggi, sorridendo un po’ amaramente, definirei “dinamiche da amici al bar”. 

E sapete una cosa? Non voglio raccontare questa storia mettendomi dalla parte di quello che aveva ragione. Sarebbe facile. Quando una relazione finisce abbiamo una tentazione fortissima: prendere il film della nostra storia, rimontarlo nella nostra testa e scegliere le scene nelle quali noi siamo i buoni e gli altri sono i cattivi. Io non voglio farlo. Ho le mie responsabilità, anzi, mi assumo una parte importante della responsabilità per il fallimento di quell’amicizia. Ci sono cose che avrei potuto capire prima, parole che forse avrei potuto usare diversamente, comportamenti che oggi affronterei in un altro modo. 

Ma il tempo mi ha insegnato una cosa che allora non riuscivo ancora a vedere: una relazione può finire senza che tutto quello che ci ha regalato debba finire con lei. Ed è qui che la mia storia cambia completamente significato, perché io quelle tre donne devo ringraziarle. Devo ringraziarle per quello che abbiamo vissuto, certamente, ma soprattutto per quello che sono riuscite a vedere in me quando probabilmente io ancora non riuscivo a vederlo. Mi hanno dato coraggio, mi hanno fatto sentire che potevo diventare qualcosa di più, che potevo andare oltre alcuni confini che mi ero costruito da solo. 

E forse è successa anche una cosa curiosa: per non deludere quella fiducia, per cercare di essere all’altezza di ciò che loro vedevano in me, ho cominciato a spingermi un po’ più avanti. Un passo, poi un altro e poi un altro ancora, fino a compiere quelli che amo chiamare i miei “salti quantici” nella crescita personale. Non parlo di magia, parlo di quei momenti in cui guardi indietro e ti accorgi che la persona che eri qualche anno prima probabilmente non avrebbe mai immaginato di arrivare dove sei oggi. 

Ed è proprio pensando a questa esperienza che ringrazio la mia collega Luciana di avermi messo davanti a un titolo che mi ha fatto fermare e ragionare: Cuori spettinati di Matteo Sinatti, pubblicato da Rizzoli. Matteo Sinatti è psicologo, psicoterapeuta e sessuologo e nel suo lavoro si occupa delle dinamiche che riguardano le nostre relazioni, l’affettività e ciò che accade dentro di noi quando incontriamo qualcuno capace di smuovere qualcosa di profondo. 

Trovo che l’immagine scelta per il titolo del suo libro sia bellissima: cuori spettinati. Pensateci. Ci prepariamo per uscire, ci guardiamo allo specchio, sistemiamo i capelli e finalmente ogni cosa sembra essere al proprio posto. Poi usciamo, arriva una folata di vento e in pochi secondi quello che avevamo sistemato con tanta attenzione è completamente scompigliato. Alcune persone fanno esattamente questo con la nostra vita. Entrano, passano e ci spettinano. Spettinano le nostre convinzioni, le nostre sicurezze, a volte persino l’idea che avevamo di noi stessi. E noi, istintivamente, cerchiamo di rimettere tutto al suo posto. Ma se invece di cercare subito il pettine ci fermassimo un momento? Se ci guardassimo allo specchio e ci chiedessimo: “Perché questo incontro mi ha scombussolato così tanto?”.

 Questa domanda oggi mi riporta inevitabilmente alle mie tre amiche. Mi dispiace non confrontarmi più con loro e sarei poco sincero se dicessi il contrario. Ci sono momenti nei quali mi domando ancora cosa sarebbe successo se fossimo riusciti a superare quelle dinamiche. Di cosa parleremmo oggi? Dove saremmo arrivati? Quali altri viaggi avremmo fatto? E soprattutto: quel confronto avrebbe potuto darmi ancora qualcosa? Non conosco la risposta. 

Ma oggi riesco a farmi anche un’altra domanda, forse ancora più importante: e se quell’incontro mi avesse già dato ciò che in quel momento della mia vita avevo bisogno di ricevere? Non significa che le persone abbiano una data di scadenza e neppure che dobbiamo utilizzare gli altri per crescere e poi lasciarli lungo la strada. Significa semplicemente accettare che non tutte le persone importanti sono destinate a rimanere con noi per sempre. Abbiamo questa strana abitudine di misurare il valore delle relazioni con il calendario. Se una relazione dura trent’anni pensiamo che sia stata importante, se dura poco pensiamo che abbia avuto meno valore. Ma siamo proprio sicuri? Durante una camminata puoi percorrere chilometri accanto a qualcuno senza cambiare direzione. Poi incontri una persona per pochi metri, ti indica un piccolo sentiero che non avevi mai notato e da quel momento il tuo viaggio cambia completamente. 

