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Tipi di tipi: quando i personaggi della scuola li incontri anche lungo un sentiero

Questa mattina ho rimesso le scarpe da cammino. Dopo la Via degli Dei, avevo proprio bisogno di riprendere il mio ritmo, sciogliere un po' le gambe e smaltire quell'acido lattico che, dopo una settimana di salite e discese, sembra non volerti abbandonare. Ho iniziato a camminare senza particolare fretta, godendomi il piacere di muovermi senza uno zaino pesante sulle spalle e senza una tappa da raggiungere entro sera. E mentre i passi ritrovavano la loro naturale cadenza, la mente è tornata alla puntata radiofonica di questa sera.

Sabato Luciana Smellini mi aveva fatto avere i suoi appunti sul libro che presenteremo oggi a Il Bicchiere Sempre Mezzo Pieno, il nostro appuntamento del lunedì su Rete Radio Azzurra. Si tratta di Tipi di tipi, la nuova opera di Rosanna Mutinelli, una scrittrice che abbiamo già avuto il piacere di ospitare in una precedente trasmissione. Avevo dato un'occhiata all'indice e alcuni titoli mi erano rimasti impressi. Così, mentre camminavo, ho cominciato a ripensarci. Il superiore, il puntiglioso, il critico anonimo, la carogna, l'invasore di spazi, il fantasma. E poi ancora l'eternamente stressato, il perfettino, il disorganizzato cronico, il fuggitivo delle riunioni, il lamentoso, il saputello. A un certo punto mi è venuto spontaneo sorridere e ho pensato: «Ma guarda un po', eccoli qui, i miei clienti!».

Naturalmente non mi riferivo a loro come persone da classificare, ma alle storie che mi raccontano. Chi conosce il mio progetto Camminando con un Coach sa che spesso accompagno lungo i sentieri persone molto diverse tra loro. Tra queste ci sono anche parecchie insegnanti. E devo dire che, quando si cammina insieme per qualche ora, prima o poi il mondo della scuola entra inevitabilmente nelle nostre conversazioni. A volte si parte parlando di un panorama, di una salita o di quanto sia bello respirare aria pulita, poi arriva un episodio accaduto in classe, una riunione interminabile, una collega che ha fatto qualcosa di curioso oppure una situazione lavorativa che ha lasciato un po' di amarezza.

Io ascolto, faccio qualche domanda, cerco di comprendere. E qualche volta finiamo per ridere insieme. Perché, diciamocelo, la scuola è un ambiente straordinariamente ricco di relazioni umane, ma anche di quelle piccole contraddizioni che ritroviamo in qualsiasi luogo di lavoro. C'è chi vuole avere sempre l'ultima parola, chi deve controllare ogni dettaglio, chi sembra vivere costantemente in emergenza e chi riesce misteriosamente a sparire proprio quando c'è qualcosa da organizzare. Non sto raccontando episodi specifici delle persone che accompagno, naturalmente, ma sono dinamiche che chiunque abbia lavorato in gruppo può riconoscere.

Ed è proprio questo che mi ha incuriosito del libro di Rosanna. Tipi di tipi è un testo ironico e affettuoso, costruito attraverso capitoli brevi, ciascuno dedicato a una figura riconoscibile del mondo scolastico. Ventisette ritratti che, già soltanto leggendo i titoli, fanno venire voglia di scoprire chi si nasconda dietro quelle definizioni. C'è il superiore, il puntiglioso, il critico anonimo, ma anche il simpatico, il solitario, il ridanciano, l'artista felice e l'artista deluso. E poi ci sono personaggi dai nomi decisamente più provocatori, come il fancazzista, l'invidioso e la spia. Una piccola galleria umana che sembra promettere sorrisi, riconoscimenti e forse anche qualche riflessione su noi stessi.

Perché mentre ripensavo a quell'indice mi è venuta in mente un'altra cosa. Quanto siamo veloci a riconoscere certi comportamenti negli altri e quanto, invece, facciamo fatica a riconoscerli in noi stessi? Quando sentiamo parlare del lamentoso, probabilmente pensiamo subito a un collega. Quando leggiamo del saputello, magari ci viene in mente qualcuno che conosciamo da anni. Ma siamo proprio sicuri di non aver mai interpretato anche noi, almeno per un giorno, uno di quei personaggi? Io, per esempio, non escludo affatto di essere stato qualche volta il puntiglioso o il saputello. E forse, in certe giornate particolarmente impegnative, anche l'eternamente stressato!

