Il mentore arriva una volta sola. La domanda è: sapremo riconoscerlo?
Ci sono persone che attraversano la nostra vita lasciando un bel ricordo e altre che, senza quasi accorgercene, la cambiano per sempre. Non sempre sono gli amici più stretti, non sempre sono i parenti o le persone che vediamo tutti i giorni. A volte arrivano quasi in punta di piedi, ci insegnano qualcosa, ci accompagnano per un tratto di strada e poi continuano il loro cammino. Eppure, anche quando non sono più fisicamente accanto a noi, continuiamo a sentire la loro voce ogni volta che dobbiamo prendere una decisione importante. Credo che queste persone abbiano un nome preciso: mentori.
Negli anni ne ho incontrati diversi. Ognuno mi ha lasciato qualcosa che porto ancora con me. Il mio maestro di pianoforte mi ha insegnato che la disciplina non è il contrario della libertà, ma la strada per raggiungerla. Gli Alpini di Carisolo mi hanno fatto capire il valore del camminare insieme, della fatica condivisa e dello spirito di squadra. Senza quelle esperienze, probabilmente, oggi non esisterebbe nemmeno Camminando con un Coach. Ogni volta che accompagno un gruppo lungo un sentiero mi accorgo che, in fondo, sto restituendo qualcosa che qualcuno, molti anni fa, ha donato a me.
Da qualche tempo anche Luciana Smellini, che ogni lunedì condivide con me la rubrica Il Bicchiere Sempre Mezzo Pieno su Rete Radio Azzurra, mi parla spesso di una persona che ha avuto un ruolo importante nella sua crescita: Laura Orlandi. Ogni volta che racconta un episodio vissuto durante una lezione di yoga o ricorda una frase ascoltata anni fa, nei suoi occhi rivedo lo stesso rispetto che provo io quando penso ai miei maestri. Più di una volta mi ha confidato che, se non fosse per i mille impegni che oggi riempiono le sue giornate, probabilmente sarebbe ancora in quella sala a praticare yoga. Non perché le manchi un esercizio fisico, ma perché lì aveva trovato uno spazio in cui crescere, ascoltarsi e ritrovare equilibrio.
Ed è proprio questo che mi ha fatto riflettere. Che cos'è davvero un mentore? Spesso facciamo confusione. Pensiamo che debba essere un amico, qualcuno che ci coccola, che ci dà sempre ragione o che abbia bisogno della nostra presenza. In realtà accade l'esatto contrario. Un vero mentore non ha bisogno di noi. Continuerebbe a vivere la propria vita anche se non ci avesse mai incontrato. Siamo noi ad avere bisogno di lui, o di lei, perché ci mostra una strada che da soli probabilmente non avremmo visto. Un mentore non ci trattiene. Non ci rende dipendenti. Ci insegna a camminare con le nostre gambe.
Forse è anche per questo che le occasioni importanti nella vita non passano infinite volte. Arrivano quando siamo pronti a riconoscerle. Se siamo distratti, troppo occupati o convinti di sapere già tutto, rischiamo di lasciarle passare senza nemmeno accorgercene. Quante persone straordinarie abbiamo incontrato senza comprenderne il valore? Quanti insegnamenti abbiamo ascoltato troppo presto o troppo tardi? A volte il problema non è che il mentore non arrivi. Il problema è che noi non siamo ancora pronti ad accoglierlo.
Questa sera, durante la rubrica Il Bicchiere Sempre Mezzo Pieno, avremo proprio l'occasione di conoscere Laura Orlandi. Sarà interessante capire perché milioni di persone nel mondo scelgono di praticare yoga, ma soprattutto comprendere che cosa distingue una semplice attività fisica da un percorso capace di lasciare un segno profondo nella vita di una persona. Perché lo yoga, come ogni disciplina autentica, non insegna soltanto a muovere il corpo. Insegna ad abitare la propria vita con maggiore consapevolezza.
Forse, allora, il vero insegnamento non riguarda soltanto lo yoga. Riguarda la nostra capacità di riconoscere quelle persone che, con una frase, un esempio o semplicemente con il loro modo di essere, ci invitano a diventare migliori. La differenza tra chi cresce e chi rimane fermo non sta sempre nel talento o nella fortuna. A volte sta semplicemente nell'umiltà di dire: "Da questa persona posso imparare qualcosa."
E se oggi ti fermassi un momento a ripensare al tuo cammino, forse scopriresti che anche tu hai avuto un mentore. Magari un insegnante, un allenatore, un collega, un nonno o una persona incontrata quasi per caso. Qualcuno che non ha cambiato soltanto una tua giornata, ma il modo in cui guardi la vita. Se lo hai riconosciuto, sei stato fortunato. Se non l'hai ancora incontrato, tieni gli occhi aperti. Perché i mentori non fanno rumore quando arrivano. Ma lasciano un'eco che può accompagnarci per tutta la vita.
Loris Bonomi
Approfondimento psicologico
La psicologia dello sviluppo riconosce da tempo l'importanza delle figure di riferimento nel percorso di crescita personale. Albert Bandura ha mostrato come gran parte dell'apprendimento avvenga attraverso l'osservazione di modelli significativi, mentre Lev Vygotskij evidenziava il ruolo di chi ci accompagna oltre ciò che riusciremmo a fare da soli. Un mentore non trasmette soltanto competenze: aiuta a cambiare prospettiva, favorisce l'autonomia e rende possibile uno sviluppo che, senza quella relazione, richiederebbe molto più tempo. Crescere significa anche saper riconoscere chi, con il proprio esempio, ci invita a diventare la migliore versione di noi stessi.
Bibliografia
- Albert Bandura, Social Learning Theory.
- Lev S. Vygotskij, Pensiero e linguaggio.
- Daniel Goleman, Intelligenza emotiva.
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