Forse alcune relazioni funzionano proprio così. E allora, quando qualcuno non fa più parte della nostra vita, oltre a domandarci “Perché è finita?”, potremmo provare a farci una domanda diversa: “Che cosa di quella persona sta ancora camminando insieme a me?”. Io, pensando alle mie tre amiche, una risposta ce l’ho. Il coraggio che mi hanno trasmesso cammina ancora con me, la voglia di migliorarmi cammina ancora con me, la possibilità di immaginarmi diverso cammina ancora con me. Alcune scelte che ho fatto successivamente probabilmente portano ancora un piccolo pezzo di quegli incontri. E allora succede qualcosa di strano e meraviglioso: ti accorgi che una relazione può essere terminata, ma ciò che ha acceso dentro di te può continuare a vivere. Forse crescere significa anche imparare questo. Non cancellare chi non c’è più, non trasformarlo necessariamente in un nemico, ma neppure idealizzarlo e continuare a vivere guardando continuamente nello specchietto retrovisore. Possiamo riconoscere i nostri errori, assumerci le nostre responsabilità e contemporaneamente essere grati. Possiamo dire: “È finita. Ho sbagliato anch’io. Mi è dispiaciuto. Ma grazie per quello che mi hai lasciato”. E forse questa è una delle forme più adulte dell’amore e dell’amicizia: non possedere, non trattenere a tutti i costi, ma riconoscere il valore di ciò che è stato. 

Di questo parleremo insieme a Luciana Smellini, questa sera e lunedì prossimo, durante Il bicchiere mezzo pieno. Partiremo da Cuori spettinati di Matteo Sinatti, ma, come spesso succede nel nostro programma, il libro sarà una porta e dietro quella porta ci saremo tutti noi, con le nostre amicizie finite, gli amori impossibili, le persone incontrate per caso, quelle che avremmo voluto trattenere e quelle che, magari dopo anni, abbiamo finalmente capito perché sono arrivate. E questa volta vogliamo ascoltare anche voi. Pensate per qualche secondo alla vostra vita: c’è una persona che oggi non cammina più accanto a voi, ma senza la quale probabilmente non sareste la persona che siete diventati? Se c’è, raccontatecela. 

Contattateci in diretta durante Il bicchiere mezzo pieno. Perché magari scopriremo insieme che alcune persone non arrivano nella nostra vita per sistemarci, arrivano, al contrario, per scombinarci un po’. E forse, qualche volta, abbiamo proprio bisogno di essere scombinati. Perché non tutti i cuori spettinati hanno bisogno di un pettine. Alcuni hanno semplicemente bisogno di scoprire in quale direzione soffia il vento.

Loris Bonomi 

Riflessione psicologica: 

Dal punto di vista psicologico, le relazioni significative contribuiscono anche al modo in cui costruiamo l’immagine di noi stessi. Attraverso lo sguardo degli altri possiamo scoprire qualità, possibilità e fragilità che da soli facciamo più fatica a riconoscere. Per questo la fine di un’amicizia o di un amore non cancella automaticamente ciò che quella relazione ha prodotto dentro di noi. C’è però una distinzione importante: essere grati a qualcuno per averci aiutato a crescere non significa giustificare tutto ciò che è accaduto, così come riconoscere le proprie responsabilità non significa caricarsi addosso tutta la colpa. Crescere significa riuscire, poco alla volta, a tenere insieme entrambe le cose: “Ho commesso degli errori” e “anche questa esperienza mi ha insegnato qualcosa”. Forse è proprio questo il regalo nascosto di alcuni incontri: a un certo punto la persona che ci incoraggiava non è più accanto a noi, ma la sua voce è diventata un po’ la nostra. E allora non abbiamo più bisogno di diventare migliori per essere alla sua altezza. Possiamo continuare a crescere semplicemente per essere, finalmente, all’altezza di noi stessi.

https://www.instagram.com/dr.matteosinattipsicologo?stkn=OWR3bTVzdGhrbjZq 

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