Mi piace pensare che l'ironia, quando non nasce dal desiderio di ferire, possa aiutarci a osservare la realtà con un po' più di leggerezza. Non significa prendere poco sul serio il lavoro degli insegnanti, che conosco attraverso i loro racconti come un'attività complessa, impegnativa e ricca di responsabilità. Significa concedersi la possibilità di sorridere di alcune dinamiche quotidiane senza trasformare ogni comportamento in un giudizio definitivo sulla persona.

E questo vale anche per il mondo aziendale, che conosco direttamente. Cambiano gli ambienti, cambiano le responsabilità, ma certi personaggi sembrano attraversare indisturbati scuole, uffici, fabbriche e sale riunioni. Il fuggitivo delle riunioni, per esempio, non credo sia una figura esclusiva della scuola! E nemmeno il disorganizzato cronico o quello che ha sempre qualcosa da ridire. Forse il bello di un libro come questo sta proprio nella possibilità di riconoscere qualcosa di familiare, indipendentemente dal luogo in cui lavoriamo.

Questa sera, nel nostro appuntamento con Il Bicchiere Sempre Mezzo Pieno, ritroveremo dunque Rosanna Mutinelli. La sua precedente partecipazione ci aveva regalato una puntata davvero interessante, soprattutto grazie al confronto spontaneo che si era creato con Luciana. Due donne, due sensibilità, due modi di osservare e raccontare la vita che avevano trasformato la presentazione di un libro in una conversazione ricca di spunti.

Sono curioso di vedere cosa accadrà questa volta. Luciana avrà sicuramente preparato le sue domande e i suoi appunti, Rosanna ci accompagnerà tra i personaggi del suo nuovo libro e io, probabilmente, finirò per riconoscere qualche situazione ascoltata lungo i miei sentieri. Magari scopriremo che dietro certi atteggiamenti ci sono abitudini, insicurezze, bisogni di riconoscimento o semplicemente modi diversi di affrontare la quotidianità. Oppure ci faremo una bella risata. E non sarebbe affatto poco.

Alla fine della mia camminata di oggi, le gambe erano forse un po' più sciolte e la mente aveva già cominciato a prepararsi alla serata. Mi sono ritrovato a sorridere ancora una volta pensando ai ventisette personaggi del libro. E mi è venuta una curiosità: chissà quale di quei tipi sarei io agli occhi dei miei colleghi. Forse è meglio non chiederglielo! O forse sarebbe proprio la domanda più interessante da fare.

Questa sera, allora, armatevi di ironia e di un buon caffè, proprio come suggerisce Rosanna, e venite con noi nel magico mondo della scuola. Vi aspettiamo su Rete Radio Azzurra con Luciana Smellini, Rosanna Mutinelli e il sottoscritto.

Perché a volte basta un libro, una conversazione e la capacità di sorridere di noi stessi per scoprire che, dietro tutti quei tipi, ci siamo un po' anche noi.

Riflessione psicologica – Oltre le etichette

Nel 1977 lo psicologo sociale Lee Ross descrisse un fenomeno chiamato errore fondamentale di attribuzione: la tendenza a spiegare i comportamenti degli altri attraverso il loro carattere, sottovalutando le circostanze.

Pensiamo a un collega che si lamenta continuamente. Lo definiamo subito “lamentoso”, senza chiederci quali difficoltà stia attraversando. Quando invece siamo noi a lamentarci, troviamo facilmente delle giustificazioni.

È proprio questo il rischio delle etichette: trasformare un comportamento in un'identità.

I personaggi di Tipi di tipi ci offrono l'occasione di sorridere delle dinamiche lavorative, ma anche di riflettere su quanto sia importante distinguere ciò che una persona fa da ciò che è.

La prossima volta che giudichiamo un collega, proviamo a domandarci: «Conosco davvero le ragioni del suo comportamento?»

Perché dietro ogni etichetta esiste una persona molto più complessa.

Riferimento: Ross, L. (1977), The Intuitive Psychologist and His Shortcomings, Advances in Experimental Social Psychology, 10, 173–220.

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